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Fate il vostro gioco! Arriva Sherlock Holmes Number Two!

Attualità, Interviste

11/12/2011

Che gioia andare al cinema ed assistere ad un eccellente film di grande intrattenimento intelligente e divertente. Questo e molto altro è Sherlock Holmes – Gioco di Ombre, secondo capitolo delle avventure di uno degli uomini più dotati intellettualmente e non solo usciti dalla penna di un altro genio Sir Arthur Conan Doyle.

Robert Downey Jr. (Sherlock Holmes) e Jude Law (John Watson) tornano sugli schermi dal 16 dicembre, distribuisce Warner Bros. in 600 copie e ci fanno vivere una nuova pericolosissima e spettacolare impresa, ancora diretta dal talentuoso Guy Ritchie.

A Roma per presentare il film sono arrivati Guy Ritchie, Robert Downey Jr. e due dei produttori: Joel Silver e Lionel Wigram. Accolti da un grande entusiasmo, vista la riuscita assoluta della pellicola, Ritchie afferma subito: “Non vi sono particolari segreti che vi devo svelare perché questo sequel è venuto così bene, tutto lo si deve a Conan Doyle, quello che serve è tutto stato già scritto alla fine del XIX° secolo. Prima di James Bond, del Doctor Who e di chiunque altro vi venga in mente perché Holmes ve lo ha ricordato, esisteva già. Doyle è stato un grandissimo scrittore ed è stato il primo sceneggiatore che ha creato un action/hero intellettuale”.

Aggiungiamo inoltre che la straordinaria combinazione di un regista fondamentalmente legato al cinema indipendente come Guy Ritchie - vedi RocknRolla, Lock and Stock, Snatch e poi Sherlock Holmes - e un attore come Robert Downey Jr. anche lui perennemente altalenante da film come Guida per riconoscere i tuoi santi ad Iron Man, più una Major dietro che ti produce hanno dato come risultato, quello che tutti gli amanti del cinema si augurano sempre: un buon film di intrattenimento che non consideri il pubblico dei lobotomizzati. E i due Sherlock Holmes ne sono tra le migliori dimostrazioni.

Dopo l’enorme successo del primo film ritroviamo Holmes e Watson sempre giovani – come del resto erano nei primi romanzi di Sir Arthur Conan Doyle – energici, abbiamo uno Sherlock ironico e vitale, lontano dagli stereotipi di vittoriano ingessato di tanti film o serie tv. Del resto, un tipo che nei romanzi si inietta cocaina e morfina – ‘perché la vita è troppo noiosa’ – è lontano dall’immagine del vittoriano bacchettone, anche se questa parte della psicologia di Holmes è, chiaramente, solamente accennata nei film di Ritchie. In questa nuova avventura oltre ai nostri due ritroviamo l’affascinante Rachel McAdams ovvero Irene Adler, ma la sua parte è ridotta perché la vera protagonista femminile è Noomi Rapace (la hacker Lisbeth Salander della trilogia Millennium – Uomini che odiano le donne), nel ruolo della zingara Sim che legge il futuro e aiuta il detective nelle sue indagini. L’antagonista – che nel primo film tramava nell’ombra ma non appariva mai – è il terribile Professor Moriarty (Jared Harris), il ‘Napoleone del Crimine’ secondo Holmes. E, indimenticabile, l’entrata di un attore grandioso come Stephen Fry nei panni di Mycroft Holmes, fratello del protagonista. Guy Ritchie ci ha detto che l’idea di coinvolgere un ‘mostro sacro’ come Fry gli è stata suggerita dal suo amico Chris Martin, il leader dei Coldplay.

Holmes ha un talento deduttivo strepitoso, è scontroso e a volte insolente – soprattutto nei confronti delle forze dell’ordine – ed è, talmente affascinante, che non si può non adorarlo. Proprio come il suo epigono il Dottor House, modellato dagli sceneggiatori sul carattere di Holmes e definito il ‘detective della malattie’. Combinazioni che rendono e dimostrano la perenne vitalità dei personaggi di Conan Doyle.

Robert Downey Jr. che è geneticamente ‘cool’, non lo disegnano è nato così, a proposito della sua conoscenza dei libri di Doyle confessa: “Ho iniziato a leggere i racconti e i romanzi di Conan Doyle solo di recente, quando mi hanno proposto di interpretare Holmes e, da allora, sono rimasto totalmente affascinato dalla sua creatura. Io non ho mai letto tantissimo, in generale e non me ne vanto di certo, ma Holmes è unico, sia sulla pagina che sullo schermo. Lo si può interpretare in tanti modi. Non è solo un uomo cerebrale, è anche un uomo d’azione. Leggi Conan Doyle e ti rendi conto quanto gli piacciano le pistole e gli stiletti, e se c’è da pestare qualcuno Holmes non si tira mai indietro. Ama la boxe. Un Holmes d’azione non se l’è inventato Guy Ritchie”.

Infatti questo secondo episodio è ancora più pieno di azione, lotte e acrobazie, come è andata? “Rispetto al primo Sherlock Holmes ho imparato a preservarmi meglio. – continua l’attore - Niente lividi e punti di sutura. Le cose rischiose le lascio fare volentieri alla mia controfigura. Però la cosa buffa è che il set è imprevedibile e a volte ci siamo ritrovati a girare scene davvero ardite io e Jude Law e in quelle d’azione abbastanza ordinaria, come una piccola corsa, subentrava lo stuntman. Però sono vicino ai 50 anni e ho detto a Guy fammi apparire fantastico e fisicamente capace sullo schermo, altrimenti te la farò pagare”.

Quello che si percepisce in maniera evidente è l’alchimia totale che esiste tra lei, Jude Law e il regista. Siete amici anche nella vita o avete trovato un’armonia di lavoro? “Siamo molto amici anche nella vita – dice Downey Jr. – ed è verissimo quello che dite perché è la chiave di svolta e di riuscita di entrambi i due film. E, sia chiaro, questa non è una condizione che trovi sempre sui set, è una fortuna piuttosto rara. Abbiamo un enorme rispetto uno dell’altro, ci sentiamo totalmente liberi da ogni tipo di paranoia e ognuno di noi ha sempre mantenuto la propria professionalità e la propria personalità senza compromessi e senza filtri. Detto questo il capo della gang rimane Guy Ritchie (ride n.d.r.), no è vero, è lui il vero leader e il suo talento sta nel guidare il cast e tutta la troupe senza mai urlare, senza impartire ordini. E’ un’ottima guida perché ha sempre un atteggiamento di apertura, lascia spazio anche all’improvvisazione e sa trarre il meglio da ogni persona”.

Lei nella sua lunga e incredibile carriera ha sempre variato è passato da film piccoli, indipendenti a blockbuster, cosa farà in futuro? “A parte che mi vedrete in The Avengers e siamo ancora dalle parti dei blockbuster, io effettivamente, rimango un newyorkese indipendente anche se vivo a Los Angeles da molti anni. Lavoro con Susan, la mia seconda moglie che è produttrice e che presto mi renderà padre di un secondo bambino, e non posso essere più soddisfatto di così. Ma per tornare alla domanda insieme a Susan stiamo lavorando su un paio di progetti a basso budget in cui io possa fare qualcosa di completamente diverso da questi filmoni. Magari anche dirigerne uno, anche se, da quanto mi risulta, fare il regista è un lavoro piuttosto faticoso... e non so se sono pronto. Diciamo che mi piacerebbe fare il regista con gli stessi orari, incombenze e responsabilità che ha un attore. Detto questo sono perfettamente d’accordo con quello che è emerso durante questa conversazione. Non esiste solo il cinema indipendente e i blockbuster hollywoodiani. Sherlock Holmes è la tangibile dimostrazione che unendo talenti con background diversi puoi ottenere ottimi risultati. Io e Guy abbiamo una mentalità molto indie, quindi piuttosto rivolta alla libertà e al non sottostare alle ‘regole’ dello star system, però abbiamo avuto anche la quantità di denaro adatta per realizzare un film pieno di effetti speciali e con altri attributi che necessitano di soldi. E, mi pare che il risultato abbia superato l’esame. Vedremo come andrà al botteghino. Se avrò un Buon Natale dipende anche da questo... scherzo, prima di tutto c’è la nascita tra un mese del mio secondo figlio. Elementare gente!”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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