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Eyes, un cortometraggio onesto sull’attuale indifferenza

Attualità

14/06/2018

Raccontare l’indifferenza che ci travolge oggi, quasi come se fosse un cambiamento climatico, è spesso complesso, anche un po’ scomodo, soprattutto per chi vive e subisce l’indifferenza come la generazione dell’ideatrice del cortometraggio EYES, Maria Laura Moraci. Eppure, ella non si scompone e spiattella la cruda realtà quotidiana sommersa dal mare di cinismo ed egoismo di chi circonda, sempre più inerte a quello che succede intorno a loro e soprattutto, sempre più vizioso. Quello che sicuramente convince, già nei primi minuti, è l’utilizzo dei colori (qui la mano di Ciprì e Baracca è evidente) ma soprattutto la naturalezza degli interpreti, che non tentennano neanche per un secondo nella loro immedesimazione ad occhi chiusi, rendendo il tutto vivo e reale, il che aiuterà poi la parte finale del corto.

Andiamo con ordine, però. Fin da subito, i protagonisti si mescolano perfettamente tra trasgressione e normalità uniti proprio dall’indifferenza che questi due elementi vivono quotidianamente. I ritratti familiari sono esattamente quelli che potremmo vivere noi stessi o comunque le persone a noi vicine, indice che la regista ha colto pienamente le sfaccettature dell’immediato quotidiano della sua città e che forse si ritrova a vivere molto spesso, in quanto giovane e quindi come tale protagonista della società urbana di oggi. La trasgressione però, è sicuramente l’aspetto ripreso meglio: non si bada a coprire nulla, si cerca la verità e la si ritrova proprio nei colori sopracitati, che lasciano un senso triste ma frenetico, in movimento, senza possibilità quasi di poterci fermare a ragionare sul tutto il circondariato. Forse è proprio questo che scaturisce l’indifferenza che caratterizza la prima parte del video.

Prima parte che sfocia poi nello scenario comune definitivo, la fermata del bus, dove accadono i momenti che più rappresentano il cinismo e l’egoismo sociale attuale. I vari elementi ora vengono presi singolarmente, e possiamo capire quello che di solito non cogliamo del tutto o magari proprio non vogliamo vedere. I sentimenti che salgono nel nostro animo sono diversi, ma hanno un unico comun denominatore: l’asperità del momento. Dalla quasi rassegnazione del mancato approdo al bus della prostituta-madre scorta poi mestamente dal suo avventore, al leggero sdegno dell’inopportuno sarcasmo della prima ragazza seduta, allo spazientirsi verso l’impellenza della ragazza rimasta a corto di tecnologia, alla rabbia e amarezza verso il cinismo e quasi cattiveria delle due giovani che, beffatesi di un’ignara signora, continuano i loro comodi senza remore, fino al quasi fastidio verso la frenetica pomiciata dietro la fermata. Il tutto diventa poi esattamente retorica, come dice il giornale del signore in attesa dell’autobus. L’indifferenza è colta punto per punto, ma poi d’un tratto ci soffermiamo su chi non sembra essere esattamente indifferente, su chi probabilmente subisce per davvero l’indifferenza altrui. Ci ritroviamo ad essere rappresentati dalla ragazza con le cuffie e dall’uomo che disegna. Sebbene essi sembrino pienamente immersi nel contesto generale, sono quelli più attenti a ciò che li circonda, ed è qui che lo spettatore diventa pienamente consapevole di ciò che accade. Il tutto è il preludio della scena finale.

La scena finale inizia con un urlo costante, agghiacciante, che reclama aiuto. Una richiesta d’aiuto che diventa sempre più impellente, scandito, reclamato ed è qui che tutti i protagonisti, ma anche lo spettatore, si risvegliano dal torpore dell’indifferenza. Aprono finalmente gli occhi non solo del proprio viso, ma quelli del proprio animo. Iniziano a scaturire tutte le sensazioni personali nell’assistere a quello che il disegno dell’uomo (ed è qui che ci rendiamo conto che effettivamente è uno dei soli due che si rendono conto di quello che accade davvero intorno) dà un significato chiaro. In questo momento, il sentimento dello spettatore è ben definito: lo sconforto sale sempre più, mettendoci una seria inquietudine nell’animo e facendoci davvero proiettare nella realtà circostante, che è il vero obiettivo del cortometraggio e della regista che, dedicando il lavoro a Niccolò Ciatti, ci fa capire come ci si sente nel vedere una tragedia consumarsi nell’indifferenza generale, e ci riesce egregiamente, non mancando davvero di nulla.

Scritto da Letizia Rogolino
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