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Fino alla fine

Attualità, Recensioni

17/12/2012

La caccia ad Osama Bin Laden, la determinazione e l’ossessione di una donna contro tutti, il terrore che diventa morte e sangue, l’attacco di una notte, la tortura come unico mezzo per scoprire le tracce dei terroristi sono alcuni degli elementi che costituiscono il cuore narrativo di Zero Dark Thirty il nuovo sorprendente film di Kathryn Bigelow quattro anni dopo il successo di The Hurt Locker.

Una vera e propria sorpresa perché non ci si trova davanti – come si potrebbe essere portati a credere ad un instant movie – sull’operazione che ha portato all’eliminazione del numero uno di Al-Quaeda, bensì una matura riflessione su come una giovane donna da dietro ad una scrivania ha fatto del ritrovare Osama Bin Laden l’unica ragione di vita, guidando una guerra personale basata sulla riflessione, l’analisi e la confutazione delle false piste. Tutto inizia nel 2003 quando una ragazza reclutata al liceo e cresciuta all’interno della CIA viene spedita in Pakistan per continuare la caccia all’emiro saudita. Ripercorrendo le tappe del decennio che ha portato alla sua individuazione, Kathryn Bigelow racconta gli sforzi di una singola persona di provare a capire come e dove raggiungere l’uomo che sembra sparito nel nulla.

Per chi ironizzava sull’incapacità degli Americani di trovare, investendo miliardi di dollari, un uomo solo sul pianeta, la Bigelow offre la spiegazione che il suo compagno giornalista Mark Boal, sceneggiatore e produttore del film, offre raccontando la lunga serie di indagini meticolose e l’accerchiamento di Bin Laden grazie ad una serie di piccoli e grandi tradimenti che hanno consentito di capire chi fosse l’uomo che costituiva il suo unico tramite con il resto del mondo e seguendolo arrivare al famoso compound pakistano in cui non vi era certezza, però, vi fosse proprio Osama Bin Laden.

Ed è un po’ il meccanismo de Gli Intoccabili di Brian De Palma che viene riproposto in questo film interessante e profondamente coinvolgente sul piano delle atmosfere, ma anche sotto il profilo politico. Una donna normale che non è James Bond, ma assomiglia, semmai, di più al George Smiley di John Le Carré è l’unica in grado di stanare e fermare l’uomo più pericoloso del mondo di cui la Bigelow ci mostra tutte le atrocità compiute anche dopo l’11 settembre. Una sorta di rivincita della femminilità sull’oblio fondamentalista, un gioco di intelligenza, studio e determinazione alle spalle di una grande macchina militare e di intelligence guidata da una trentenne pronta a qualsiasi sacrificio pur di arrivare fino alla fine, scampando almeno un paio di volte la morte in attentati diretti più o meno contro la sua persona.

Due ore e mezza emozionanti, in cui senza alcuna retorica patriottica, con lo stile realistico che abbiamo visto in The Hurt Locker, Kathryn Bigelow spinge sull’elemento personale, sulla forza psicologica di una ragazza che vediamo sempre sola e che sembra essere ossessionata profondamente da Osama Bin Laden e dalla necessità della sua uccisione.  Un personaggio ambiguo e per certi versi perfino inquietante per la sua freddezza che viene messa alla prova diverse volte e che eppure colpisce lo spettatore grazie al talento una Jessica Chastain sempre perfetta e concentrata sul ruolo anomalo di un personaggio femminile molto forte e pronto.

Zero Dark Thirty titolo che fa riferimento ad eventi notturni secondo il gergo militare, è anche una pellicola bellica molto spettacolare in cui il cinema dinamico di Kathryn Bigelow conquista una dimensione narrativa personale sullo sfondo di una caccia all’uomo senza esclusione di colpi e su oltre un decennio di errori, debolezze e fallimenti. Uno dei film più interessanti degli ultimi tempi e certamente un candidato all’Oscar per la regia, la migliore produzione, l’interpretazione femminile, la sceneggiatura, la fotografia e le musiche di Alexander Desplat al suo meglio.

Una pellicola da vedere perché in maniera lineare e chiara, oltre a ricostruire l’ultimo decennio della guerra contro il terrore, racconta un mondo dello spionaggio fatto di persone nomali alle prese con eventi eccezionali e – non ultima – con la Storia.

Scritto da Marco Spagnoli
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