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Florian Henckel von Donnersmarck

15/06/2007

Vero come la finzione

A prima vista, nei saloni del Quirinale, lo si potrebbe scambiare per un corazziere: Florian Henckel von Donnersmarck con i suoi due metri e sei centimetri di altezza è senza ombra di dubbio uno dei più grandi (e alti…) talenti del cinema europeo contemporaneo. "Quando uno viene da Berlino e vede tutta la bellezza di questa città, si domanda inevitabilmente cosa ci sta ancora a fare in Germania." Dice dopo avere stretto la mano al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Roma è davvero un sogno." Una personalità unica (parla perfettamente italiano, russo e inglese) von Donnersmarck è un intellettuale dalla cultura cosmopolita che con il suo Le vite degli altri ha conquistato ieri sera, dopo l'Oscar, anche il David di Donatello per il miglior film dell'Unione Europea. Un premio meritato per un autore simpaticissimo,  intelligentissimo e lungimirante da cui è lecito attendersi ancora molte, moltissime sorprese.
Dopo La caduta e Goodbye Lenin un'altra riflessione sul passato della Germania ha incontrato l'interesse e il favore del pubblico mondiale. Oggi è più facile guardare al passato del suo paese?
Sicuramente sì. Il distacco permette sempre di guardare con maggiore attenzione alla storia di un popolo. Le ferite non sono più così fresche e non è troppo doloroso affrontare un determinato periodo storico. In questo senso quando Paul Greengrass ha diretto United 93 era, forse, un po' presto. L'11 settembre è ancora troppo vicino. In questo senso mentre il film di Oliver Stone mi è sembrato una mera 'exploitation' ovvero lo sfruttamento di una storia, l'esperimento di Greengrass per quanto cinematograficamente interessantissimo mi è apparso come troppo vicino alla realtà per essere arte.


Scritto da ADMIN
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