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Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya

Attualità

13/10/2013

SITGES.  E’ sicuramente al 46 Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya che si avverte di meno la crisi che ha colpito molti FilmFestival. Ieri, nel moderno auditorio dell’Hotel Melia, il direttore artistico, Angel Sala, ha ribadito che quest’anno i film in catalogo sono ben 333. E ben 24 quelli in concorso! Il Gala, in presenza di Elijah Wood, Terry Gilliam e Eli Roth, ha offerto la prima mondiale del film di Eugenio Mira, Gran Piano. Riprova della collaborazione delle factory spagnole di cinema fantastico col cinema USA, il film è interpretato da Elijah Wood, John Cusack, Kerry Bishé.

Scritto da Damien Chazelle, Gran Piano si configura come una gara mortale contro il tempo. Tom Selznick, giovane e celebre pianista che ha smesso di dare concerti da alcuni anni dopo una disastrosa performance, torna a Chicago per un attesissimo concerto, dedicato al suo amico e maestro. La sua compagna, famosa attrice e cantante, lo attende trepidante nel foyer del teatro.

Giunto appena in tempo dall’aeroporto, il pianista, ripetutamente in contatto telefónico con la sua amata, trova un messaggio nel suo camerino. E’ una minaccia. Un fucile di precisione tiene nel mirino la sua donna: se lui sbaglia una sola nota, lei è morta.

Chiarita la posta in gioco, il film si sviluppa come un thriller nel quale il pianista non solo dovrá produrre una performance perfetta, ma soprattutto dovrá impiegare gli spazi di tempo tra le varie esibizioni per tentare di neutralizzare chi lo minaccia. E Elijah Wood, nei panni di Tom Selznick, dovrá correre molto durante novanta minuti, tenuto sotto scacco dallo sconosciuto tramite sempre piú minacciose comunicazioni sull’auricolare.

Al suo terzo film dopo “The birthday”(2004) e “Agnosia”(2010), Eugenio Mira ha girato un film professionalmente corretto sostenuto da attori in stato di grazia, offrendo tra l’altro una affascinante esibizione canora di Kerry Bishé e un brillante repertorio pianístico. Debole invece lo sviluppo dell’intreccio che si concretizza in corse e saliscendi tra le quinte del teatro e in scontri rituali.

Provocatorio, o volutamente demente, invece il film in concorso di Eli Roth, The green inferno (L’inferno verde). Siamo infatti dalle parti di Ruggero Deodato (Cannibal Holocaust) circa 50 anni dopo.  Giá noto per le sue macellerie cinematografiche (Hostel, 2005), Roth sembra mettere in scena la lotta di un gruppo di studenti americani per salvaguardare i diritti degli indigeni dell’Amazzonia.

In realtá il giovane promotore ha altri piani. Dopo aver condotto una dozzina di giovani a incatenarsi agli alberi dinanzi ai bulldozer di un’impresa privata per trasmettere alle TV scene di repressione, e dopo essere stati imbarcati su un piccolo aéreo per tornare a casa, il velívolo prende fuoco in volo e si schianta tra gli alberi.

Due o tre muoiono, ma gli altri si salvano. Li attende una fine mostruosa. Secondo Roth, una tribú di cannibali li cattura e li tiene in cattivitá insieme ai maiali. Ne macellano uno senza preoccuparsi di ucciderlo prima. E lo cucinano. Gli altri sono terrorizzati, e un paio muoiono durante un tentativo di fuga. Una ragazza si suicida. I sopravvissuti la riempiono di droga sperando di stordire i selvaggi che la mangeranno. Quando altri due riescono a fuggire, il promotore della protesta svela il suo piano.

Interpretato da Lorenza Izzo, Ariel Levy, Daryl Sabara, il film, se preso sul serio, potrebbe provocare proteste dei paesi amazzonici, ma resta soltanto un demente esercizio di macelleria.   

Renzo Fegatelli

Scritto da Piero Cinelli
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