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Grand Budapest Hotel: Wes Anderson in versione mittleuropea

07/04/2014

Presentato in anteprima mondiale al Festival di Berlino e in Italia al Bifest di Bari, Grand Budapest Hotel è il film più divertente e complesso diretto da Wes Anderson dopo I Tenebaum.

Una "piccola follia" irresistibile e delicata sublimata in una commedia corale con al centro un inedito (e straordinario...) Ralph Fiennes nei panni del concierge - direttore di un Grande Albergo lusso in una strampalata Mittleuropa degli anni 

Trenta che sembra ricordare inevitabilmente l'Europa vista da Hollywood nei film dei Fratelli Marx o ne Il prigioniero di Zenda.

Luoghi e storie che assomigliano a quelli delle decadi del Ventesimo secolo e che eppure sono reinventati da Anderson secondo la sua sensibilità di cinefilo divertito e appassionato.

Ad aiutarlo nel suo intento un supercast di attori internazionali che creano una serie di personaggi e personalità irresistibili.

A partire da Jude Law nei panni del giovane scrittore che è il narratore della storia iniziata da lui stesso ormai anziano in un presente dall'era comunista in cui lo stesso ruolo è affidato a Tom Wilkinson

per continuare con Murray Abrahams che porta sullo schermo il giovane apprendista ormai invecchiato cui tocca il malinconico racconto degli anni d'oro dell'Hotel nel quale per la prima volta prese servizio.

O come un'invecchiatissima Tilda Swinton che interpreta la vecchia dama con cui il Concierge ha una relazione facendo arrabbiare il figlio portato sullo schermo da Adrian Brody.

Un film coloratissimo e in costante movimento con citazioni da Mel Brooks a Gene Wilder con rimandi alla screwball comedy americana dove Anderson costruisce un racconto esilarante e geniale in cui si susseguono vicende che coinvolgono

dipinti preziosi, dolci buonissimi e l'evasione da un prigione dove ritroviamo Harvey Keitel nei panni di un prigioniero determinato ad evadere.

Una commedia raffinata e sofisticata, accessibile per la sua semplicità da film anni Trenta, a tutti coloro che avranno piacere nel seguire le divertenti avventure di un portiere e del suo 'assistente'

senza dimenticare alcuni momenti di piccola commozione che fanno di questo film un gioiello imperdibile per il suo stile unico e per il piacere di vedere un cast di grandissimi attori alle prese

con ruoli insoliti e bizzarri. 

Scritto da Marco Spagnoli
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