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FESTROIA 27: è di scena la gioventù

Attualità

08/06/2011

SETUBAL. Di scena la gioventú al 27 Festroia, il piú importante Festival portoghese di cinema. Due i film: uno sugli adolescenti, l’altro sui trentenni. Frit fald” (Rebounce) della danese Heidi Maria Faisst (1972) narra di Louise, quattordicenne allevata dai nonni perchè la madre, giá in conflitto coi genitori, è finita in prigione per spaccio. Il giorno del suo rilascio, la figlia rimane affascinata dalla sua immagine sicura e indipendente e la va a trovare a insaputa dei nonni. Un’emozione per la madre, che dopo il primo approccio l’invita al night e le presenta l’ex e alcuni amici. Per Louise è un’esperienza travolgente. Lo diventa ancora di piú quando riesce a far invitare due compagne di scuola, e il suo prestigio tra le adolescenti aumenta. Passata la sorpresa, Louise comincia ad essere meno assidua alle lezioni, litiga con i nonni, e dorme ora a casa della madre, ora in quella di persone del night. Persino per la madre, che ha ripreso vecchi traffici, diventa un ingombro. Lei, peró, ha fretta di crescere. Ha un rapporto consenziente con l’ex della madre, e si sente donna. In realtá è in un vicolo cieco. Non ha casa, non frequenta le lezioni, intralcia la vita della madre, e una coetanea le soffia il ragazzo che aveva a scuola. Dovrá riconoscere le ragioni e l’affetto dei nonni. Interpretato da Frederikke Dahl Hansen, il film potrebbe sembrare schematico ma l’attuazione è credibile, e lo spaesamento dell’adolescente mette a nudo un mondo di teenager disturbati da messaggi fuorvianti, al di lá del dramma di Louise.

  La fretta di crescere genera spesso guai. Se ne rende conto Andres (Santiago Cabrera), protagonista di “La vida de los peces” (La vita dei pesci) del cileno Matias Bize (1979). In visita nella capitale cilena dopo anni trascorsi in Europa: lui ne ha quasi 33, raggiunge indeciso la festa di compleanno di vecchi amici. Non sará una rimpatriata, ma un confronto serrato, discreto e amaro, tra presente e passato, tra ció che è stato e ció che poteva essere, gravato da disorientamento e da sensi di colpa per decisioni non prese. Giornalista a Berlino, Andres è tornato per vendere la casa dei suoi. Trova un universo dimenticato, al di fuori della sua nuova vita europea. Accolto nella casa del suo migliore amico, morto in un incidente d’auto dal quale lui uscí incolume, incontra Beatriz, la donna della sua vita. L’aveva lasciata dieci anni prima, ed ora è madre single di due gemelle di 5 anni. Schermaglie. Incontrarsi o dileguarsi? Parlarsi? Aprirsi o fingere sufficienza. O magari tentare di recuperare il passato? Per Matias Bize, Spiga d’oro e Premio Fipresci nel 2006 col film “Na cama” (A letto), 80 minuti girati all’interno di una camera da letto, quello di oggi si muove in un intero appartamento con un breve epilogo in giardino perché lo spazio che interessa il regista è quello interiore. Infatti, con un procedere lento illustrato spesso da sguardi e a volte da brevi dialoghi, mette a fuoco lacerazioni profonde, nostalgie e indecisioni descritte con la flemma apparente della vita dei pesci in un acquario.

Scritto da Renzo Fegatelli
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