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Festival di Roma: proteste e previsioni

Attualità

05/11/2010

Si chiude nel segno delle polemiche e delle contestazioni la quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. E lo stesso direttore del Festival Piera Detassis ammette che va ripensata la formula del Festival.

Contestazioni politiche, dopo l'invasione pacifica del red carpet da parte delle organizzazioni sindacali del mondo del cinema il giorno dell'apertura, ieri più di trecento persone, rappresentanti dei precari e dei centri sociali, riuniti dalla sigla "Movimenti uniti contro la crisi", con striscioni e megafoni, hanno provato ad entrare nell’Auditorium mentre la polizia, in assetto antisommossa, si affrettava a chiudere i cancelli. Le proteste sono comunque arrivate anche all'interno dell'Auditorium, rimbalzando nella conferenza stampa - dibattito seguita alla proiezione del documentario Crisi di classe di Giovanni Pedone. Oggi inoltre si riunisce il comitato "tutti a casa", nato dalla protesta del 28 ottobre, e circola la voce che anche la Premiazione venga accompagnata da una nuova protesta.

Poi ci sono le contestazioni 'tecniche', francamente troppe in un Festival che ha a disposizione una macchina organizzativa così imponente e collaudata. Dopo aver proiettato la copia doppiata in italiano di The Social Network (in ogni festival che si rispetti vengono mostrate esclusivamente le copie in versione originale), dopo la mancata proiezione (per ben due volte) del film Carlos di Olivier Assayas (perché le copie erano sbagliate), ieri ennesima protesta dei giornalisti in occasione della conferenza stampa de Le cose che restano di Gianluca Tavarelli. Quest'ultima infatti è stata fissata alle ore 13 di ieri, in anticipo rispetto alla proiezione del film (di 6 ore) fissata per le 17. Così che i giornalisti si sono ritrovati a fare domande al regista Gianluca Tavarelli ed agli interpreti Ennio Fantastichini, Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Lorenzo Balducci e Antonia Liskova, su un lavoro non visto.

Inoltre ieri l'Ambasciata Usa ha organizzato un incontro stampa con il regista Alexandre Rockwell, ospite clou del Festival capitolino, all'insaputa degli organizzatori della kermesse romana. Insomma troppi buchi per un Festival che vuole competere a livello internazionale.

Piera Detassis, direttore artistico del Festival, si è dovuta scusare per l'ennesima volta. "Abbiamo sbagliato a non prevedere una proiezione anticipata per i giornalisti - ha dichiarato -. Ho fatto un ragionamento mirato ad avere in conferenza stampa il numero piu' alto possibile di attori, senza pensare ai giornalisti che sarebbero arrivati senza aver visto il film. Ho creduto erroneamente - aggiunge - che sarebbero state organizzate proiezioni prima del Festival e che la stampa avrebbe avuto modo, comunque di vedere il film in dvd".   Come e' accaduto nel caso di questo film di quasi 6 ore - aggiunge - i Festival tradizionali non sono in grado di accogliere nel palinsesto formati per cosi' dire extra large accontentando pubblico e stampa". A questo si aggiunge la scelta editoriale che privilegia la sezione del concorso perche' e' quella che ha maggiore capacita' di attrazione. "Per il futuro - conclude - bisogna ripensare la formula del Festival e io ho in mente il Festival metropolitano sul modello di quello che si svolge a Toronto, dove e' possibile inserire anche una serie di deviazioni dal percorso centrale o delle integrazioni tra le varie sezioni".

Intanto è iniziato il toto-scommesse su chi porterà a casa il Marc'Aurelio. Per il miglior film i candidati più forti sembrano essere Haeven di Susanne Blier ed Oranges and Sunshine di Jim Loach (figlio di Ken). Molto apprezzato, con applausi durante la proiezione, anche Kill me please, irriverente film di Olias Barco su suicidio e eutanasia. Toni Servillo dovrebbe aggiudicarsi il Marc’Aurelio d’Oro come Miglior Attore, ed Emily Watson quello per la Miglior Attrice.

Scritto da Piero Cinelli
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