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Gianni Amelio

Interviste

31/08/2004
Nel nome del padre

Intervista a Gianni Amelio, regista di Le chiavi di casa.

Sei anni di attesa dopo Così ridevano, leone d'oro a Venezia '98, il regista calabrese Gianni Amelio è tornato sul set per raccontare le paure e le angosce di un uomo che fa conoscenza, per la prima volta, del figlio handicappato, dopo avergli negato un incontro per quindici anni. Ispirato a un libro di Giuseppe Pontiggia, il nuovo film di Amelio parte in pole position nel concorso del sessantunesimo festival del cinema di Venezia.

Qual è il rapporto che ha avuto con il libro di Pontiggia da cui ha tratto il tuo ultimo film? .
"Il libro si intitola Nati due volte, il film Le chiavi di casa, e già questo dice tutto. Un titolo molto bello come quello letterario non l'ho voluto conservare per una sola ragione: cioè il rispetto che devo a Pontiggia e ai suoi lettori, perché il mio film non ha nulla a che vedere con il libro. Dico questo con onestà: io ho scritto una storia completamente originale che ho anche fatto leggere a Pontiggia, e di cui ne ho discusso con lui. Era forse l'unico modo per essere fedele allo spirito, ai sentimenti del libro che lui ha scritto, senza avere quei tipi di obblighi alla fedeltà che spesso i libri, e questo in particolare, ti danno. Nel senso che Pontiggia nel suo libro non racconta qualcosa di estraneo alla sua persona ma racconta qualcosa di molto privato, di intimo. E a me entrare in questa intimità sembrava un atto un po' di invadenza: ecco perché ho voluto raccontare una storia completamente diversa e mi auguro che per il lettore di Pontiggia la visione del mio film sia un completamento dell'emozione che gli ha dato Nati due volte. Vorrei che libro e film camminassero su una retta parallela."
Scritto da ADMIN
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