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Garry Marshall e il suo appuntamento con l’amore

Attualità, Interviste

15/02/2010

Uscito questo fine settimana negli Stati Uniti Valentine’s Day di Garry Marshall ha debuttato con la straordinaria cifra di circa 53 milioni di dollari. Da noi arriverà il 12 marzo con il titolo Appuntamento con l’amore, distribuito dalla Warner Bros. Il Re della Commedia romantica, è il regista di Pretty Woman ma è stato anche il produttore di cult come la serie Happy Days, e si riconferma un regista che sa parlare d’amore. Incontrarlo è un vero piacere, Marshall è un uomo di 75 anni, di origine italiana, sposato da anni con la stessa donna, con tre figli e sei nipoti. Umile, simpatico e alla mano ci dice subito: “Io so fare le commedie romantiche, non ho una formula particolare - dato che la maggior parte hanno avuto un grande successo - cerco di raccontare la vita con un tocco di favola. Si ride, si piange, e, in particolare, in Appuntamento con l’amore, cerco di raccontare questo sentimento così difficile da definire ma con il quale tutti abbiamo a che fare. E questa volta ho voluto ambientarlo in un solo giorno, la festa degli innamorati, che ha un significato diverso per ogni essere umano. E’ chiaro che alla mia età mi sono nutrito di cinema, lavori per la televisione e sono registi come Billy Wilder, Federico Fellini, Jacques Tati, Frank Capra quelli che mi hanno sempre fatto sognare. Ma io non sono ai loro livelli. Ho cominciato a fare cinema tardi, a 48 anni e racconto quello che conosco. Ricordo però che quando vidi L’idolo delle folle di Sam Wood con Gary Cooper capii che volevo provare anche io a donare agli spettatori emozioni così forti. E’ un film che ho adorato e poi è stata la prima volta che ho visto i miei genitori piangere. Non me lo sono più dimenticato”. In questo film oltre a ritrovare Julia Roberts, mezza Hollywood ha voluto prendere parte al film, fosse anche solo per un cameo, come ha fatto? “Ho pensato prima agli attori che volevo poi alla parte. Ho adattato la star al ruolo e mi è andata bene perché al momento erano tutti disponibili”. Che cosa rappresenta per lei a vent’anni di distanza Pretty Woman? Un film che in Italia viene trasmesso in tv spessissimo e ogni volta fa milioni di spettatori? “Chiaramente è un film al quale devo moltissimo e a cui sono particolarmente affezionato. Quando abbiamo iniziato a girarlo non avevamo la minima idea del successo che avrebbe avuto. Mi sono ritrovato a fare dei provini e ho visto questa ragazza di 21 anni che mi ha immediatamente folgorato, era: Julia Roberts. Dopo due settimane di riprese mi sono reso conto che lei avrebbe sfondato lo schermo e che quello che stavamo facendo sarebbe probabilmente divenuto un fenomeno. Pretty Woman è diventato un po’ la mia filosofia di vedere le cose perché da lì ho capito che tutti vogliamo innamorarci, l’amore è il sentimento che muove il mondo e per questo ancora oggi il film è visto con piacere ovunque. Tutti possiamo ritrovarci nei personaggi. Ora riaverla con me anche se nel frattempo abbiamo fatto altre cose insieme è stato un regalo immenso. Julia ha esattamente il doppio dell’età che aveva in Pretty Woman e se già allora era una persona speciale ora l’ho trovato ancora più serena, appagata, semplice e generosa. Non è facile rimanere così autentici dopo avere avuto il successo che si è trovata addosso lei”.
Per quanto riguarda gli altri attori cosa ci può dire?
“Che un film per riuscire ha bisogno di una buona sceneggiatura e di ottimi attori. In questo caso a maggior ragione dato che è un film corale e che ho lavorato con interpreti di tutte le età. Ashton Kutcher che non conoscevo mi è stato suggerito per essere il perno intorno al quale ruotano le varie liaison e devo dire che è un ragazzo molto affascinante. Lo abbiamo visto in tanti film essere un po’ goffo e impacciato mentre è uno coraggioso e si è dimostrato una scelta molto azzeccata. Shirley McLaine e Hector Elizondo li conosco da tempo, il secondo è in quasi tutti i miei film, direi che è il mio portafortuna. Anne Hathaway è splendida quando guardi i suoi occhi da cerbiatto rimani incantato e un po’ ebete, come pure sono bellissime Jennifer Garner, Jessica Biel (che sono diventate talmente amiche sul set che ora pensano di fare un film dalla mia serie Laverne & Shirley con lo zampino di Jamie Foxx), Bradley Cooper è simpaticissimo… non so, mi scordo ovviamente parte del cast ma sono stati tutti disponibili e si sono dimostrati adatti alla parte. Ho lavorato con tantissime belle donne nella mia lunga carriera e devo dire che io sono sempre attratto un po’ dalle imperfezioni. Mi sono sempre piaciute le donne che hanno una bocca con la chiusura dei denti non perfetta, anche Brigitte Bardot era un po’ così… perché tu le vedi fuori dal set, noti la bellezza ma questa è effimera, quindi ci vuole qualcosa di magico, di indefinibile, che ti rende unico per poi apparire incantevole una volta che viene proiettato sullo schermo. Occorre essere interessanti oltre che canonicamente belli. E quello che ho anche capito che piace al pubblico sono le bellezze non minacciose, non troppo ostentate e inquietanti”. Perché questa volta ha voluto scegliere come unità di tempo la festa di San Valentino? Che per alcune coppie ha importanza, per altri è un giorno come un altro e poi ci sono i single… “E’ stata una provocazione perché che ti piaccia o no, San Valentino arriva ogni anno e ci dobbiamo fare i conti. C’è chi lo festeggia, chi lo detesta, chi cerca di dimenticarlo e chi lo celebra con tutti i cliché possibili. Quante volte avete sentito un amico/a che vi ha detto: “Basta, questa è l’ultima volta, non mi innamorerò più”. Poi, per fortuna, nella maggior parte dei casi le cose non vanno in questo modo perché in ogni essere umano giace sempre la speranza di innamorarsi di nuovo. Il conflitto fa parte dell’amore. Per quanto possa essere stata dura, vale sempre la pena di riprovarci”. Che cosa le piacerebbe rimanesse al pubblico del suo film una volta uscito dalla sala? “Mi piacerebbe che il pubblico pensasse di avere visto una storia d’amore che li ha fatti piangere, ridere e che li ha lasciati con la voglia di innamorarsi di nuovo o di dimostrare ancora più amore alla persona che gli sta accanto. Se invece non ricordano il mio nome, ma dicono: “Ho visto il nuovo film del regista di Pretty Woman”. Per me va benissimo.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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