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Ethan Hawke ha presentato a Venezia Good Kill, il nuovo film di Andrew Niccol

Attualità, Conferenze stampa, Personaggi

08/09/2014

Il regista e sceneggiatore di film come The Truman Show, Gattaca - La Porta dell’Universo, In Time e  il recente The Host, ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il nuovo film Good Kill, in cui Ethan Hawke interpreta un pilota militare che, schiavo del progresso, si ritrova a pilotare i droni, un nuovo strumento di guerra che agisce di nascosto. Invece di volare a bordo dei potenti jet dell’esercito americano, egli è relegato tutto il giorno in una piccola stanza, dove, insieme ai suoi colleghi, manovra i droni lontani chilometri per portare avanti la guerra contro i talebani. Ma le sue azioni e gli ordini che arrivano dai superiori, sono spesso in contrasto con la sua idea di guerra e il pilota padre di famiglia comincia a riflettere sulle sue azioni, entrando in conflitto con se stesso e cadendo in una specie di depressione che rovina il suo equilibrio personale e sociale.

“E’ difficile fare un film militare senza sostegno da parte dell’esercito. Ho cercato di camminare su una linea retta, facendo luce su una cosa senza schierarmi. Si tratta di un racconto prudente” ha dichiarato il regista Andrew Niccol in conferenza stampa a Venezia, sottolineando la questione politica che fa da sfondo al film. “La politica è alle spalle del film. Io e Zoe rappresentiamo questa generazione di soldati, i primi ad affrontare una situazione del genere. Questo è il centro del film. Andrew ha fatto un ottimo lavoro nel raccogliere quello che c’è di politico dietro” ha sottolineato Hawke. Infatti, dopo una ricerca documentata sul campo, anche grazie alle dichiarazioni di persone che fanno questo lavoro tutti i giorni nella vita reale, gli attori si sono preparati perfettamente per i rispettivi ruoli. Come ha spiegato Zoe Kravitz che fa parte del cast: “é stato molto noioso, abbiamo lavorato con piloti di droni veri e la quantità di azione nel film è un po’ esagerata. In verità sono persone che siedono per ore in una stanzetta e spesso non fanno niente, è logorante dal punto di vista fisico e psichico”. E’ stato affascinante incontrare queste persone che operano con oggetti così moderni. Prima del film non sapevo cosa fosse un attacco con i droni, e il film mi ha dato un contesto. Si tratta di un’arma efficace che esiste al mondo” ha aggiunto Hawke.

Pur trattando il tema della guerra, Good Kill approfondisce l’aspetto umano ed emotivo dei protagonisti, di questi soldati che non sono chiamati a scendere in campo e combattere per il proprio paese in modo ordinario, ma giocano ad una specie di Playstation di ultima generazione. Il rischio è quello di non comprendere il valore della vita e della morte in senso reale e, la separazione tra la consapevolezza del proprio lavoro e il senso del dovere è molto sensibile a turbamenti e debolezze. “Questa generazione si trova di fronte a questioni simili a quelle delle generazioni precedenti. Solo il modo di fare guerra è diverso e quindi solleva un’altra serie di interrogativi. Mi interessa l’aspetto umano, cosa pensano i soldati che partecipano alla guerra” ha affermato Ethan Hawke, che si è immerso in questo mondo vivendo da vicino la sindrome post stress che vivono alcuni soldati. Il film è interessante, educativo ma anche coinvolgente. Il ritmo e la sceneggiatura lineare e corposa, sono arricchite da una regia dinamica e attenta ai personaggi e alle situazioni. “Non ho aspettative su come verrà ricevuto il film dal pubblico americano, ma spero che accenderà discussioni, e venga considerato come un racconto preventivo di quello che potrebbe accadere” ha concluso il regista, che ha portato sullo schermo una storia che fa luce su un problema scomodo ma reale, in cui si sottolinea il fatto che un soldato, per quanto addestrato e fedele al proprio paese, mantiene la sua natura umana e, se non ha il coraggio di ribellarsi ad alcune scelte dettate dal profitto e dalla sete di conquiste, viene risucchiato in un sistema oscuro e patetico che non lascia scampo e logora gradualmente dall’interno.

Scritto da Letizia Rogolino
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