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Fill the Void, il debutto di Rama Burshtein, in concorso a Venezia!

Attualità, Interviste, Personaggi

02/09/2012

(Venezia) Una donna, newyorkese, ma di origini ebraiche e proveniente dal mondo chassidico. Rama Burshtein con Fill the Void, in concorso qui a Venezia, ci racconta la vita all’interno di questa comunità: le figure femminili, quelle maschili, l’importanza del matrimonio, le leggi del rabbino e tutto quello che ne consegue.

Un debutto fortissimo e decisamente interessante, grazie anche alle interpreti, soprattutto quelle femminili, di grande bellezza e intensità. Fill the Void è stato acquistato dalla Lucky Red per l’Italia e arriverà nei cinema i primi di novembre.

La storia ruota intorno alla diciottenne Shira che attende con ansia di sposarsi e la sua famiglia ha già individuato chi sarà il predestinato. Le famiglie sono d’accordo e tutto si dovrebbe svolgere in breve tempo. Ma il destino non è di questo avviso. La bellissima sorella di Shira, Esther, muore dando alla luce il suo primo figlio. E, da quel momento, la madre delle due ragazze farà di tutto perché Shira diventi la seconda moglie di Yochay e madre di Mordechai, il figlio di sua sorella. La ragazzina è dilaniata dal senso del dovere che gli impone la comunità e i suoi sentimenti che erano indirizzati ad un’altra persona. Ma forse l’amore può arrivare, con il tempo e la conoscenza, e quella che sembrava una punizione, una maledizione di Dio, potrebbe trasformarsi in qualcosa di miracoloso…

“Tutto è nato dal fatto che il mio lavoro è sempre stato incentrato sui rapporti tra uomini e donne - ha affermato la regista - Per i matrimoni l’ebraismo non prevede costrizioni. Nel mondo chassidico in cui questo film è ambientato, i genitori qualche volta propongono delle unioni per i loro figli, ma anche in quel caso la giovane coppia deve essere d’accordo. Al matrimonio della figlia di un’amica stavo chiacchierando con una persona quando una ragazza molto carina, che avrà avuto non più di diciotto anni, si è avvicinata al nostro tavolo. Portava un orologio d’oro, orecchini con brillanti e un anello con una pietra che luccicava nella sua montatura – chiaro indizio di un recente fidanzamento. La mia amica si è felicitata con lei con un caloroso mazal tov, eppure ho percepito qualcosa di strano nella loro conversazione.

Quando la ragazza se n’è andata, la mia amica mi ha detto: “Hai visto quella graziosa creatura? Si è fidanzata un mese fa con il marito della sorella che è morta”. E’ bastato questo a scatenare la mia immaginazione. La cosa si è sedimentata dentro di me e poco tempo dopo ho buttato giù la storia per Fill the Void”

“Mi sono lanciata in questa avventura per un profondo dolore che mi portavo dentro – ha continuato la Burshtein - Sentivo che la comunità ultra-ortodossa non aveva alcuna voce nell’ambito del dialogo culturale. Si potrebbe dire che siamo muti. Va bene per qualcuno dall’esterno interpretarci, se c’è qualcuno all’interno che racconta una storia. La nostra voce su un piano politico è forte – perfino roboante – ma la nostra voce sul piano artistico e culturale resta debole e soffocata. Non sono brava nelle questioni o nei programmi politici. Ma sono brava a raccontare storie. Sono brava a raccontare le cose che mi appassionano, e che posso farci? Loro sono tutti legati alla stretta osservanza delle regole del mondo ultra-ortodosso. Fill the Void non ha assolutamente niente a che fare con il problema del dialogo tra il mondo religioso e quello secolare. Neanche a me interessa particolarmente. Fill the Void è uno spiraglio aperto attraverso una piccola storia tratta da una realtà molto speciale e complessa. Per sua definizione evita qualsiasi confronto tra i due mondi. E’ abbastanza sicuro di sé da raccontare la propria storia. Credo che gli unici mezzi con i quali creare un ponte tra queste due realtà siano l’onestà e l’assenza di pregiudizi. Se questo ponte dovrà esserci, dovrà basarsi su quel denominatore comune che si trova nel nostro cuore”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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