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Giuseppe Corrado risponde a Piera De Tassis

Attualità, Trade

15/11/2012

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del Presidente e AD del circuito The Space Cinema Giuseppe Corrado, in relazione all'articolo di Piera De Tassis (pubblicato di seguito).

"Ho letto con interesse l’articolo in cui Piera De Tassis si è attivata nello spiegare la differenza tra film e cinema.  Forse sarebbe bastato qualche esempio per essere più chiara : è la stessa differenza che esiste tra il televisore e la televisione o che esiste tra il ristorante e il menù o la qualità del cibo.

Il cinema non solo “ non è svenuto” ma è addirittura super impegnato nella corsa al cambiamento. In Italia, in particolare, la struttura del mercato del cinema è molto arretrata rispetto al resto d’Europa e , pertanto, si possono ancora dischiudere molte opportunità di miglioramento e di crescita. E’ troppo semplicistico pensare che l’avversario del cinema possa essere la rete o la pirateria. La reale problematica sta nel fatto che l’interesse dello spettatore di andare al cinema non è diminuito ma sono invece diminuiti i film che smuovono l’interesse degli spettatori. I film più scaricati sul web sono quelli che incassano di più anche nelle sale cinematografiche, purtroppo ci sono troppi film che vengono scaricati pochissimo dal web ma che incassano pochissimo nelle sale. La conclusione è molto semplice : il cinema soffre, periodicamente, la  mancanza di buoni film e il cinema in Italia soffre particolarmente lo scemare della qualità dei film italiani.

Dobbiamo però chiarire una volta per tutte quali sono i “ buoni film “ per il cinema . Non certamente quelli che i critici cinematografici giudicano con 4 oppure 5 stelle, ma quelli che coinvolgono l’interesse di centinaia di migliaia di spettatori e riescono a generare valore per l’industria nel suo insieme. Forse certe valutazioni critiche sui film condizionano negativamente lo spettatore e non fanno un buon servizio al mercato del cinema : spesso gli spettatori leggono splendide recensioni su un film, vanno a vederlo e restano delusi. Troppo sovente il successo dei film è indirettamente proporzionale alla recensione  negativa o , meglio, più il film è esaltato dalla critica e meno incassa. Da sempre i grandi film italiani leader di incasso ( Cinepanettone, Checco Zalone, Albanese, Aldo Giovanni e Giacomo, Pieraccioni, ecc ) sono stati bistrattati dai critici cinematografici.  Il cinema Italiano, invece, deve molto a questi film ed ha assoluta necessità di avere in programmazione molti di questi film. Da 27 anni il Cinepanettone di Aurelio De Laurentis fa felice gli esercenti e gli spettatori, da linfa al mercato, crea i presupposti per passare il Natale al cinema e , ciononostante, viene massacrato da una critica che confonde industria e cultura, piacere e professione, valore e interesse personale. Il cinema italiano potrà solo morire se l’approccio industriale lascerà spazio all’approccio artigianale e alla prevalicazione della passione alla professione. Il prodotto filmico, come ogni altro prodotto, deve aderire ai gusti del consumatore ( spettatore ) e non al piacere dell’autore o di chi lo produce e non può essere condizionato da critiche fini a se stesse e che non coincidono mai con la maggioranza degli spettatori.

Se il film è aderente ai gusti dello spettatore, la rete e gli altri media potranno fare da cassa di risonanza, incrementare la possibilità di visione, allargare il potenziale di sfruttamento ma non certamente fare morire il cinema. Il cinema, se proposto in maniera sempre più moderna ed  innovativa, è emozione, intrattenimento, socialità, aggregazione e , non potrà mai essere sostituito dal televisore , dal computer o dal dvd.

Un ultima annotazione : Il cinema come lo sport piace a molti e tutti si sentono nelle condizioni di poter esprimere il proprio parere. Occorre però distinguere il parere dello spettatore o del critico appassionato, dalla visione strategica dell’addetto ai lavori o di chi ne gestisce l’attività industriale. Io ho sempre pensato che ognuno deve concentrarsi nella propria sfera di attività e di pertinenza. Io non mi sentirei di essere in grado di valutare la qualità artistica di un film e di esprimere valutazioni critiche sullo stesso. Penso, altrettanto,  che un grande critico possa non essere nelle condizioni di valutare lo scenario strategico dell’industria del cinema , i suoi punti di debolezza , i suoi punti di forza e le opportunità da cogliere per far crescere il mercato. Si rischia solo di creare confusione con valutazioni che non sono adeguatamente distaccate e ponderate e risentono di aspetti culturali che hanno poco a che fare con l’industria del cinema che occupa molti Italiani e che deve produrre remunerazione al capitale investito e non sottrarre ricchezza."

La differenza fra 'film' e 'cinema'

Piera Detassis

 

Il dibattito che si è aperto a proposito del mio post "Il cinema non è morto, ma bello svenuto" è particolarmente interessante, ma, per rispondere a qualche critica, non credo di aver fatto confusione tra 'film' e 'cinema'. Ho ben chiara la differenza e altrettanto chiaro che la forma 'film' in quanto modello narrativo continuerà, declinata su altre piattaforme e in luoghi diversi dalla sala.

Per alcuni sono finita nel novero dei passatisti e nostalgici, avrei dovuto mettere vigorose virgolette a quel termine 'nemico' che segnava la presunta guerra tra Rete e Cinema, ma il dibattito suscitato dimostra la mia tesi di fondo, che sottolineo a scanso di equivoci: il mondo cinema non può non fare i conti con la Rete e con le mutazioni simboliche e pratiche che impone alla produzione filmica, mentre invece finge troppo spesso che non sia successo nulla.

E quando se ne occupa è quasi sempre per dolersi della pirateria, mentre invece vanno cercate con rapidità forme distributive diverse (e redditizie), streaming legale,direct to video, vod e chi più ne ha più ne metta. Che il modello 'sala' sia in crisi e che prevalgano forme di visione più famigliari e 'comode' sono dati di fatto innegabili. Il mio interesse era altro e cioè ragionare sulla 'distrazione' dai modelli narrativi classici del cinema (che tali rimangono anche nella sperimentazione) a favore di un'autorappresentazione emotivamente più immediata e soddisfacente, una sorta di perenne autobiografia favorita e sollecitata dall'uso espanso dei social network. Un 'sentiment' diffuso, su cui cerco di ragionare per capire "che fare?" non per censurare. I vostri numerosi, precisi, informati, e assai critici interventi mi dicono che, in mezzo a tanto cieco fair play, quello sì nostalgico, era giusto sollevare il problema.

Aggiungo una divagazione, ma in tema: in questo week end escono undici (11) film in sala. C'è da augurarsi che piova a catinelle e tiri molto vento altrimenti quanti di questi riusciranno a salvarsi le penne, a parte probabilmente 'Argo' e (solo in parte) 'Hotel Transilvania' e 'Venuto al mondo' di Sergio Castellitto (se funzionano il cast internazionale il traino del romanzo)? Qualche chance la dò anche a un film che evoca l'orrore come 'Red Lights' con De Niro o che punta scientemente al piccolo e ad un circuito sensibilizzato dalle associazioni sul territorio come il bellissimo docu 'La nave dolce' di Daniele Vicari. Magari.

Gli altri soccomberanno, privi di ossigeno, ma anche di adeguata e moderna promozione. E' giusto e strategico, in un mercato debole, distribuire ogni settimana così tanti film destinati a morte certa? Non sarebbe meglio a questo punto puntare alla razionalizzazione del prodotto e accellerare la diversificazione dei supporti distributivi, anche oltre il totem-sala?

Scritto da Piero Cinelli
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