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Ghost Rider – Spirito di vendetta, l’intervista con Violante Placido

Attualità, Interviste, Personaggi

21/03/2012

(Roma) La prima volta che ho incontrato Violante Placido dal vivo è stato nel 2009, per la presentazione della fiction di Sky in due puntate, Moana, biopic dedicato alla figura della celebre pornodiva. Nel frattempo ha deciso di dedicarsi solo al cinema puntando come si suol dire ‘direttamente al sole’. Così la figlia d’arte è partita alla conquista di Hollywood. Lo scorso anno Anton Corbijn l’ha voluta come protagonista femminile in The American, la storia di un sicario professionista interpretato da George Clooney, che tra le altre cose si innamora di una prostituta, Clara.

A Roma questa mattina, l’attrice è intervenuta per presentare Ghost Rider – Spirito di vendetta, che distribuito da Medusa, sarà nelle sale in ben 350 copie a partire da Venerdì.

Cinque anni dopo il primo capitolo, Nicolas Cage torna a vestire i panni del personaggio Marvel nato dalla matita di Gary Friederich, Michael Plogg e Roy Thomas. Cambio inaspettato in regia con Mark Neveldine e Brian Taylor pronti a subentrare a Mark Steven Johnsson. Johnny Blaze si è ormai allontanato dal resto del mondo per controllare lo spirito della vendetta. Incontrato un monaco appartenente all'Ordine Monastico di Michele, che ha bisogno dei suoi poteri per rintracciare una donna di nome Nadya e suo figlio Danny, si mette sulle tracce del bambino. Contro di lui c'è però anche Roarke, antagonista di Blaze, anch'egli interessato al ragazzo per una ragione particolare...La Placido interpreta Nadya, la madre del piccolo Danny, che stringe un legame con Johnny quando questi viene reclutato da una setta religiosa segreta per salvare suo figlio.

Chi è Nadya? “E’ una nomade, una vagabonda che ha incontrato le persone sbagliate e ora è disperata per la sorte del figlio – spiega l’attrice - ha avuto una vita difficile, vivendo per strada, e questo l’ha resa una persona forte e dura, la paragonerei ad un gatto randagio”. Un vero ruolo d’azione quindi…”Nadya sa usare le armi da fuoco e i coltelli è pronta ad uccidere se lo ritiene necessario. In un certo senso è pazza, ha ingannato, rubato forse anche ucciso, però vuole solo essere una buona madre per Danny, che è il suo grande peccato, ma anche la sua ragione di vita. Uno degli aspetti che mi ha stimolato di più, nel film, era proprio la sfida fisica, però mi sono concentrata anche sul suo aspetto materno rendendola un personaggio che può aspirare alla redenzione”.

I registi non si sono risparmiati quanto a spericolatezze.” Sul set sono molto concentrati – spiega – ma sono carichi di adrenalina. Mark Neveldine è uno stuntman, quindi l’ho visto fare cose pazzesche quindi sul set faceva cose come riprendere con una macchina da presa a mano sui pattini o a tutta velocità attaccato a un camion in corsa! E’ stato un impegno che mi ha permesso di far riemergere il mio lato spericolato, cazzotti, pugni, sequenze nel vuoto, coadiuvata dai bravissimi stunt che erano sul set".

Quale è stata la scena più difficile? “In un camion dove mi avevano attaccata ad una fune e poi legata ad una gru montata sulla parte posteriore: guidavo insieme allo stunt, e a un certo punto sono dovuta uscire fuori dall'abitacolo, mentre un altro stunt, con la moto, mi ha dovuto prendere per il collo”.

Lei ha recitato lo scorso anno in The American, adesso Ghost Rider e suo padre la sta dirigendo nella produzione francese Le Guetter, è quindi sempre più distaccata dal cinema nostrano. In che direzione stiamo andando? Fortunatamente stiamo abbandonando lo humor da cinepanettone verso un tipo di commedia diversa. Scialla mi è piaciuto molto, mi piacerebbe girare un film italiano ora, una commedia perché non è un genere che ho sperimentato molto sulla mia pelle”. Intende proseguire con la carriera d’oltreoceano? Bè oggi non è difficile per un attore italiano entrare nel cast di un blockbuster americano, i film vengono girati in Europa e presentano personaggi di origine europea. Più facile che non recitare negli Stati Uniti, dove hai bisogno di numerosi visti e permessi che complicano le procedure, specie se si tratta di cinema indipendente. Lawrence Kasdan mi aveva offerto un personaggio che mi piaceva tantissimo, ma per una questione di burocrazie e di impegni che si accavallavano ho dovuto rifiutare”.

Clooney o Cage? Sono diversissimi. Clooney è un burlone, lo vedi scherzare e fare il teatrino prima di girare una scena drammatica. Nicolas metteva soggezione, sul set è concentratissimo, ma quando smette di lavorare è una persona carinissima”.

Johnny Blaze fa un patto con Mefistofele per il bene più prezioso, un’anima immortale. Lei per che cosa lo farebbe? Il Diavolo rappresenta molte cose, alcune dal mio punto di vista positive: la volontà di indipendenza, di rischio, di cercarsi una strada da sola. La religione tende a tenerci buoni, io però preferisco essere un po' in bilico, ma – ride – un patto non lo farei mai!”.

 

Scritto da Manuela Blonna
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