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Fury, cosa ne pensa la stampa internazionale del film

Attualità, Personaggi

02/06/2015

Dopo alcune difficoltà di distribuzione, finalmente Fury arriva anche nelle sale italiane il 2 Giugno 2015. David Ayer, regista di End of Watch e La Notte non Aspetta e sceneggiatore di Training Day, si concentra questa volta sulla Seconda Guerra Mondiale, mettendo in campo un cast di alto livello che comprende Brad Pitt, Logan Lerman, Shia LaBeouf, Michael Pena e Jon Bernthal. Ambientato nell’ Aprile del 1945, questo film ad alto contenuto di testosterone, racconta gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, quando gli alleati sferrano l’attacco decisivo in Europa, e il sergente dell'esercito americano Don Collier, da tutti chiamato “Wardaddy”, guida un’unità di cinque soldati in una missione mortale dietro le linee nemiche a bordo di un carro armato Sherman (chiamato, appunto, “Fury”). Una missione temeraria ed eroica nel cuore della Germania nazista, ormai al collasso. In inferiorità numerica, disarmati e con una recluta giovane e inesperta nel plotone, Wardaddy e i suoi uomini dovranno ricorrere a tutto il proprio coraggio e alla propria arguzia per sopravvivere agli orrori della guerra. 

Forte, intenso, violento e implacabile, Fury non si ferma fino ai titoli di coda, grazie alla regia di Ayer e un cast impegnato. Il miglior film sulla Seconda Guerra Mondiale degli ultimi anni” scrive Total Film conquistato, come gran parte della stampa internazionale, dal nuovo progetto di Ayer. “Ciò che rende questo film diverso è il modo in cui riesce a sovvertire e migliorare le aspettative della vecchia scuola, innestando una sensibilità completamente moderna su del materiale in fondo tradizionale” aggiunge il Los Angeles Times. E’ facile avvertire richiami ai film di guerra precedenti come Full Metal Jacket o Salvate il Soldato Ryan, anche se la storia è diversa e abbastanza originale. Tuttavia la regia di Ayer sembra richiamare lo stile di Spielberg e Kubrick in alcune scelte stilistiche e narrative, che rendono la guerra a tratti cruda e violenta, a tratti familiare e dolorosamente poetica. Come scrive il New York Daily NewsFury eccelle nel mostrare la claustrofobia della battaglia” e “non è un semplice film di intrattenimento usa e getta da popcorn, o un film di guerra come Bastardi senza Gloria” come sottolinea The Wrap. I personaggi immersi nel fango cercano di andare avanti, di portare a termine il loro lavoro, ma la loro integrità e umanità sono messe a dura prova dal contesto e dagli avvenimenti che si susseguono tra i campi, i paesi distrutti e l’ambiente ostico del carro armato in cui si spostano e si confrontano. 

Fury è un bene, un solido film della seconda guerra mondiale, niente di più e niente di meno” scrive il The Hollywood Reporter, mentre il Rolling Stone si sofferma in particolare sull’interpretazione dei protagonisti, affermando: “Pitt è enorme nel ruolo, una coscienza rilevabile anche nello sguardo paraocchi di Wardaddy. Ma è Lerman quello che si nota nel film, con un dirompente ed indimenticabile ritratto dell'innocenza corrotta”. Rispetto al ruolo di Percy Jackson che lo ha lanciato nel firmamento di Hollywood, infatti Lerman qui appare più maturo a livello recitativo e regala una performance intensa ed emozionante, forse la migliore del resto del cast.  Brad Pitt ormai ha dimostrato più volte di avere talento e, come scrive il Chicago Sun-Times, in questa occasione “è al top del suo lavoro, nella riproduzione di un uomo che ha dimenticato quello che era e che ha totalmente abbracciato il suo ruolo in questa guerra”. “Fury cattura la brutalità della guerra e la miseria della vita trascorsa in gran parte confinati in un carro armato durante le ultime settimane del conflitto, nel mese di aprile 1945” aggiunge USA Today. Il tema della guerra è nuovo per David Ayer che, fino ad oggi, ha raccontato sul grande schermo storie poliziesche e di natura thriller. Tuttavia il ritmo di Fury è rallentato rispetto ai suoi film precedente, volontariamente. Poche scene di azione, scontri a fuoco ed esplosioni fanno parte della scelta del regista di descrivere un lato più intimista ed emotivo della condizione storica e umana del conflitto mondiale. La sceneggiatura lascia molto spazio ai dialoghi e all’evoluzione personale e psicologica dei vari personaggi, che plasmano così, scena dopo scena, il delicato equilibrio della storia.  

“Un racconto sensibile e superbamente agito di legami maschili sotto costrizione” lo definisce in conclusione il New York Times, invitandoci al cinema dal 2 Giugno. 

Scritto da Letizia Rogolino
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