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Girlfriend in a Coma e la censura della Melandri

Attualità

05/02/2013

Era già entrato nel mirino del governo Berlusconi per aver scritto alcuni articoli molto critici sul suo operato su The Economist di cui all'epoca era vicedirettore, tanto da suscitare le ire del Cavaliere che aveva ribattezzato il più importante settimanale finanziario del pianeta The E-Communist.
Ma non si aspettava il giornalista-scrittore Bill Emmott che anche dopo l'uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi il suo nome fosse ancora bandito dall'Italia, perfino dai musei.
La notizia della censura elettorale voluta dalla Onorevole del Pd Giovanna Melandri, nominata recentemente in mezzo alle polemiche Presidente del museo Maxxi di Roma, ha fatto subito il giro del mondo suscitando inevitabili ilarità, sullla 'correttezza politica' dei musei italiani. Il fatto è arcinoto, il documentario  Girlfriend in a Coma - il titolo riprende una celebre canzone degli Smiths - diretto da Emmott insieme alla regista Annalisa Piras, uno sguardo molto critico sul nostro paese e sui problemi che deve affrontare corredato da alcune interviste a personalità italiane come  Mario Monti, Umberto Eco, Roberto Saviano, già proiettato in molti paesi europei, oltreché negli Stati Uniti, è stato cancellato dal programma del Maxxi, il Museo delle Arti del 21° secolo, dove doveva essere proiettato per la prima volta in Italia il 13 febbraio.
Venerdì scorso un portavoce del Maxxi ha contattato gli organizzatori della proiezione informandoli che a causa di direttive del Ministero della Cultura erano stati obbligati a slittare la proiezione ad una data successiva alle elezioni del 24 febbraio. Il Ministero ha successivamente precisato di non avere nessuna autorità nei confronti del Maxxi in quanto Fondazione privata.
Emmott ha commentato: "Questa decisione conferma in pieno la tesi del film che indaga sulla vera natura dei problemi italiani e di ciò che sarebbe necessario accadesse al più presto: una sorta di rivoluzione culturale, che non è mai iniziata a causa di un senso di negazione e di resistenza nei confronti della realtà di ciò che è accaduto nel Paese."
Purtroppo ancora una volta ci dobbiamo vergognare, non certo per la ipotetica difesa di una malintesa  par condicio in un museo, dove a questo punto ci aspettiamo prima delle elezioni una precisa parità di presenze tra quadri e artisti di destra, di sinistra e di centro, ma piuttosto  per la supponente voglia di protagonismo di un personaggio che forse cerca un patentino bipartisan vista la controversa nomina del suo mandato.

Scritto da Piero Cinelli
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