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Grazie a Dio, c’è ancora Carlo Verdone! Anteprima di Io, Loro e Lara

Anteprime, Attualità

31/12/2009

Io, Loro e Lara è una vera, grande sorpresa. E non per il suo essere un’ottima pellicola, intelligente e riuscita, bensì perché segna, evidentemente, una svolta necessaria nella carriera di Carlo Verdone, aprendo un nuovo percorso personale e narrativo per il lavoro di questo grande cineasta.

Un film che, qualora ce ne fosse il bisogno, ribadisce ancora una volta il perché Carlo Verdone è uno dei registi, attori, sceneggiatori italiani più amati.

Una pellicola importante e, forse, perfino ‘necessaria’ in cui Verdone dà prova del suo talento nel creare situazioni tanto comiche da risultare drammatiche e nel portare sullo schermo momenti così esilaranti da apparire quasi ‘disperati’.

La storia è quella di un sacerdote: un missionario in Africa che, un giorno, decide di tornare in Italia per superare una crisi di identità, sconfinata in quella di fede.

A casa, però, trova una situazione complessa che gli impedisce di ritrovare l’affetto della sua famiglia così come auspicato dai suoi superiori: suo padre, infatti, si è sposato con la badante moldava, sua sorella psichiatra si è trasformata in una donna egocentrica incapace di ascoltare davvero gli altri, mentre suo fratello, un agente di borsa, è diventato cocainomane. Una serie di circostanze guidano il prete e suoi in rotta di collisione con Lara, una ragazza sexy e misteriosa che entrerà prepotentemente nelle vite di tutti, sconvolgendole e obbligando – in particolare – il sacerdote ad una serie di scelte non facili.

Intelligente e brillante, Io, Loro e Lara è uno dei migliori film di sempre di Carlo Verdone che lo ha scritto insieme a Pasquale Plastino e a Francesca Marciano: una pellicola esplosiva, grazie ad una dose calibrata di diversi colpi di scena, in cui il regista romano, grazie alla libertà espressiva concessagli dalla produzione della Warner Bros che lo ha prodotto, ha alzato significativamente il ‘livello della sfida’ del suo cinema, restando fedele a se stesso, al suo stile, alla sua cinematografia, e ‘innovando’ grazie ad una storia che costituisce la cattiva coscienza di una società come la nostra in crisi, certamente, ma con la speranza di potercela fare ancora.

Un principio di speranza e ottimismo che si riflette in un finale lungimirante e tutt’altro che scontato, in un crescendo di imprevisti e di situazioni comiche all’altezza della grande eredità e tradizione del miglior cinema italiano.

Un film che fonda la sua forza su una sceneggiatura curata in cui ogni dettaglio ha un peso e nel quale, Verdone porta sullo schermo una figura di grande umanità e compassione alle prese con l’assenza di dignità del mondo che lo circonda.

Se Laura Chiatti conferma ancora una volta il suo grande talento e fascino, Verdone sceglie, con il solito intuito per il casting, un cast intrigante con Angela Finocchiaro, Marco Giallini, Anna Bonaiuto e Sergio Fiorentini.

Una storia fatta di sentimenti forti e di grandi emozioni che in perfetto equilibrio tra personaggi sopra le righe e momenti introspettivi, attraverso una grande malinconia diverte lo spettatore con le sue situazioni paradossali, senza retorica e senza alcuna scorciatoia.

Un sacerdote ‘coraggio’ alle prese con un mondo di grande volgarità che lui non giudica e non censura, ma cui guarda con grande attenzione e spirito di sacrificio. Questo è il personaggio che Verdone porta sullo schermo con rispetto dell’abito, ma – ancora di più – dell’intelligenza dello spettatore che si trova faccia a faccia con un uomo vero, concreto e attivo, che appare un po’ ‘fragile’, perché davvero tanto perbene nel modo di fare, ma, soprattutto, in quello di pensare così umano e, al tempo stesso, così ispirato. Esattamente come il film che lo racconta, perché Io, Loro e Lara è soprattutto questo: un lavoro molto ispirato che Verdone ha realizzato in stato di grazia e nonostante il suo apparente basso profilo e la giusta scelta di non prendere di petto determinati malcostumi del nostro paese, traducendoli, piuttosto, in una cappa pesante che grava sui personaggi, colti, per motivi differenti, parafrasando il Riccardo III shakespeariano “nell’inverno del loro scontento.”

Alla fine, come direbbe, forse, il Padre Carlo alter ego del regista in Io, Loro e LaraGrazie a Dio che c’è ancora Carlo Verdone!” a ricordarci di guardarci allo specchio e a ricordarci, oltre all’evidente necessità di cambiamento, anche la sua concreta possibilità.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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