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Il mio miglior incubo, l’intervista con Anne Fontaine ed Isabelle Huppert

Attualità, Personaggi

27/03/2012

Agathe vive con figlio e marito in un ricco appartamento. Patrick, invece, vive con suo figlio nel retro di un furgone. Sono due persone diametralmente opposte e non tollerano l'uno la vista dell'altro. Non avrebbero mai voluto incontrarsi, ma i loro figli sono inseparabili. Alla fine capiranno perché”.

(Roma) “ Da diversi anni volevo fare un film su una coppia mal assortita. Io ho un rapporto di collaborazione con Benoit Poelvoorde, e volevo anche lavorare con Isabelle Huppert. Mi sembravano gli attori perfetti per interpretare Patrick e Aghate, due caratteri opposti che gradualmente si rivelano l'un l'altro”. E' Anne Fontaine, regista di Il mio miglior incubo a parlare. La regista insieme alla sua protagonista è intervenuta a Novembre durante la conferenza stampa di presentazione al Festival di Roma 2011, dove la pellicola è stata presentata Fuori Concorso. Una commedia divertente, sexy ed ironica come solo l'umorismo francese può essere che gioca tutto sul conflitto di classe che poi sfocia in una storia d'amore. Ora arriva finalmente nelle sale grazie a Bim.

Isabelle quali sono stati le difficoltà nel lavorare con l'esuberante Patrick e con questo ruolo? “Non c'è stata difficoltà, al contrario c'èra una grande varietà di sfaccettature e così è più facile me. Le situazioni erano in evoluzione e questo fa la forza del film. Situazioni che non sono mai conformiste”. Noi siamo abituati ad associarla ai film drammatici, ma in questo film è estremamente a suo agio. “Io comunque come attrice non oppongo la commedia al dramma eventualmente oppongo la verità alla falsità, è questo che mi porta lì, non faccio distinzioni,

Non ha mai nascosto di aver preso spunto per questo film da riferimenti autobiografici Anne Fontaine: “Vi giuro che non ho mai avuto relazioni così spinte con un uomo di questo tipo – ha scherzato la regista - Mi sono ispirata a mio figlio e alla famiglia di un suo amico. Ho trovato lì le premesse del film, ho pensato che attraverso i bambini potevo far incontrare questi due mondi. Ho scritto i personaggi sapendo quali attori li avrebbero interpretati . Ci sono stati cambiamenti rispetto ad alcune fras scritte nella sceneggiatura nel momento in cui si girava la scena. Benoit mi ha proposto alcuni cambiamenti.

Nel film il mondo dell'arte appare freddo ed asessuato e mi chiedevo se è una percezione sua personale o serve per creare opposizione nella storia. Fontaine: “Il quadro che vediamo nel film esisteva prima di scrivere la sceneggiatura. Metaforicamente indicava lo spazio che Patrick/Poelvoorde non poteva invadere”. Huppert: “Il mondo dell'arte li separa all'inizio, rappresenta un'elite, però ben presto questo elemento diventa il luogo di una possibile utopia. I personaggi poi si ritroveranno nel finale quando Patrick ci mostra che la definizione di arte è molto illusoria”. Come avete lavorato o come possono convergere, l'intelletto ed i sensi? Fontaine: “I due personaggi all'inizio sono prigionieri delle loro apparenze e si ritroveranno quando le apparenze si sciolgono e lasciano il posto ad altre sensibilità, giocando sul linguaggio e piano piano si arriva a far cadere una maschera, l'autocontrollo ossessivo, che è una patologia sia negli uomini che nelle donne.

Madame Huppert lei ha spesso dichiarato che l'arte è la capacità di ognuno di noi di esprimersi. Lei ha mai cercato altre forme d'arte? “ Ah no no assolutamente, io sono attrice e basta e non so se possa considerarsi un'arte questa. Io comunque non mi considero artista. Spero di aver espresso tutto in questo film – prosegue - io sono un'interprete, esprimo il pensiero del regista, esprimo quello che credo sia la verità del film”. La sua fama di migliore attrice europea, i complimenti, i premi le pesano? Le generano difficoltà o panico nell'affrontare un nuovo ruolo? “No! (ride)”

Cosa le ha fatto accettare questo ruolo? Lo considera una parte liberatoria dopo le tante sofferenze portate sullo schermo? “In questo film come in tutti film c'è una forma di verità, quando si gira una commedia secondo me c'è più verità, l'espressione comica è più vicina ad un atteggiamento quotidiano, alla verità, se pensiamo al dramma pensiamo al travaglio interiore, ma secondo menella vita quotidiana si tende a vivere in modo più leggero. Il film porta questo tipo di verità. Io non mi libero facendo un film, non ho niente che mi pesa, lo faccio per piacere”.

Quanto le assomiglia Agathe e quanto lo ha modellato giocando sulla sua immagine? “Bè diciamo che nella storia all'inizio c'è l'idea di fare caricature di noi stessi, spesso gli attori vivono un malinteso, vengono assimilati ai loro ruoli, quando si recita si viene definito come il personaggio. Anne ha giocato con la nostra immagine ma come un procedimento narrativo”.

Presentato a Roma dalla Bim, Mon Pire Cauchemar (Il mio peggior incubo) vede nel cast anche Andrè Dussolier e Virginie Efira. Sarà nelle sale nel 2012

Scritto da Manuela Blonna
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