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Giordana, Vicari, Amelio e la nuova stagione del cinema civile italiano

Attualità, Personaggi, Recensioni

22/03/2012

Dopo un lungo periodo caratterizzato dall’egemonia della commedia, tra la fine di marzo e la metà di aprile, il cinema italiano vede arrivare nelle sale tre film uniti dalla volontà di affrontare caparbiamente e ‘senza sconti’ importanti temi civili, intimamente legati alla società in cui viviamo. Storie vere provenienti da un passato più o meno recente, in cui il cinema italiano racconta la realtà in maniera importante e lungimirante. Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana (01 distribution), Diaz di Daniele Vicari (Fandango) e Il Primo Uomo di Gianni Amelio (01 distribution) costituiscono una reazione interessante del nostro cinema rispetto ad una stagione, forse, troppo lunga dominata principalmente da commedie commerciali e, più in generale, da quella volontà di fuga dai problemi reali che in America viene definito come ‘escapism’.

Vicissitudini produttive complesse e circostanze casuali portano, così, tre film importantissimi ad uscire a breve distanza di tempo tra loro nei cinema in una primavera del 2012 in cui autori importanti offrono il loro punto di vista su fatti drammatici come la strage di Piazza Fontana del 1969, le violenze contro pacifisti e studenti inermi durante il G8 di Genova nel 2001, i prodromi dello scoppio della guerra in Algeria e l’inizio degli atti di terrorismo contro i civili nella visione del grande scrittore Albert Camus da cui è tratto il lavoro di Gianni Amelio.

Un momento molto interessante per l’industria che, così, dopo il successo in anni recenti di film come Gomorra e Il Divo potrà ottenere indicazioni importanti rispetto all’interesse del pubblico rispetto a produzioni problematiche che riflettono su ferite mai rimarginate inflitte sul tessuto civile della nostra società.

Romanzo di una strage diretto da Marco Tullio Giordana che lo ha scritto insieme a Sandro Petraglia e Stefano Rulli è interpretato da Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Michela Cescon, Laura Chiatti, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Giorgio Colangeli. Giordana, torna al passato e alle atmosfere e all’era di Pasolini – Un delitto italiano e La Meglio Gioventù per partire da quanto accadde a Milano il 12 Dicembre 1969 quando, alle ore 16.37, a piazza Fontana un’esplosione ha devastato la Banca Nazionale dell’Agricoltura, ancora piena di clienti. Morirono diciassette persone e altre ottantotto rimasero gravemente ferite. Nello stesso momento, esplosero a Roma altre tre bombe, e un altro ordigno venne trovato inesploso a Milano. Un piano eversivo che portò la Questura di Milano a indirizzare le indagini verso la cosiddetta “pista anarchica”. Il film di Giordana esplora non solo la psicologia dei vari protagonisti di quel momento storico, ma riflette anche sul rapporto tra il commissario Luigi Calabresi e l’anarchico Giuseppe Pinelli interpretati rispettivamente da Mastandrea e a Favino.

Altro film corale è, invece, Diaz vincitore del Premio del Pubblico all’ultimo Festival di Berlino e film d’apertura del Bifest diretto da Felice Laudadio, prodotto da Domenico Procacci e dalla sua Fandango che è anche la società che lo distribuirà nelle sale dopo una campagna promozionale che, in maniera molto interessante e intelligente, è partita da Internet per il suo lancio promozionale. La regia è stata affidata a Daniele Vicari autore di film come Velocità Massima e Il passato è una terra straniera che così spiega la scelta di partire da Internet per la promozione del film. “Fin dall’inizio noi siamo stati vicini ai fatti realmente accaduti e alle persone che li hanno vissuti in prima persona. Per questo, per noi, è molto importante partire da tali testimonianze e da questi documenti e metterli a disposizione del pubblico che su Internet arriverà al sito del film collegato a tutti coloro che, in questi anni, hanno accumulato documenti e immagini sul G8 di Genova. Per noi la rete ha quella garanzia di verità e di pluralismo che sono essenziali nel lancio di questo film.” Interpretato, tra gli altri, da Claudio Santamaria, Alessandro Roja, Rolando Ravello, Mattia Sbargia, Renato Scarpa, il film è una coproduzione italo – franco – rumena realizzata con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali e del Fondo BLS. “Ci piacerebbe che tutte le persone presenti a Genova in quel periodo ci inviassero le loro testimonianze per ricostruire interamente la storia di quanto accaduto seguendo punti di vista differenti.” Dice Vicari “E’ una sforzo che chiediamo a tutti perché solo entrando nelle cose e provando a capirle si possono anche modificare, provando a non commettere più certi errori.” Il legame tra Fandango e il mondo dei Social Network si intensificherà nelle prossime settimane, facendo del sito ufficiale una vera e propria piattaforma sulla quale ospitare i materiali provenienti da tutto il mondo, nonché favorendo l’interazione tra gli utenti e gli spettatori. “E’ un’iniziativa in cui crediamo molto.” Aggiunge Vicari “E’ una quantità enorme di materiali che potrebbe dare vita ad una sorta di film collettivo. Un lavoro multimediale innovativo e importantissimo sul piano internazionale.” Diaz, infatti, anche nell’edizione italiana manterrà la sua natura multi linguistica e sarà distribuito con i sottotitoli anche sul mercato italiano.

Il primo uomo di Gianni Amelio è il film di chiusura del Bifest ed è una coproduzione italo – francese che ha avuto la benedizione della figlia dello scrittore morto nei 1960 durante l’infuriare del conflitto tra francesi e algerini. Tratto dal romanzo postumo di Albert Camus, il film ha avuto una lunga gestazione e ha coinvolto profondamente Amelio che lo ha realizzato non senza le inevitabili difficoltà proprio in Algeria. “Penso che Il primo uomo sia un libro politico nel senso più ampio del termine, cioè urgente e profondo, un libro “necessario” nel momento in cui è stato scritto, e non solo.” Spiega il regista “Il primo uomo è l’intervento potente di un grande scrittore sulla tragedia del proprio Paese e del proprio tempo, la confessione che sgombra il campo da ogni sospetto di reticenza e di ambiguità rispetto alla guerra di liberazione algerina, di cui Camus ha faticato a liberarsi.” Interpretato da Jacques Gamblin, Maya Sansa, Catherine Sola, Denis Podalydés. Ulla Baugè, Nicolas Giraud il film è prodotto da Bruno Pesery e Philippe Carcassone insieme alla Cattleya di Riccardo Tozzi, Marco Chimenz e Giovanni Stabilini. “Il titolo Il primo uomo allude ad un ‘primo essere’ che in qualche modo è libero e padrone di se stesso.” Continua Gianni Amelio “. Un essere umano libero di contrastare quello che la storia ti dà come dono e come, talora, come condanna. Spesso, infatti, gli eventi ti obbligano a vivere qualcosa di cui non sei responsabile. Una delle idee che tormentano sempre Camus per tutto il libro è l’idea di dovere parlare di persone che hanno una storia piccola peduta all’interno di una Storia più grande: vittime che non conoscono i loro carnefici, ovvero quelli che hanno manovrato le loro esistenze. La grande forza del libro, il senso di commozione che esso trasmette, è quello di non vedere mai in faccia i colpevoli. Difficilmente c’è qualcuno del tutto innocente. Nel mio film mi sono spinto fino a fare pronunciare la frase: “Solo i morti sono innocenti, perché non vi è innocenza da una parte né dall’altra.” Al regista di film come Lamerica, Il ladro di Bambini e La stella che non c’è in grado di anticipare molto spesso temi che hanno profondamente toccato la nostra società negli anni successivi, non sfugge la rilevanza oggi dei temi affrontati ne Il Primo Uomo. “Noi sappiamo quanto è attuale il momento in cui il protagonista è seduto in un bar e osserva una bella ragazza che balla. Preso da questa immagine di bellezza e seduzione, straordinariamente e dolce, avvolta da una musica soave, l’uomo viene travolto dagli eventi. Il momento “fuori dal mondo” è lacerato dall’esplosione di un autobus che scoppia uccidendo della gente. L’impossibilità della vita nel quotidiano per colpa della violenza.” Conclude Amelio “Il protagonista non accetta mai l’assunto secondo cui la violenza è necessaria, anche quando a dirlo è il suo vecchio maestro. Lui rifiuta tutto questo.”

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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