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Golden Globes: luci e ombre

Attualità

17/01/2011

Da sempre i Golden Globes, i premi assegnati dalla Stampa estera accreditata ad Hollywood, giocano 'di sponda' rispetto ai molto più importanti e celebri premi Oscar. In questo sta il loro successo ed il loro limite. Per quanto non abbiano niente a che fare con questi ultimi, e non possano nemmeno, come dice qualcuno, influenzarli visto che la scadenza delle votazioni dei circa seimila membri dell'Academy era antecedente di qualche giorno all'assegnazione dei Golden Globes, che è avvenuta domenica 16. Ciònonostante - e nonostante il molto ristretto numero dei votanti, circa un centinaio, i Golden si sono ritagliati, anche grazie all'abilità dell'Associazione che li organizza, uno spazio molto importante. Un'abilità che spesso può diventare molto disinvolta. Lo testimoniano i frequenti scandali che periodicamente li coinvolgono, l'ultimo pochi giorni fa: un ex collaboratore dell’associazione, Michael Russell, ne ha denunciato i membri perchè avrebbero accettato denaro e premi da produttori e studios in cambio di voti. Nel caso specifico per far 'nominare'  "The Tourist".
Eppure i Golden Globes riescono a conservare smalto, visibilità mediatica, e soprattutto credibilità, vedi la serata di gala a cui tutta la Hollywood che conta partecipa. Perché sostanzialmente, a parte qualche 'caduta' nelle nomination (in cui comunque si tengono un bel margine, visto che le sdoppiano nelle due categorie 'dramma' e 'commedia e musical') dimostrano da sempre di riuscire a puntare sui cavalli giusti. Anche quest'anno. Non a caso il trionfo di The Social Network, il film che racconta la nascita di Facebook. sicuramente il film più innovativo e più accreditato nella corsa agli Oscar. Quattro statuette -  miglior film drammatico, miglior regista David Fincher, miglior sceneggiatore Aaron Sorkin e migliore colonna sonora, - ma non miglior attore protagonista.  In questa categoria ha prevalso Colin Firth, migliore attore drammatico per "Il discorso del Re". Sul fronte femminile ha vinto la supercandidata Natalie Portman, migliore attrice protagonista di un film drammatico per Black Swan. Altrettanto condivisibili le statuette assegnate a Christian Bale e Melissa Leo, entrambi per il dramma sul mondo della boxe, "The Fighter", come migliori attori drammatici non protagonisti. 
Decisamente più coraggiose le scelte nella sezione 'commedia' dove I Ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko ha vinto due statuette, miglior film (commedia) e migliore attrice brillante Annette Bening (quest'ultima ha prevalso sulla  coprotagonista Julianne Moore, anche lei candidata nella stessa categoria).  Miglior attore brillante è invece Paul Giamatti, che con "La versione di Barney" ha battuto Johnny Depp, che poteva contare su una doppia candidatura, per "Alice nel paese delle Meraviglie" di Tim Burton e per "The Tourist". Azzeccata, perché è senz'altro il film più 'oscarizzabile' la statuetta a In un mondo migliore nella categoria pellicola straniera.
Per l'Italia curiosamente in questa sezione era stato nominato il film Io sono l'amore di Luca Guadagnino, facendo nascere una mini-polemica con il candidato ufficiale per l'Italia agli Oscar Paolo Virzì con La prima cosa bella.
Quindi in definitiva anche quest'anno i Golden Globes hanno fatto bene il loro lavoro, che talvolta sconfina nel 'business'.

Scritto da Piero Cinelli
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