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Festival de Catalunya: tra Machete Kills e The Call

Attualità, Eventi

20/10/2013

SITGES.  Novantacinque minuti la durata di The Call di Brad Anderson, 95 minuti di tensione e di silenzio nell’affollato auditorio di 1.500 poltrone, sede del Festival di cinema fantastico. E nessuna defezione come a volte succede con altri film. Lo statunitense Anderson, noto per “Il macchinista” e “Transiberiana”,  ha trattato un tema spesso frequentato nella fiction, passando anche attraverso situazioni note, riuscendo tuttavia ad accattivarsi l’attenzione del pubblico.Magistralmente interpretato da Halle Berry, il film è imperniato su un centro di ascolto per persone in pericolo. Una ragazza è morta perché richiamandola, lei ha messo l’assassino sulle sue tracce. E non se ne dá pace. Sei mesi dopo, peró, in una situazione analoga,  sará la voce amica e la donna intrepida e ostinata che metterá in gioco sé stessa per salvarla.Sequestrata in un parcheggio, e chiusa nel bagagliaio da uno psicopatico, una ragazza chiama il numero d’emergenza della polizia ed entra in contatto con lei. Metà on the Road, e metà al telefonino, il film descrive i tentativi di identificazione del sequestratore e di inseguimento della macchina in fuga.Puntando su due cose irrinunciabili, l’auto e il telefonino, e su una crisi di coscienza, Anderson ha diretto un thriller che tutto cerca tranne l’originalitá, a parte il finale politicamente scorretto e liberatorio, ma che incontra ampio favore da parte di un pubblico subissato da anni di serie TV poliziesche.

Involontari spunti comici nel thriller Patrick dell’australiano Mark Hartley hanno reso accettabili anche scene prive di senso. Remake del film del 1978 di Richard Franklin, il thriller è interpretato da Charles Dance, al quale il direttore del Festival ha consegnato “La macchina del tempo”, premio alla carriera. Con l’attore, sul palco, anche Pino Donaggio, autore delle musiche del film, il quale ha offerto al pubblico una simpatico omaggio canoro. Cronaca di una follia, il film narra l’ostinazione di un anziano chirurgo in esperimenti su pazienti in coma. Tra questi il giovane Patrick, che sembra possedere poteri eccezionali. Trattato brutalmente, Patrick riceve invece attenzione e affetto da parte di una giovane infermiera che entra in conflitto col medico. Nell’ospedale, sorta di vecchio castello isolato da centri urbani, accadono cose strane e a volte mortali che coinvolgono anche persone vicine all’infermiera. Sembra che la volontà di Patrick agisca a distanza producendo guasti irreversibili. L’affetto dell’infermiera potrebbe attenuare l’ira del giovane, ma ormai nell’ospedale regnano caos e morte. Il lieto fine finge un ritorno alla realtá.

La lunga presentazione da parte del regista non aveva fatto sperare in esiti eccezionali, e il film ne è stata la conferma durante 100 minuti. Scritto da Justin King, coinvolge insieme a Charles Dance, anche Rachel Griffiths e Sharni Winson.

E’ passato nella sezione speciale del 46 Festival de Catalunya Wrong Cops del francese Quentin Dupieux, noto per film quali “Rubber” e “Wrong”. Nuovamente negli Usa e con due attori di David Lynch, Grace Zabriskie e Ray Wise, ha girato un film delirante di 82 minuti. Poliziotti corrotti, svitati e frustrati, agiscono nel piú scorretto dei modi per molestare i cittadini. E non siamo dalle parti di “Scuola di polizia”. Gli agenti di Dupieux, infatti, sono duri e cinici, e hanno piena coscienza dei loro misfatti quotidiani. Cambierebbero mestiere se non potessero esercitare il potere a proprio vantaggio. Risultato, un film al vetriolo, divertente e delirante.

In concorso, accanto a film giá visti a Cannes (Borgman, Only God Forgives), il nero e glaciale We are what we are (Siamo ció che siamo) dello statunitense Jim Mickle. Scorre grigia e lenta durante 106 minuti la storia di una famiglia che segue tradizioni ancestrali in un paese fuori New York. Accompagnata dalle note di un piano e da una pioggia incessante la vicenda descrive le pratiche cannibalesche di un patriarca con due figlie adolescenti che vorrebbero scappare e rifarsi una vita altrove.Piogge torrenziali scavano vecchie tombe nel bosco e ossa umane vengono alla luce. Un medico, la cui figlia è scomparsa da anni, informa lo sceriffo. Indagini hanno inizio, mentre il padre padrone deve sviare le indagini e tenere a bada le figlie. Fará una fine orribile. Remake di un film del 2010 di Jorge Michel Grau, sposta l’azione da una tribù di cannibali a un contesto urbano, offrendo scene di orrore gotico, tipico di molti film americani.

In un’altra sezione, l’atteso film di Robert Rodriguez, Machete kills, (Machete uccide). Sala stracolma per un film che non innova ma che sembra ripetere all’infinito i modi del film d’esordio “El Mariachi”. Con dispendio di partecipazioni, che accanto all’immortale Machete (Danny Trejo) annovera Michelle Rodriguez, Lady Gaga, Jessica Alba, Mel Gibson, Charlie Sheen, Antonio Banderas e tanti altri, il film narra la minaccia di un milionario folle e la risposta del presidente Usa che si affida al micidiale Machete. Durante 107 minuti lo spettatore è sottoposto a un bombardamento continuo di duelli, al machete e con armi sofisticate, tra affascinanti amazzoni, milizie pubbliche e private, bande armate in un turbine di azioni e di travestimenti. Non sempre è chiaro chi uccide chi, anche se raramente i proiettili colpiscono i protagonisti: estremamente chiara, invece, la proliferazione di dialoghi che forse colpiscono più delle armi. Ironiche e riuscite alcune caricature, dal presidente Usa agli agenti segreti.

In concorso l’esordio del regista statunitense James Ward Byrkit con Coherence, film che forse avrebbe fatto sorridere il Buñuel di “L’angelo sterminatore”. E`evidente che le pretese di Byrkit non sono altrettanto profonde, ma la sua storia di una cena tra amici che in seguito al passaggio di una cometa sdoppia casa e invitati e li terrorizza con strani messaggi risulta abbastanza confusa.

Il regista ha preso spunto da una vicenda occorsa in Finlandia nel 1923 quando il passaggio di una cometa disorientò gli abitanti di una paese al punto che una donna denunciò la presenza di uno sconosciuto in casa, che risultò essere suo marito. Il film, che si apre col racconto di questo evento, è accuratamente confezionato. Gli attori, Nicholas Brendon, Emily Forster, Elizabeth Gracen, sono impeccabili, ma il mistero, chiamiamolo così, è latitante.  

 Renzo Fegatelli

Scritto da Piero Cinelli
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