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Eva contro Eva: donne pericolose per Brian De Palma!

Attualità, Interviste, Personaggi

07/09/2012

Una storia che ricorda moltissimo uno dei capolavori del regista americano, Brian De Palma, ovvero Vestito per uccidere, ma anche Eva contro Eva, Basic Instinct e tanto Alfred Hitchcock. Ma non provate a dirlo a De Palma che non prende per niente bene queste osservazioni.

In Passion, in concorso qui a Venezia, ci sono tutti i feticci del De Palma autore di thriller: le maschere, le parrucche, i sex toys, la biancheria intima, i dialoghi provocanti, perversi e taglienti come sciabole e, chiaramente, l’utilizzo del doppio e dei sosia. Passion è un film con al centro due donne, che lavorano per una grande società di telecomunicazioni, ricoprendo ruoli da dirigenti, e sono la bionda Christine, interpretata da Rachel McAdams, e la sua collaboratrice, la bruna Isabelle ovvero Noomi Rapace. Non capiremo mai fino in fondo chi sono, il doppio, lo specchio, i sosia, servono per confondere la loro identità. O meglio le tante identità che mettono in scena.

Due attrici perfette, una icona della commedia romantica come Rachel McAdams che qui mostra tutto il suo lato oscuro e la sua perversione. E un’interprete come Noomi Rapace che abbiamo conosciuto nei panni punk della hacker Lisbeth Salander di Uomini che odiano le donne che in Passion si mostra smarrita, sottomessa, soggiogata dal fascino di Christine. Ma mai come in un thriller nulla è come appare.

La bionda e la mora. Christine e Isabelle due donne piene di talento, potenti, ricche, che a colpi di coltello piantato tra le scapole giocano al gatto con il topo, in un incrocio di attrazione, repulsione, dolore e piacere. Fino a quando il gioco non diventa: mortale!

Passion di Brian De Palma è liberamente ispirato a Crime d'Amour di Alain Courneau che è stato interpretato da Kristin Scott-Thomas e Ludivine Saigner. E, anche questo film di De Palma, è una produzione completamente europea. La pellicola è stata interamente ambientata e girata a Berlino con una troupe tedesca. Splendida la colonna sonora che ha composto un collaboratore storico di Brian De Palma: Pino Donaggio.

Il regista arriva a Venezia accompagnato da una delle due interpreti, Noomi Rapace.

"Questa storia mi ha attratto da subito - afferma De Palma - perché è una lotta per il potere tra donne ed un mistero legato ad un omicidio. Il fatto poi che si tratti di un thriller, il genere che meglio si presta alla narrazione per immagini, con anche delle note divertenti mi hanno dato la possibilità di esprimermi nelle corde che sono più vicine al mio modo di fare cinema. Mi cimento con questo genere da ventidue anni, direi da Doppia personalità. Quando ho visto il film di Corneau ho apprezzato moltissimo come lui ha trattato e presentato queste donne ma io ho pensato ad un modo, totalmente diverso, di rivelare l'omicidio. Ho riscritto la sceneggiatura in modo che ci fossero sorprese continue e molti possibili sospetti, affinché non si sia mai certi dell'identità dell'assassino. Ho anche elaborato alcuni trucchi per far sì che lo spettatore creda ad una cosa mentre in realtà ne sta succedendo un'altra".

Come ha affrontato l'intensa, ambigua, oscura e pericolosa relazione tra Christine (McAdams) e Isabelle (Rapace)? "Noomi Rapace è pericolosa. Può far davvero paura nel ruolo di Isabelle perché non riesci mai a capire cosa possa passarle per la testa e hai decisamente l'impressione che possa uccidere qualcuno. Rachel McAdams è sexy e si è divertita moltissimo ad interpretare un ruolo che non le avevano mai proposto, quello della bella, potente e viziosa Catherine. Sono state bravissime entrambe perché solitamente alle attrici non piace impersonare donne manipolatrici mentre sia Rachel che Noomi si sono calate fino in fondo nella loro parte. Inoltre loro due avevano già lavorato insieme in Sherlock Holmes - Gioco di ombre di Guy Ritchie e si conoscono abbastanza da poter abbandonare le realtà rassicuranti e avventurarsi in territori pericolosi. Insieme non temono alcuna situazione, il che le rende una coppia dinamica e avvincente da vedere in azione".

Per questo film si è citato spesso Vestito per uccidere soprattutto per l'uso delle maschere e di tutti i feticci che ci ricordiamo dai suoi magnifici thriller ... "Ma non ho una ossessione per la maschera e il travestimento, diciamo che mi servono per nascondere il volto dell'assassino. In Passion l'idea era quella di utilizzare la maschera che è praticamente il calco del volto di Christine e che lei mette sulla faccia dei suoi partner sessuali per far sì che ogni volta lei ha la sensazione di fare l'amore con sé stessa. La maschera può anche rappresentare la sua mitica sorella gemella che Christine racconta essere morta da piccola e per colpa sua... che questa gemella esista o meno, ovviamente non lo rivelo: è un segreto".

Altro aspetto ricorrente dei suoi film: persone identiche, sosia, anche qui i personaggi sono difficili da identificare perché hanno tratti molto simili... "Questo è voluto perché quando si fa un thriller l'identità deve essere qualcosa di ambiguo. Ma sul perché ci siano queste ossessioni che si ripetono nella mia cinematografia non ne ho idea. Direi che in quasi tutti i miei film si trovano altrettanto spesso situazioni che producono senso di colpa, un esempio è quello che ho detto prima, ovvero Christine racconta ad Isabelle la storia di questa sorella gemella e di un incidente avuto da piccole di cui lei si sente la responsabile dato che ha causato la morte della sorella. Mi sono ricordato che quando ero molto giovane, era presente una brutalità che si scatenava sui membri più deboli della mia famiglia. Questo valeva per mio padre, per mia madre e per mio fratello maggiore Bruce. Mio fratello è più grande di me di due anni e mi ricordo benissimo che quando avevo dieci anni volevo proteggerlo dalla brutalità che si scatenava dalla violenza che, a volte, esplodeva tra i miei famigliari, e non ne sono stato chiaramente capace, visto che ero solo un bambino. Credo che da tutto questo nasca la mia necessità di mettere in scena personaggi con sensi di colpa molto profondi".

Vista l'attrazione che c'è tra le due protagoniste, lei definirebbe Passion un thriller erotico? "E' difficile da dirsi. Nel film originale, Alain Corneau lascia soltanto intendere l'attrazione sessuale tra i personaggi, mentre Noomi e Rachel la esprimono in maniera più chiara. Non ho mai detto loro: "Baciatevi e siate erotiche". Lo hanno fatto spontaneamente e sono davvero molto efficaci ed attraenti".

“Come ho già detto molte volte – aggiunge De Palma – io preferisco fotografare le donne che gli uomini. E in questo film ci sono donne bellissime che non sono spaventate dalla nudità e dal sesso. In ogni caso questo film parla di donne ed è anche diretto ad un pubblico femminile. E’ per questo motivo che ho curato moltissimo il lato estetico, sia delle protagoniste che dell’ambientazione, ho voluto essere più controllato ed elegante. Lo stesso vale per la violenza: non l’ho mai resa troppo esplicita perché so che le donne ne restano turbate”.

Noomi Rapace come è stato interpretare Isabelle, un personaggio decisamente interessante? “Su questo sono d’accordissimo. – afferma Noomi Rapace – anche perché per ogni ruolo che accetto di interpretare cerco subito un modo per capirlo, e questa può essere la conferma di quanto mi abbia intrigato Isabelle. L’aspetto che mi interessa maggiormente nella recitazione è non risultare finta, non fare mai uscire una nota falsa, devo sempre riuscire a tradurre me stessa nella persona che devo interpretare. E Isabelle è stata veramente difficile da trovare, è una donna mentalmente a pezzi anche se è estremamente intelligente. I suoi pensieri girano in modo psicotico e non so che diagnosi fare ma è ovvio che è molto disturbata. Inoltre dovevo interagire con Rachel ed entrare in sintonia con il suo ruolo che è quello di un'altra donna, profondamente, disturbata. Per me è stato un sogno lavorare con Rachel, perché in Sherlock Holmes ci siamo conosciute come persone ma non abbiamo interagito come attrici. Io la trovo un’attrice incredibile, l’ammiro molto e potermi sfidare, sotto la guida di un profeta, una icona come Brian De Palma, è stata una opportunità e un processo fantastico. Mi ha colpito nel cuore e nell'anima”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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