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Felice Laudadio: Paolo Virzì è l’erede di Mario Monicelli

Attualità, Interviste, Personaggi

30/11/2010

“Un gesto in linea perfettamente con la sua concezione del mondo e con la sua visione della vita.” Così Felice Laudadio, Direttore della Casa del Cinema e del Festival Internazionale del cinema e televisione di Bari che, ogni anno, presenta il premio alla regia intitolato proprio a Mario Monicelli commenta la notizia del suicidio del grande maestro e amico “Un uomo totalmente autonomo che non ha mai voluto pesare su nessuno e che non poteva accettare di sentirsi ridotto nella sua libertà di movimento. Mario non poteva pensare di dipendere dagli altri e quindi, conoscendolo, deve avere agito contro se stesso così come si fa con un oggetto che non serve più. E’ stato coerente.” Apparentemente sembrerebbe non essere stato lasciato alcun biglietto di saluto e Laudadio non è sorpreso nemmeno di questo dettaglio “Monicelli viveva da solo in una casa molto piccola al Rione Monti a Roma. Negli ultimi mesi era bloccato a letto e aveva contratto molti malanni al punto da risultare quasi cieco. Non trovo il segno di alcuna affrettata disperazione nel suo gesto, ma coraggio, decisione, consapevolezza del tempo, dell’età e di se stesso.”

Laudadio ricorda come, in fondo, per lungo tempo la critica italiana non abbia mai capito bene chi fosse davvero Mario Monicelli “Nel 1987, il mio ultimo anno di direzione del Festival di Rimini, avevo deciso di dedicargli un tributo. All’epoca fui attaccato in maniera furibonda da parte della critica che si domandava perché rendessi onore a quello che, sostanzialmente, poteva essere considerato solo ‘un regista di serie B’. Mario Monicelli fu testimone di un mio pesantissimo scontro verbale con certi ‘critici da salotto’ rispetto alla loro incapacità di capire gli ‘Autori veri’ prima che questi muoiano. Se la critica italiana avesse mai capito qualcosa di lui, lo avrebbe fatto quando lavorava in coppia con Steno come nel caso di un film come Guardie e Ladri. Non solo un capolavoro con Totò, attore capito anch’egli molto dopo, ma anche una sceneggiatura e una regia magistrali. E’ assurdo che si debba morire per essere valutati qualcosa. Lo stesso Fellini, del resto, era stato maltrattato con i Vitelloni. Monicelli è stato vittima del provincialismo all’italiana. Meno male che in Francia facesse parte della triade dei grandi maestri beneamati come “Comencinì, Scolà e Monicellì”. Qualcuno lì lo ha definito ‘un regista francese dal cognome italiano’…in più, come se non bastasse, Mario Monicelli è stato anche un grande campione di incassi.”

Cosa ha reso così unico il suo lavoro? Il giornalista e critico non ha alcun dubbio: “La sua capacità abbastanza unica di guardare oltre le cose. Non era un uomo tenero, ma al tempo stesso era capace di creare grandi emozioni, non cercando situazioni facili, bensì scomode. Mario Monicelli era un uomo controcorrente in grado di andare tanto lontano da scoprire cosa vi fosse oltre.”

Felice Laudadio aggiunge un ricordo scherzoso “Quando a Viareggio, sua città natale, dove dirigevo il Festival EuropaCinema gli ho dedicato per i suoi novanta anni l’ultima grande retrospettiva sul suo lavoro, gli avevo domandato di potere intitolare a suo nome il Premio alla Regia del nuovo evento che mi accingevo a fare nascere. Lui mi ha guardato e mi ha chiesto con aria ironica: “Quante volte pensi che potrò venire a consegnarlo?” Eppure, nel 2009 Monicelli era andato proprio a Bari a premiare Paolo Sorrentino per il Divo proprio con il riconoscimento a suo nome.  “Dedicheremo a gennaio una retrospettiva incrociata dei suo film con quelli della sua amica Suso Cecchi D’Amico.” Annuncia il Direttore e su chi possa essere considerato, oggi, “l’erede” di Mario Monicelli, Laudadio non ha alcun dubbio: “Paolo Virzì”.

Scritto da Marco Spagnoli
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