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Grace di Monaco: la patinata favola popolare di una principessa

14/05/2014

(Cannes) - Grace di Monaco non è un biopic. Almeno non di una vita reale.

E' la sublimazione della biografia di Grace Kelly nel momento più drammatico della sua esistenza quando i Francesi stavano per invadere Montecarlo e lei ha deciso di non potere tornare a Hollywood per recitare diretta da Alfred Hitchcock in Marnie

Il film del regista de La vie en Rose Olivier Dahan è una favola nella più piena accezione del termine al limite della "beatificazione". Un film che sembra ispirato a Sabrina di Billy Wilder e che ha un tono tra il melò e la commedia più popolare americana degli anni Sessanta. 

Una fiaba con momenti drammatici anche dal punto di vista artistico in cui ti verrebbe voglia di "sradicare la poltrona" (vedi monologo finale sull'amore che gli Americani definirebbero 'cheesy') e le pallide imitazioni di icone famose come quella tutt'altro che riuscita della pur sempre adorabile Paz Vega nei panni di Maria Callas.

A parte tutte queste considerazioni abbastanza oggettive, Grace di Monaco ha, però, qualcosa di profondamente intimo sul piano dell'interpretazione della Kidman che da 'diva a diva' restituisce in pieno un'idea di Grace Kelly, una sua immagine o - perfino - un suo 'fantasma'.

Ovviamente il film non accenna alla conclamata ninfomania dell'attrice di Philadelphia vincitrice dell'Oscar prima dei trent'anni e - tantomeno - rinuncia a mostrare il lato più oscuro e 'nero' dell'attrice figlia di un muratore diventato miliardario.

Eppure, nonostante la favola, nonostante il melodramma e nonostante le tante vistose imperfezioni, il film restituisce qualcosa di molto interessante, non solo per i cinefili, ma per chi ama un cinema citazionista che con una serie di tecnicismi (dalla regia alla fotografia) costruisce un racconto intimo nella psicologia di un'attrice costretta 

a scegliere.

Non si può o perlomeno sarebbe sconsigliabile cercare la "verità" o "il cinema d'autore" in questa storia più vicina allo spirito dei tabloid con protagonista una coppia innamorata nel senso del cinema americano anni Sessanta alle prese con problemi immensi.

Il tono da commedia americana alternato a momenti da spy thriller e da slapstick comedy alle volte ha qualcosa di disturbante, ma  al tempo stesso - il magnetismo della Kidman tornata a livelli di grande recitazione, nonostante la sua inespressività generale dovuta presumibilmente al ricorso alla chirugia estetica.

Un film "popolare", quindi, e, senza dubbio, non del tutto riuscito che, però, al tempo stesso conquista per l'assurdità voluta, casuale o forzata di volere fare di Grace Kelly una moderna Cenerentola.

Errata di per sé, casuale che sia la scelta, il risultato finale è che Grace di Monaco è un film da amare o da odiare, ma comunque da vedere e in grado di conquistare lo spettatore a patto di volere accettarlo così come è e non per certo per come sarebbe potuto essere. 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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