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Fratelli d’Italia

13/04/2007

Daniele Luchetti firma con Mio fratello è figlio unico una commedia popolare che ricorda il nostro cinema dei tempi migliori. Un grandissimo Elio Germano interpreta Accio Benassi, un figlio unico, come suo fratello Manrico. Il film prodotto da Cattleya insieme a Warner Bros. in veste anche di distributore, uscirà il 20 aprile, in 500 copie. Da non perdere.


Sono tanti i pregi di Mio fratello è figlio unico. Difficile anche elencarli per importanza, ma ci proviamo. Il primo è senz'altro Antonio Benassi detto Accio, un personaggio indimenticabile, del quale si esce alla fine del film innamorati. E del quale Elio Germano dà una interpretazione straordinaria. Poi la sceneggiatura di Stefano Rulli e Sandro Petraglia, che ben conoscono l'Italia di quegli anni - siamo a Latina dal 1962 al 1975  -; il tutto grazie anche al libro da cui è tratto il film: Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi. La regia libera, nostalgica, che trasuda amore per quel periodo di Daniele Luchetti che, essendo del 1960, era troppo piccolo per avere vissuto quegli anni ma riesce a rendere perfettamente l'energia, la vitalità, la litigiosità del periodo. Mio fratello è figlio unico è la storia di Accio, un ragazzo dalla personalità travolgente, che prima entra in seminario, poi diventa fascista, attivista, picchiatore (indirizzato da Mario Nastri, un bravo Luca Zingaretti) e alla fine strappa la tessera dell'M.S.I. e diventa di sinistra. La sua è una famiglia di operai, ha un fratello Manrico (Riccardo Scamarcio), bello, di successo, al quale sembra riuscire tutto facile, e una sorella, Violetta che diventerà musicista. I genitori di Accio, interpretati da Angela Finocchiaro e Massimo Popolizio, sono un po' maneschi, sicuramente amano di più Manrico che Accio, sono assorti dai loro problemi di soldi, di una casa che va a pezzi... non sono cattivi, per niente, ma non sono nemmeno attenti. Accio però è molto fiero di loro e ripete sempre che lui è venuto su bene proprio grazie ai loro insegnamenti. Gli insegnamenti sono delle gran botte, molto all'italiana, schiaffoni e spintoni, però le mani si usano molto come strumento 'educativo'. E quello che colpisce di Mio fratello è figlio unico è proprio l'essere "un film sull'ideologia senza che si parli di ideologia", un film di emotività pura con la quale si viveva, in quegli anni, sia i credo politici, che i sentimenti. Ha detto Germano in conferenza stampa: "Forse in quegli anni ci si guardava un po' meno allo specchio e ci si concentrava maggiormente su quello che si provava, sulle emozioni e sui sentimenti".

Scritto da ADMIN
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