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Film sorpresa del Festival: Le fossé (The Ditch) di Wang Bing

Attualità, Recensioni

06/09/2010

Penso che tutti avessero già abbandonato la speranza che il film sorpresa di questa 67° edizione della Mostra del Cinema potesse essere il nuovo lavoro di quel genio di Terrence Malick, The Tree of Life. Ma si sa la speranza è sempre l’ultima a morire. 

Le fossé (The Ditch) di Wang Bing, in concorso, è ambientato alla fine degli anni ’50 quando migliaia di cittadini cinesi, accusati di opposizione al regime, furono deportati nel campo di Jiabiangou, nella Cina Occidentale. Basandosi sulle testimonianze di chi visse in prima persona quella vicenda e facendo leva sulla sua grande esperienza di documentarista, Wang Bing ricostruisce un episodio drammatico e poco conosciuto della recente storia cinese.

Alla fine degli anni cinquanta, il governo cinese condanna ai campi di lavoro forzato migliaia di cittadini considerati “dissidenti di destra” a causa delle loro attività passate, di critiche contro il Partito Comunista o semplicemente a causa della loro provenienza sociale e famigliare. Deportati per essere rieducati nel campo di Jiabiangou nella Cina Occidentale, nel cuore del Deserto del Gobi, lontani migliaia di chilometri dalle loro famiglie e dai propri cari, circa tremila “intellettuali” di estrazione basso o medio borghese dalla provincia di Gansu furono costretti a sopportare condizioni di assoluta povertà. A causa delle fatiche disumane a cui venivano sottoposti, delle condizioni climatiche estreme e incessanti e delle terribili penurie di cibo, molti morirono, di notte, nei fossi in cui dormivano. Le fossé (The Ditch) racconta il loro destino: un resoconto coraggioso di un’umanità spinta ai limiti più estremi.  

Commento del regista: “Tra il 2005 e il 2007 ho intervistato molti dei sopravvissuti al campo di Jiabiangou e ho così potuto ascoltare direttamente da loro il ricordo di quell’esperienza. Le loro storie, assieme al romanzo Addio, Jiabiangou di Yang Xianhui, sono state la base per la sceneggiatura del mio film”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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