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Francesco Munzi, Il resto della notte

15/09/2008

Il colore del sangue

“E’stata una sorpresa bellissima: sia essere selezionato per il Festival di Cannes che partire per la Francia insieme a Paolo Sorrentino, Matteo Garrone e Marco Tullio Giordana.” Francesco Munzi, regista de Il resto della notte non nasconde il suo entusiasmo per essere stato selezionato alla Quinzaine del Festival di Cannes. Dopo Saimir il primo film presentato al Festival di Venezia, il regista torna con una storia ambientata nel Nord Italia in cui convivono diversità, emarginazione e male di vivere. Il film è interpretato da Sandra Ceccarelli, Aurélien Recoing, Stefano Cassetti, Laura Vasiliu, Victor Cosma, Constantin Lupescu, Veronica Besa e con la partecipazione di Valentina Cervi.“Il resto della notte rappresenta sicuramente una crescita rispetto al mio primo film. Il Festival di Cannes è, infatti, sicuramente il primo in assoluto al mondo per quello che riguarda la qualità delle opere presentate. Sono orgoglioso che il mio film sia stato scelto insieme a quelli di Paolo e Matteo che considero molto vicini sia dal punto di vista generazionale che per quello che riguarda il loro approccio al cinema: un modo ‘fuori dalle convenzioni’. Entrambi sono tra gli autori più interessanti degli ultimi tempi. Giordana è, invece, un vero ‘fuoriclasse’ e un regista importante.


Perché ha scelto l’ambientazione nel Nord-Est?
Che dovesse essere una storia ambientata nel Nord-Italia di questi anni era una sensazione che avevo fin da quando ho cominciato a scrivere le prime righe del soggetto. Mi sembrava che in quelle regioni le contraddizioni del nostro paese fossero più acute, più chiare, i contrasti più accesi ed espressivi. Alla base c’era un’idea, una vicenda, alcuni personaggi ed una gran voglia di partire da spunti documentaristici. Volevo ispirarmi ad uno dei tanti casi di cronaca nera che condannano il nostro paese, una rapina in una villa e attraverso un solido intreccio narrativo, raccontare in maniera alternata le vite dei rapinatori e quelle delle vittime, lungo le giornate precedenti il crimine. Il desiderio era di costruire personaggi lontanissimi per carattere, ceto, nazionalità e fare con loro un viaggio metaforico nel nostro paese di questi anni.


Quindi non è rimasto stupito del successo della Lega al Nord?
Invece sì e sono anche molto preoccupato. I toni dell’analisi sono talmente rozzi e populisti da lasciare estremamente perplessi riguardo a quello che può accadere in futuro. Al tempo stesso, però, capisco che le difficoltà oggettive di gestire un simile flusso di immigrazione porti a grandi paure e a reazioni fuori misura. La realtà, però, che l’immigrazione così come è serve ad alimentare un bacino di fabbriche e, al tempo stesso, però, fa anche molta paura.


Qual è stato il passaggio che l’ha portata da Saimir verso questo progetto?
Già durante la scrittura di Saimir avevo avuto un’idea riguardo Il resto della notte. E’ stata un’evoluzione: questo film segna un viaggio tra realtà opposte. Da un lato c’è il punto di vista su persone più deboli ed emarginate, dall’altro si affrontano le inquietudini e le domande della nostra società rispetto all’immigrazione. La chiave del film sta nel passaggio continuo tra l’emerso e il sommerso della realtà in cu viviamo e nel suo contrasto. Il mio obiettivo era quello, in un certo senso, di mettere in difficoltà lo spettatore, mettendolo di fronte realtà così distanti sullo schermo eppure, al tempo stesso, così vicine. Nella stessa città coesistono mondi e personaggi agli antipodi: chi ce l’ha fatta e chi non ce l’ha fatta vivono ad una distanza molto breve tra loro.


Come si è sentito ‘la seconda volta’ dietro alla macchina da presa? Più sicuro e determinato?
Quando mi trovo dietro alla macchina mi sembra essere sempre al primo film. Questo perché ogni volta è come se fosse tutto nuovo. Cerco di essere molto lucido, attento di fronte ad una materia sempre nuova che ti sembra, e forse è giusto così, di dovere sempre ripartire da zero.


Come ha scelto gli attori?

La preparazione per questo film ha qualcosa di simile con il lavoro che, in passato, ho fatto per i miei documentari. Ho fatto una lunga serie di ricerche sia per quello che riguardava la realtà che volevo raccontare, sia per quanto concerneva le persone coinvolte. Ho fatto molte interviste e – con la scusa della ricerca delle locations – sono entrato all’interno di molte ville, facendomi delle lunghe chiacchierate con i proprietari.
Il film è stato preparato nel Nord-Est, dove sono nate le principali suggestioni. Per ragioni pratiche è stato girato, poi, in Piemonte, ma la storia non fa un riferimento preciso ad una regione d’Italia e la storia è ambientata nel Nord industriale del nostro paese. Rispetto agli attori la mia idea originale era quella di utilizzare dei non professionisti. Andando, però, in Romania per il casting dei romeni, mi sono trovato ad interpreti di così grande talento che ho dovuto scegliere anche degli interpreti italiani.
Ho superato questo mio pregiudizio iniziale e, così ho scelto una serie di attori conosciuti come Laura Vasiliu che era l’interprete principale del film romeno vincitore l’anno scorso a Cannes: 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Anche senza motivi di coproduzione mi sono divertito a mescolare gli attori come, ad esempio, Aurelien Recoing che era stato il protagonista di un film che ho molto amato: A tempo pieno di Laurent Cantet. Stefano Cassetti ha dato, poi, una prova eccezionale nella parte dell’italiano malvivente e disperato.


Cosa l’ha affascinata di più di Sandra Ceccarelli?
Innanzitutto il fatto che nonostante sia un’interprete conosciuta è una professionista dalla grande umiltà e serietà nell’affrontare il lavoro. Non si risparmia in nessun modo e non ha un atteggiamento scostante o sindacale come, invece, altri attori hanno rispetto al lavoro. E’ una donna che vive il lavoro della recita in maniera totalitaria e, in questo senso, la trovo molto simile a me e al mio approccio. Il cinema può essere un grande divertimento, ma non è mai uno scherzo. Sandra ha un grandissimo talento e riesce ad entrare nelle sfumature dei personaggi e a non banalizzare mai le sue interpretazioni.
Lei centra immediatamente il senso del suo personaggio. Sandra Ceccarelli ha un mistero negli occhi e nel viso: può interpretare una donna detestabile, lasciando lo spettatore innamorato di lei. Ha uno sguardo enigmatico e non è mai prevedibile. Ti sorprende sempre ed è affascinante.

Scritto da ADMIN
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