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Festa del Cinema: Truth, Cate Blanchett e Rober Redford giornalisti contro Bush

Attualità, Conferenze stampa, Eventi

16/10/2015

La decima edizione della Festa del Cinema di Roma si è aperta con Truth, il debutto alla regia di James Vanderbilt, sceneggiatore di The Amazing Spider-man, Zodiac e altri successi del grande schermo. La pellicola si ispira al libro "Truth and Duty: The Press, the President and the Privilege of Power", scritto dalla giornalista e produttrice televisiva Mary Mapes (Cate Blanchett) che per anni ha lavorato alla trasmissione della CBS "60 minutes", al fianco del noto anchorman Dan Rather (Robert Redford). Il film narra le vicende che hanno portato al controverso caso, noto come "Rathergate", sui presunti favoritismi ricevuti da George W. Bush per andare alla Guardia Nazionale anziché in Vietnam. Una storia non confermata che, emersa nel 2004, a due mesi dalle elezioni presidenziali americane, ha poi provocato le dimissioni di Rather e il licenziamento di Mapes, portando tutta la CBS News ad un passo dal collasso.

Questa storia ha suscitato un grande scalpore negli Stati Uniti. L’ho seguita anche da cittadino all’epoca, ma sono rimasto affascinato solo quando ho letto il libro di Mary Mapes, l’ho contattata e lei era ancora sulla difensiva. Volevo fare il giornalista una volta e mi hanno sempre affascinato i film su questo tema. Lei è una donna straordinaria e ho pensato che valesse la pena fare questo film” ha dichiarato il regista durante la conferenza stampa all’interno della Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica. Purtroppo a causa di un ritardo sul volo la Mapes non ha potuto incontrare la stampa presente al festival, ma Vanderbilt è stato molto disponibile nel raccontare il dietro le quinte e la realizzazione di questo film molto tradizionale, ma anche coinvolgente ed intrigante per oltre due ore di proiezione. L’interpretazione di Cate Blanchett è magnetica ed ipnotica e si alimenta della presenza di Robert Redford che, tuttavia, rimane marginale rispetto alla donna determinata e coraggiosa protagonista. “Una storia come questa è caratterizzata da molti opinioni sui fatti. Abbiamo letto il libro e ho passato molto tempo con Rather e Mary Mapes, ho parlato con molti suoi colleghi e altre persone coinvolte…ho cercato di fare un po’ il lavoro da giornalista, ma un film ha bisogno di un punto di vista, quello del protagonista. Tuttavia ho cercato di filtrare tutte le informazioni ed accompagnare il pubblico attraverso gli occhi della protagonista principale” ha aggiunto Vanderbilt.

Come Spotlight che abbiamo visto alla scorsa edizione del Festival di Venezia, Truth racconta un giornalismo di altri tempi, attento ed organizzato, che insegue la verità ad ogni costo, scontrandosi con la dura realtà del sistema politico e sociale del paese. “Guardando alla società giornalistica di prima è indubbio che siamo ad una svolta. Quella è stata la prima volta in cui internet ha influenzato una notizia, una svolta del giornalismo. Si tratta di una caduta del Re molto in stile shakespeariano. Eravamo nel momento cruciale della campagna elettorale, c’era una situazione nuova dopo l’11 Settembre, gli animi erano accesi e si parlava molto del servizio militare… è questo mi ha fatto credere che fosse irrinunciabile fare questo film” ha spiegato il regista, riflettendo poi sullo scopo di un film così, che prova a fare luce su un fatto importante della storia che ha portato ad importanti conseguenze: “Mi piace lasciare nel pubblico degli interrogativi, ma sta a voi decidere quale è la verità”. Quando un film tocca una sfera delicata come la politica e l’interesse pubblico ovviamente può disturbare qualcuno. Riflettendo su questo Vanderbilt ha detto:  “Sapevamo che questo film non avrebbe fatto contenti tutti, ma abbiamo raccontato la storia dal punto di vista di Dan e Mary. Non penso di essere stato tenero con loro, ma ho solo raccontato una storia con onestà. Il film non adotta un punto di vista sulla famiglia Bush, ma lascia al pubblico la scelta.  Al centro c’è la storia di una donna e basta”. 

Penso veramente che i giornalisti siano degli eroi, la loro è una professione importante perché come società ci mantiene in una condizione di sanità mentale. E’ importantissimo continuare a fare domande a chi è al potere. Credo che se potesse nascere un dibattito con questo film sul ruolo dei mass media nella società sarei molto contento. Esistono ancora molti giornalisti pronti a fare domande scomode anche se c’è molto più rumore di sottofondo”. 

Scritto da Letizia Rogolino
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