questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Englishwoman in New York - Intervista a Carey Mulligan

Interviste, Personaggi

22/10/2010

Dopo l’esordio cinque anni fa con Orgoglio e Pregiudizio nel ruolo della più giovane delle tre sorelle Bennet e una serie di apparizioni in film importanti come Nemico Pubblico, Carey Mulligan ha conquistato la sua nomination all’Oscar con An Education tratto dal romanzo di Nick Hornby che raccontava la storia d’amore di una ragazzina poco più che adolescente per un uomo adulto, ma di grande fascino al punto da raggirare i genitori, piccolo borghesi, di lei. Adesso la vediamo protagonista di Wall Street 2 – Il Denaro non dorme mai in cui interpreta la figlia arrabbiata di Gordon Gekko. “Non so nulla di finanza e nonostante tutto ce l’ho fatta a interpretare la figlia dell’icona di Wall Street.” Scherza la venticinquenne attrice britannica “I miei genitori lavorano nell’industria alberghiera e mio fratello è andato a Oxford con molti suoi amici arruolati dalla Goldman Sachs già quando erano al College. Tutti hanno perso il loro posto di lavoro nel 2008. Mi sono preparata un po’ per questo ruolo dal punto di vista finanziario, ma non ho fatto nulla di paragonabile a quello che hanno dovuto studiare Shia Lebouf e Frank Langella. Amo prepararmi bene per i miei ruoli perché più studi, più sei pronta e a tuo agio davanti alla macchina da presa.”

Cosa ha richiesto questo ruolo?

Sicuramente un grande impegno sul piano del lavoro. Spesso, mentre mi trovavo sul set, Oliver diceva: “Quanto sei inglese!”. Così mi sono dovuta adattare, al di là dell’accento, ad andare un po’ oltre. Nella scena del litigio con Shia io non mi sentivo a mio agio e dicevo a Oliver “Non ti sembra troppo”. Lui serafico mi rispondeva: “Mannò!  E’ così che litigano le donne americane.”

Quindi?

Una volta mi ha obbligato ad andare a vedere una partita di football in modo da farmi immergere nella cultura americana e nel mondo di cui dovevo essere figlia sul grande schermo.

E l’accento?

Quello non rappresenta un problema tecnico sebbene io sia intimamente convinta che un accento diverso, ad un attore, porti via comunque qualcosa. Preferisco recitare con il mio accento londinese.

Parliamo del rapporto con Oliver Stone?

Qualcuno mi aveva avvertita del fatto che Oliver adora strapazzare i suoi attori, prendendo di petto le loro fragilità. Mi sono presentata sul set molto dinamica e tosta. Non volevo che si prendesse gioco della mia vulnerabilità, perché sapevo di dovere avere qualcosa da proteggere. Sono, infatti, convinta che si possa vivere le emozioni dei personaggi dovere necessariamente manipolare le proprie. Oliver dirige gli interpreti adattandosi a loro: a Shia, per esempio, richiedeva qualcosa di molto confuso e, al tempo stesso, forte. Un atteggiamento che Shia adorava.

Un set molto complesso…

Ma interessante: sinceramente diffido quando su un set tutto sembra perfetto e in armonia. Evidentemente non c’è la giusta tensione creativa, mentre io sono convinta che se c’è qualche casino le cose funzionano meglio per tutti. Adoro l’onestà di Oliver e il suo modo di prendermi in giro. E’ una persona gentile e determinata.

Scritto da Marco Spagnoli
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA