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Fantasmi a Roma - Anteprima di Nine

Anteprime, Attualità, Recensioni

14/01/2010

Nine non è il remake di Otto e Mezzo di Federico Fellini, così come, qualche anno fa, The Producers non era il rifacimento di Per favore non toccate le vecchiette, bensì una pellicola ispirata al musical di Broadway che lo stesso Mel Brooks aveva tratto dal suo film di oltre trenta anni prima.

Lo stesso accade per questa produzione diretta dal regista di Chicago e Memorie di una Geisha, Rob Marshall che non vuole puntare a reinterpretare il capolavoro di Fellini, bensì a mettere in scena la versione cinematografica dello spettacolo musicale dall’enorme successo negli Stati Uniti.

Ultima sceneggiatura del compianto regista italo – inglese, Anthony Minghella, cui il film è peraltro dedicato, Nine pur avendo una serie di ottime idee e un cast stellare di prima grandezza, ha, però, non pochi problemi, soprattutto nella sua seconda parte quando si avvia inesorabilmente verso un finale malinconico e minimalista, lontano dall’entusiastica trascendenza dell’io dell’originale felliniano.

La fine di Nine non risulta in linea con il senso che dovrebbe avere la storia che, in maniera sintetica e, forse, non esaustiva, è bene ricordarlo, non racconta il ricominciare daccapo di un regista, bensì il superamento delle proprie incertezze e dubbi, in una trasfigurazione visiva dove il protagonista e lo spettatore acquisiscono il beneficio di una nuova prospettiva visionaria irresistibile sulle note della musica di Nino Rota.

Al di là di paragoni inutili sta di fatto che, soprattutto nella sua seconda parte, la vicenda del regista incapace di scrivere la sceneggiatura del suo nuovo film, alle prese con un’amante esigente, una moglie paziente, una madre onnipresente e una musa recalcitrante, non risulta stimolante, ma, in realtà, un po’ noiosa.

In compenso, l’elemento visivo di questa produzione è strepitoso e Daniel Day Lewis ripropone tutto il suo grande fascino nel seguire e reintepretare da grande talento qual è il personaggio portato sullo schermo da Marcello Mastroianni che altro non era se non una proiezione di Fellini stesso.

Le donne del film sono tutte desiderabili e bellissime: Penelope Cruz, Marion Cotilliard, Nicole Kidman e Kate Hudson, nonché Fergie e Sofia Loren nei panni della madre incarnano aspetti diversi, talora contrastanti e perfino contraddittori della bellezza e della femminilità.

Interessante e sublime in certi momenti, ridondante e stanco in altri, Nine è un film da vedere e apprezzare comunque, per lo sforzo titanico di ricreare un’epoca e un contrasto tra religione, moralità, moralismo e rivoluzione sessuale che, oggi, appare se non superato, certamente meno urgente rispetto allora.

In questo senso i personaggi creati da Marshall richiamano, come spettri, un’era di cui costituiscono senza dubbio le ombre eleganti e un po’ malinconiche.

L’elemento glamour, lo stile affascinante di un’epoca irripetibile, il giocare con la leggenda, lo sforzo creativo di lavorare su un materiale tanto straordinario è qualcosa di sicuramente apprezzabile nonostante alcuni stereotipi. Il problema sorge semmai laddove, a fronte di determinati contenuti visivamente notevoli, viene a mancare il sostegno di una sceneggiatura psicologicamente rilevante sul piano esistenziale.

I sensi di colpa caratteristici del cinema di Minghella, si riflettono qui verso una seconda parte di un film dove bugie e tradimenti sono, in qualche maniera, puniti e dove solo un’eccessiva contrizione sembra potere condurre alla salvezza se non della propria anima, almeno, delle produzioni cui il protagonista lavora.

Intrigante e sensuale, Nine sarebbe potuto diventare uno dei grandi capolavori della storia del cinema se solo si fosse potuto lavorare di più sulla storia, puntando ad un maggiore equilibrio tra lo script e il lavoro sulle immagini.

Non aiutato da una colonna sonora appena sufficiente (le canzoni memorabili sono, forse, un paio…) Nine ha qualcosa di irritante, soprattutto per la sua enorme potenzialità sprecata in cambio di troppe banalità vagamente gratuite.

A mancare è anche l’interazione tra i protagonisti che sembrano relegati in una frammentata serie di numeri musicali, non particolarmente soddisfacenti e la mancanza di una coralità più dinamica.

Detto questo, però, Nine resta un film imperdibile per chi ama il cinema, ma soprattutto per chi si emoziona a vedere quella che resta, in ogni caso, una celebrazione di Federico Fellini e del suo genio.

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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