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Festival de Catalunya: The Congress, Rigor Mortis

Attualità, Eventi

20/10/2013

SITGES. Il 46 Festival Internacional de Cine Fantástic de Catalunya è sicuramente lo spazio perfetto per The Congress dell’israeliano Ari Folman, un racconto di due ore tratto da un romanzo di Stanislaw Lem. Metá con attori, (Robin Wright, Harvey Keitel, Paul Giamatti), metá film d’animazione, introduce inun futuro di cloni. 

All’attrice famosa e in declino viene offerto un contratto ventennale che le chiede di clonare la sua immagine per girare film al computer. Durante questo tempo non dovrá piú lavorare. Dapprima indecisa, Robin Wright accetta poi a malincuore per poter accudire un figlio con problemi. Harvey Keitel è il suo agente. Le spiega che in futuro non si faranno piú film con attori in carne ed ossa, ma soltanto mediante scanner di immagini depositate. Vent’anni dopo, in un mondo virtuale, l’attrice visita la grande agenzia dell’immagine. Sembra un universo da favola, ma una ribellione armata attacca il futuristico sistema.  Favola amara sulla nostra societá in rapido e continuo mutamento, paventa situazioni avveniristiche  nelle quali un mondo robotizzato lascerá sempre meno spazio all’uomo. Interessante l’introspezione psicologica dell’agente Keitel sulle paure dell’attrice.

In due parti si puó dividere anche il film del canadese Denis Villeneuve, Enemy. Giá in concorso a San Sebastián, il film abborda il tema del doppio. Jake Gyllenhaal, nei panni di un professore di storia dell’universitá di Toronto, scorge l’immagine di sé stesso in un ruolo secondario di un film. Quando riesce a contattare l’attore, una sorta di gemello, prende paura e scappa. Il sosia, peró, credendo che l’altro abbia avuto una relazione con sua moglie approfittando dell’identitá di immagine, vuol rifarsi invitando la compagna dell’estraneo. Suspense e mistero nella prima parte durante la scoperta e la ricerca del doppio: meno interessante lo scambio dei ruoli e un finale del tutto occasionale.

Molto interesse, invece, ha suscitato il film di Hong Kong, Geung Si (Rigor mortis) dell’esordiente Juno Mak, cantante pop di successo. Stella del cinema popolare anni ’80, Chin Siu, attore ormai dimenticato, cerca alloggio in un quartiere malfamato per impiccarsi. Non sa di essere penetrato in un mondo di vampiri, che gli impediranno anche quest’atto estremo per coinvolgerlo in una guerra interna.  Sotto le spoglie di pensionati, di famiglie miserabili, di bambini irrequieti e di sorelle terribili, il film svolge il suo racconto di vampiri in maniera originale, senza ricorrere ai trucchi e agli stilemi del cinema occidentale. Prodotto da Takeshi Shimizu, girato in interni scuri, dai colori appena accennati, l’incubo del vecchio attore ritorna al momento iniziale, alla ricerca di un alloggio a buon mercato.

In concorso anche due film che potremmo definire di carattere sperimentale. Hooked up di Pablo Larcuén, 26 anni, di Barcellona, è girato interamente con un iPhone. Narra  la orrorifica e cruenta avventura di due turisti americani a Barcellona. Due ragazze incontrate a una festa, li portano in un luogo dove le relazione sessuali li coinvolgono in un incubo senza fine.

Più pretenzioso L’etrange couleur des larmes de ton corps (Lo strano colore delle lacrime del tuo corpo) dei belgi Hélène Cattet e Bruno Forzani girato in interni in una casa stile Art Nouveau. Tornando a casa, un inquilino non trova piú sua moglie. Indagando all’interno dello stabile scoprirá luoghi e inquilini a dir poco bizzarri. Faticosi i giochi ottici, caledoiscopici e via elencando.  

Scritto da Piero Cinelli
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