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Giulio Manfredonia e il suo Tutto Tutto Niente Niente

Attualità, Interviste

11/12/2012

Ritorna il nostro carissimo amico Cetto, ma questa volta si fa in tre, dopo il grande successo di Qualunquemente, dato che abbiamo anche Olfo e Frengo. Manfredonia da dove vi è venuta l’idea di triplicare con tre uomini che rappresentano il peggio del nostro Paese? L’idea è di Antonio Albanese che voleva affiancare a Cetto altri compagni di avventura. Inoltre aveva voglia di fare un personaggio nuovo, ed è Olfo, che è inedito mai portato da Antonio a teatro o in tv, mentre Frengo è una sua vecchia amicizia… E con Olfo ha sentito la necessità di raccontare questo strano nord-est piuttosto bizzarro e colorito. Chiaramente Antonio lo ha fatto alla sua maniera, facendone un fumetto e mettendone in risalto gli aspetti più assurdi che poi non lo sono più di tanto se guardiamo la cronaca del nostro Paese. Ovvio che rimangono personaggi sopra le righe, come quello di Cetto di cui Olfo è uno specchio del Nord. Olfo fa di mestiere lo scafista e vuole mettere in atto la ‘secessione’ anche se non riesce nemmeno a pronunciare la parola. Mi sono soffermato più su di lui perché dei tre è una novità assoluta ed è un modo molto divertente di raccontare una parte dell’Italia che viene, invece, raccontata molto poco, ovvero il nord-est. Frengo, invece, è un personaggio storico che Antonio ha creato molto tempo fa e, non tornava sulle scene da circa dodici anni, e naturalmente Albanese l’ha modificato perché anche Frengo è molto cambiato. Lo troviamo che vive in un paese del Sud-America e ha dato corso ad una specie di ‘religione dell’aldiqua’, dato che lui ci tiene ad affermare la sua teoria ovvero che tutte le religioni si occupano di darci una bella vita, la pace nell’aldilà, lui invece si occupa dei piaceri dell’aldiqua. E questi tre personaggi Cetto, Olfto e Frengo sono accomunati da uno stesso destino perché tutti e tre finiscono, per ragioni diverse, in prigione e poi dalla prigione fanno il salto mortale in Parlamento.

Quindi dalla prigione si arriva ad una brillante carriera politica? Certo. Perché come dice il personaggio di Fabrizio Bentivoglio nel film: “Non tutti possono vantare un curriculum così brillante come quella dell’esperienza del carcere che in politica serve sempre…”. Quindi tutti e tre diventano pezzi grossi della politica romana ed è quindi un nuovo spunto, una nuova occasione, per giocare sui vizi del nostro Paese”.

Non avete scelto la strada ad episodi, come avete lavorato sulla storia? Abbiamo preferito tracciare una unica lunga storia all’interno della quale i tre personaggi si intersecano in continuazione, ad esempio, ci sono anche parecchie scene in cui i tre personaggi sono tutti insieme nella stessa scena.

Lo avevamo già individuato in Qualunquemente ma il linguaggio, il modo in cui parlano, sono una caratteristica fondamentale dei personaggi di Antonio Albanese. Anche in Tutto Tutto Niente Niente, tutti e tre i protagonisti, si esprimono in una maniera esilarante che mette in evidenza la loro profondissima ignoranza… Il linguaggio è davvero come avete detto un aspetto fondamentale dei personaggi. Antonio da sempre compie un lavoro molto approfondito sulla lingua, sul linguaggio e come deve essere adattato al personaggio. In tutto il film sentirete tre lingue un po’ inventate ma che hanno una radice legata ai modi di parlare del nostro Paese, in particolare, il calabrese, il pugliese e il veneto. Alla fine diventa un ‘grammelot’ davvero molto spiritoso.

Manfredonia ci parla del resto del cast che vede nomi come Bentivoglio e Paolo Villaggio? Per quanto riguarda Paolo Villaggio la sua è una piccolissima partecipazione ma noi abbiamo insistito perché fosse nel film perché ci tenevamo moltissimo a fargli un omaggio. E’ alla sua comicità che noi ci sentiamo eredi. Per noi è stato una fonte di ispirazione, un grandissimo maestro con quella sua comicità così surreale, graffiante, mai banale. Così dovendo pensare al ruolo di un ipotetico Presidente del Consiglio del nostro Paese, ci siamo detti: ‘Bè chi meglio di Villaggio potrebbe interpretarlo’. E’ stato molto bello incontrarlo, lavorarci insieme, lui ci ha fatto questo regalo e gliene siamo molto grati.

E’ la terza volta che dirige Antonio Albanese, c’è grande ‘simpatia’ tra di voi… E, sì, c’è molta simpatia anche perché in realtà ho fatto l’aiuto regista in altri due suoi film, quindi è la quinta volta che lavoriamo insieme. Oltre ad essere molto amici. E’ un lungo corso di lavoro e amicizia, una bella fetta di vita che stiamo facendo fianco a fianco.

Manfredonia lei ha lavorato anche alla sceneggiatura o è frutto della collaborazione di Albanese e Piero Guerrera? Ho collaborato. Del resto è inevitabile, in un tipo di film come questo, tante battute sono chiaramente di Antonio ma c’è sempre una partecipazione, un momento dove sono intervenuto per dire ma forse è meglio che diciamo questo o quest’altro… Però, preciso che la sceneggiatura, è firmata da Antonio Albanese e Piero Guerrera che è il suo autore da tanti anni e che collabora con lui da lunga data.

Facendo un passo indietro di qualche anno. Quando è uscito Qualunquemente che comunque è un film molto esplicito e ‘scorretto’, del resto con l’argomento che tratta è impossibile essere corretti, vi aspettavate il successo che ha avuto? In particolare fra la gente, negli spettatori? Ma sinceramente mentre facevamo il film non ci pensavamo molto a questo aspetto, siamo andati dritti per la nostra strada. A noi sembrava giusto fare quel film lì, in quel modo, era un film che Antonio voleva fare da tempo, io trovavo il personaggio di Cetto e la sceneggiatura molto interessante, e lo abbiamo girato. Poi il successo è arrivato ma non ci avevamo troppo pensato ad essere onesti. Eravamo abbastanza tranquilli perché il film offre uno spaccato vergognoso del nostro Paese raccontato in chiave comica, il problema è semmai che, la realtà, la cronaca, sta sempre un passo avanti. Secondo me, anche grazie all’esperienza di Qualunquemente che era divertente, Tutto Tutto Niente Niente lo è ancora di più. Come dicevo il Paese viaggia talmente veloce che mentre noi facciamo il film succedono cose che sono ancora più estreme di quelle che abbiamo immaginato noi. Cetto La Qualunque in Qualunquemente sembrava un moderato alla fine e non so se questo succederà anche con i nostri nuovi tre personaggi.

Albanese ha affermato che ‘quello che vedremo nel film non sarà un Parlamento classico, non sarà come lo vediamo in tv ma ce lo siamo reinventati in chiave futurista’, in che senso? Noi lavoriamo nel mondo della fantasia, dell’invenzione, del fumetto e quindi la nostra politica è completamente trasfigurata. A questo punto immaginare i nostri tre personaggi dentro Montecitorio così com’è ci sembrava che non aderisse al nostro stile. Allora abbiamo provato ad immaginarci un Parlamento che non fosse quello che tutti conosciamo, abbiamo ragionato per immagini e per simboli. E’ nato un Parlamento molto particolare, molto strano, che secondo me rappresenta il vero Parlamento ma non lo è.

Anche la promozione del film è stata davvero originale. Tra programmi politici e primarie… I nostri personaggi sono in campagna elettorale e quindi avevano bisogno di un supporto della gente. Soprattutto che il pubblico prendesse confidenza con questi tre candidati e votasse alle primarie chi è il loro favorito.

Manfredonia le piace come data di uscita il 13 dicembre? Quest’anno volevamo provare la grande avventura di uscire a ridosso del Natale. E’ la prima volta che lo facciamo ed è strano anche per noi, perché è un momento di grande movimento e fervore. Sì mi piace penso che possiamo gareggiare tranquillamente anche noi con gli altri film che escono. E’ un momento in cui, notoriamente, la gente va al cinema, ha voglia di divertirsi, e Tutto Tutto Niente Niente è molto divertente.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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