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Fandango porta al cinema Diaz

Attualità, Interviste

15/03/2012

“Diaz non è il primo film legato al cinema civile prodotto da Fandango: Le mani forti di Franco Bernini e Segreti di Stato di Paolo Benvenuti hanno già provato ad esplorare in maniera diversa stragi come quelle di Piazza della Loggia e di Portella della Ginestra. In parte anche un film scanzonato come Ora o mai più di Lucio Pellegrini rifletteva su quanto accaduto al G8 di Genova nella caserma Bolzaneto. Penso che si potrebbe e si dovrebbe fare più ‘cinema civile’. E’ una linea di produzione che mi interessa molto.” Domenico Procacci, produttore e fondatore di Fandango insiste sul fatto che Diaz è un po’ il coronamento di un percorso produttivo ed editoriale molto complesso: un film diretto da Daniele Vicari che dieci anni dopo i tragici fatti di Genova prova a raccontare la verità su quanto accaduto nella scuola Diaz di Genova in seguito ad un lavoro meticoloso di documentazione. E’ un po’ la summa di un lavoro portato avanti attraverso altri film e documentari. Forse non un punto d’arrivo, ma certo un momento molto importante del lavoro che Fandango porta avanti con libri, film e documentari rispetto ai fatti di Genova.” Spiega Procacci “Una storia troppo importante per essere dimenticata come tanti altri misteri italiani raccontata attraverso un film “anomalo” anche per come è stato prodotto.” 

Non crede che proprio grazie a questo lavoro peculiare e ‘anomalo’ che Fandango è diventata se non un marchio di qualità, certamente, un punto di riferimento per una generazione di persone che non si riconosce nel cinema mainstream legato alle commedie?

Non sono sicuro che il pubblico o parte di esso abbia questa percezione del prodotto Fandango. Purtroppo non sono anche del tutto certo che per un tipo di storie esista un numero di spettatori tale da giustificare il loro racconto. Certi film più difficili come Gomorra e Diaz sembrano trovare noi come interlocutore naturale, perché qui, rispetto a certi progetti, prevale sempre un certo interesse di carattere sociale rispetto all’esigenza, peraltro fondamentale, di potere, invece, fare sempre quadrare i conti a priori.

E’ vero, però, che alcuni progetti come Diaz non sarebbero mai stati realizzati da suoi colleghi. Anche Qualunquemente ha avuto Fandango come unico interlocutore…

E’ vero, ma in quest’altro caso era talmente divertente potere raccontare la politica attraverso quel tipo di sguardo e la genialità di Albanese: era un’occasione da non perdere. Quella rappresentazione della “malapolitica” mi attirava molto. Non so se altri non l’avrebbero fatto: è vero, qualcuno l’ha rifiutato, ma, forse, alla fine avrebbe comunque trovato uno sbocco. Diaz, invece, probabilmente non l’avrebbe mai prodotto qualcun altro, ma perché le motivazioni che ti spingono a produrre un film del genere si devono necessariamente confrontare con un rischio molto alto. Non sono operazioni che fai a cuor leggero. Eppure le devi fare, perché non si può lasciare il cinema italiano ad un modello unico di cinema e con un’offerta fondata esclusivamente sulla commedia. Nel nostro campo la domanda viene formata anche dal tipo di offerta. Noi vogliamo continuare a mantenere alta e salda un’attenzione per i contenuti sociali.

Fandango distribuisce direttamente Diaz…

Non c’è un obbligo a comprare e distribuire dei film da parte di nessuno. Non mi ha costretto nessuno a produrre questo film e io non posso costringere nessuno a farlo. Del resto in ogni paese ci sono storie che non fa piacere vengano raccontate. Noi l’abbiamo fatto e questo è l’importante, perché speriamo possano essere raggiunti dei risultati concreti come, ad esempio, l’apertura di una discussione sul fatto che i poliziotti possano essere identificati attraverso un codice alfanumerico o che in Italia venga introdotto il reato di tortura assente nel nostro ordinamento. Se Diaz permettere di raggiungere questo risultato, sarei l’uomo più felice del mondo. Il cinema può dare un contributo importante alla vita sociale del paese soprattutto quando racconta i fatti realmente accaduti che non sono mai stati contestati da nessuno. Non ci sono dubbi rispetto a quanto si vede nel film.

Diaz arriva nelle sale immediatamente dopo Romanzo di una strage: l’inizio di un cambiamento o solo ‘coincidenze’?

Le uscite dei film sono dettate sempre da una forte casualità. Il tempo di gestazione e di realizzazione porta a delle insolite coincidenze che, poi, agli occhi del pubblico prendono altri contorni. Anche nel caso di Acab un film molto diverso da Diaz che, però, ha qualche innegabile punto in comune. Si tratta, in ogni caso, di segnali positivi. Il primo risultato importante, però, è che film come Diaz oggi esistono e possono arrivare nelle sale dopo avere vinto un premio ad un Festival importante come quello di Berlino. Cattleya e Fandango, oggi, possono affrontare progetti più difficili.

A cosa sta pensando?

Abbiamo progetti belli e molto difficili che stiamo provando a realizzare: Un uomo tratto dal romanzo di Oriana Fallaci, Q del gruppo Luther Blisset, poi, Wu Ming. Film che hanno bisogno di molto lavoro e che vanno pensati per un mercato ampio, necessitando di un’impostazione diversa. Sarei felice di potere produrre il prossimo film di Gabriele Muccino se pensasse di tornare qua in Italia.

Ligabue?

E’ una delle persone con le quali mi diverto di più a lavorare. Non è un talento inespresso, ma che continua ad esprimersi in modalità diverse e con grandi risultati. Dipende da lui: da quando avrà voglia di raccontare una storia adatta ad un film. Certo mi piacerebbe molto. Sono molto contento dei registi con cui ho lavorato in questi anni.

Parliamo di televisione?

Produciamo il programma di Serena Dandini e continueremo a farlo. Per il resto è molto difficile entrare nel mercato della produzione televisiva che è molto chiuso. Le proposte fatte non hanno suscitato grande interesse a parte la vita di Oriana Fallaci su cui stiamo ancora lavorando. Un progetto molto bello che richiede un budget adeguato per essere raccontato. Lo stesso dicasi per la serie di Gomorra che è attualmente in via di sviluppo. In un mondo ideale sarebbe bellissimo vedere una miniserie legata ai fatti di Genova che parte dall’addestramento dei reparti prima del G8, prosegue con la morte di Carlo Giuliani, continua con gli eventi della Diaz e di Bolzaneto, e segue i processi. Raccontare questi dieci anni in forma di serie tv sarebbe davvero molto interessante.

Quale posizione ha Fandango per le coproduzioni internazionali?

Siamo aperti a valutare ogni proposta come abbiamo fatto in passato con La versione di Barney. Ovviamente dipende dal tipo di impegno e dal progetto.

Quali sono i progetti che stanno per partire?

Stiamo lavorando a Tutto tutto niente niente le cui riprese inizieranno a fine maggio e che dovrebbe uscire distribuito da 01 il 4 gennaio 2013. Tra gli altri progetti Rolando Ravello porta al cinema la sua piéce teatrale Agostino e Sergio Rubini inizierà presto le riprese del suo nuovo film. Titoli differenti da Diaz: nel frattempo stiamo lavorando anche su progetti di forte rilievo sociale.

Scritto da Marco Spagnoli
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