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FRANCESCO APOLLONI

28/09/2001
Dopo il grande successo ottenuto a teatro Francesco Apolloni porta al cinema “La verità, vi prego, sull’amore”. Un gruppo di giovani trentenni che nel corso di una unica giornata si incontrano e si scontrano in una specie di girotondo dell’amore. Trentadue anni, romano, nato e vissuto tra la Magliana e viale Marconi, come tiene a sottolineare, rivendicando le proprie radici periferiche, Francesco Apolloni è attore, scrittore e regista: se fosse costretto a scegliere continuerebbe nella regia “Perché sarebbe anche un po’ delle altre due” ci ha detto “Ma spero di non dover scegliere mai”.

Lo abbiamo incontrato poco prima della sua partenza per il mini-tour promozionale del film che lo vedrà su un pullmino in giro per l’Italia dal 13 settembre insieme a tutti gli interpreti Davanti ad un informale “cappuccino e cornetto” ci ha parlato di sé e del suo film.

Come sei arrivato alla decisione di fare l’attore, il regista e poi lo scrittore?

Sono stato un grande sportivo, giocavo a calcio, andavo a cavallo, facevo anche ginnastica artistica e quando mi sono accorto che in nessuno di questi sport sarei diventato un campione ho voluto trovare qualche cosa che coinvolgesse allo stesso modo il corpo. Per continuare a fare dell’esercizio fisico mi si è aperto davanti un ventaglio di scelte che andavano dal minatore all’attore. Ho deciso per l’attore, mi sembrava più adatto. Ho seguito un laboratorio teatrale al liceo scientifico che frequentavo e poi lo Studio Fersen, fino a quando non ho fatto l’esame all’Accademia. La prima volta mi bocciarono, ma sono capatosta e ci riprovai. Alla fine mi presero.

E la scrittura?

Per caso. Stavo preparando una commedia di Mamet "Il bosco" per un festival teatrale quando mi dissero che i diritti della commedia erano stati venduti ad un altro. Mi sono trovato di colpo senza commedia e così mi sono messo a scrivere.un atto unico.

Poi hai continuato a scrivere, ancora per necessità o per un reale desiderio?

E’ passato del tempo prima di capire che la scrittura poteva essere anche un mestiere. Mi sono sempre sentito portato all’azione e stare seduto al tavolino, fermo per ore, mi sembrava una cosa impossibile. Se qualcuno m’avesse detto che un giorno avrei scritto anche io, ragazzo della Magliana, gli avrei risposto "Ma che sei matto?". Ho continuato perché mi piaceva raccontare e interpretare le cose che scrivevo. Ed eccomi qua

Hai avuto dei consiglieri nel tuo percorso di scrittura?

Maestri veri e propri no. Ma ho sempre fatto leggere quello che scrivevo alla persone con cui lavoravo. Gianni Amelio di cui ero stato assistente alla regia per "Ladro di bambini"o Raffaele La Capria e Paolo Virzì con i quali avevo collaborato alla sceneggiatura di "Una questione privata". E visto che mi spingevano ad insistere io ho continuato fino a quando non ho scritto "Risiko" che ebbe un discreto successo di pubblico a teatro. Da lì è cominciata veramente l’avventura della scrittura.

Com’è nata la storia de "La verità vi prego sull’amore"?

Dopo "Risiko" e "Animali a sangue freddo" sono rimasto un paio d’anni senza scrivere. Mi sentivo svuotato. Avevo fino ad allora trattato temi piuttosto "pesanti": il caso di Pietro Maso, la politica o il terrorismo e volevo parlare d’altro: non necessariamente più leggero ma sicuramente più mio, personale. Stavo attraversando un periodo particolare della mia vita, un amore mancato, e avevo voglia di riflettere sui sentimenti. Proprio perché anche io avevo mostrato difficoltà a vivere serenamente un rapporto di coppia, ho sentito la necessità di parlare di questa difficoltà, della cecità di chi ama e di chi è amato. E’ stato uno degli sforzi più grandi della mia vita.

Parlar d’amore?

Anche, ma soprattutto scrivere. Rimettermi a tavolino dopo due anni, restare fermo per ore a scrivere. Anche se a conti fatti la prima stesura si è risolta in appena 25 giorni, allora non me ne resi conto Mi sembrava di fare una fatica enorme. Disumana. Dopo quella stesura ne ho scritte altre 15 e quella del film è ancora diversa.

Parlando di verità sull’amore ti sei dato delle risposte?

Non proprio. Forse perché la verità non c’è. Credo però che un "trucco" perché le cose vadano meglio in amore potrebbe essere quello di ascoltare. Non ascoltiamo mai, né in amore né in altre cose. Non vediamo quasi mai l’altro per quello che è realmente ma per quello che vorremmo fosse. E quando ci accorgiamo com’è veramente ci delude e ce ne andiamo.

Succede spesso che i personaggi di una commedia siano vari aspetti dello stesso autore. E così anche per "La verità.."?

No. Ho biecamente sfruttato le persone che conoscevo. Le ho intervistate, le ho persino filmate. Ho chiesto loro di parlare di sé. Ovviamente c’è anche parte di me, come c’è per ogni argomento che ho affrontato in teatro con le altre commedie. Ma è sempre necessario scavare, approfondire ogni argomento di cui si vuole parlare, altrimenti si rischia di restare troppo in superficie e dire cose banali e scontate.

"La verità…" ha avuto molto successo in teatro è per questo che hai voluto riproporla anche al cinema?

Tutte le storie che ho raccontato fino ad oggi riguardano un po’ tutti. Non solo per il linguaggio ma proprio per gli eventi e le emozioni che questi eventi provocano. Credo che sia inevitabile che questa "universalità" passi anche al cinema. "La verità…" è stato un bel successo a teatro ed è un ottimo argomento cinematografico.

Nella commedia non c’erano vere e proprie conclusioni. Il film lascia altrettanti interrogativi?

No, nel film ci sono maggiori "conclusioni". I personaggi si confrontano di più e la notte che passano insieme a parlare di sé, pur non essendo un gruppo di amici veri, ma semplicemente conoscenti capitati ad una festa organizzata da altri conoscenti per San Valentino, assume importanza per molti di loro. Arrivano a delle importanti conclusioni personali.

Tu interpreti Lorenzo, perché?

E’ quello che mi assomiglia di più.

Appare piuttosto confuso…

Si ma è anche uno dei personaggi che acquisisce una sempre maggiore consapevolezza di sè attraverso le persone che incontra: è confuso perché è innamorato, e alla fine della giornata riesce a mettere insieme elementi importanti per avanzare meglio nella propria vita.

Se facessimo adesso il gioco della verità sull’amore quale sarebbe la tua personale verità?

Se ci fosse questo gioco io non parlerei. Ascolterei e prenderei appunti, ma starei zitto.

Cosa vorresti essere tra vent’anni?

Vorrei continuare a realizzare i miei sogni. Raccontare le mie storie e fare film. Insomma quello che faccio adesso con forse maggior libertà. Vorrei anche raccontare le storie degli altri.

Che tipo di storie vorresti raccontare?

Farei volentieri un film di fantascienza. Non vorrei seguire un unico percorso ma esplorarne diversi. "Il pianeta delle scimmie 4". Perché no?

Scritto da ADMIN
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