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Eli Roth

23/02/2006

Il cinema horror americano oggi è senza palle, mentre non c'è nulla più spaventoso di George W. Bush
America Oggi: Intervista a Eli Roth


Dopo il successo di Cabin Fever, il trentatreenne Eli Roth, figlio di uno psichiatra che insegna ad Harvard, ha realizzato Hostel, in uscita il 24 febbraio da Sony.
Costato quattro milioni di dollari e prodotto da Quentin Tarantino ne ha incassato quasi cinquanta al box office americano, Hostel segna una rivincita di una certa idea di cinema politico collegato al genere horror.
Hostel ha avuto un successo enorme…
Credo che il motivo per cui il film ha tanto successo sia un altro: l'America oggi ha paura. Abbiamo come Presidente una scimmia che ci ha precipitato in una guerra senza fine e senza via d'uscita. Avevamo un grande esercito che oggi è ridotto ad un branco di ragazzini spaventati. Le persone hanno paura e hanno bisogno di urlare. Nella vita di tutti i giorni non puoi farlo. Cosa penserebbe la gente di te? E allora te ne vai al cinema per sfogarti vedendo un film del terrore. Mi creda, però, non c'è nulla di più spaventoso – oggi come oggi – di George W.Bush.
Cosa pensa di Bush?
Oggi come oggi in America i pazzi hanno preso il controllo del manicomio: un uomo distaccato che ha sempre vissuto in un mondo fatto di soldi e petrolio che pur non avendo mai combattuto ed essendo un imboscato manda i giovani a morire in una guerra inutile. Oggi le cose stanno peggiorando e dopo la sua politica di invasione di Afghanistan e Iraq c'è tanta gente che non vede l'ora di farsi saltare in aria portandosi appresso un bel po' di americani. Nel frattempo Dick Cheney controlla i media e la gente sa che non c'è possibilità di vincere la guerra. I nostri soldi non ci servono a nulla e il nostro esercito è inerme. Poi, come se non bastasse, è arrivato l'uragano Kathrina…guardate cosa è successo: sono arrivate le Giubbe Rosse canadesi in Louisiana prima che il nostro esercito! I canadesi sono arrivati prima di noi a New Orleans? Dal Canada?!! La gente urlava di paura, mentre Bush e Cheney erano in vacanza, mentre la gente si sparava per le strade con i poliziotti che sono subito scappati. E' stato l'Armageddon!!! Beh, la metafora di quello che è accaduto a New Orleans è presente nella mente di tutto il paese. Siamo sull'orlo di una catastrofe e qualcuno dice che io faccio film dell'orrore. Siamo seri, la mia è solo finzione.
Hostel è un film dal sottotesto politico?
Assolutamente sì, per me gli unici horror che hanno un senso e che rimangono nel tempo sono quelli che mantengono insieme un sottotesto di qualche genere.  Il mio cinema nasce da un'inquietudine molto personale che metto sul grande schermo. E' un film sul concetto di sfruttamento attraverso il dollaro e il potere. La cosa più ridicola è che soltanto il 12% degli americani possiede un passaporto. Noi non viaggiamo e pur non lasciando le nostre città, crediamo di sapere tutto riguardo al mondo. Altri, invece, vogliono venire in Europa per trarre vantaggio dalle cose che nel vostro continente si possono trovare in maniera un po' più facile come droga, prostituzione ed emozioni forti. Questo comportamento è un po' come quello patologico alla base del sito Internet tailandese: la ricerca del prossimo livello di eccitazione. Hostel è una critica sull'America che non conosce le culture differenti e che ci rende un popolo molto ignorante riguardo gli altri. Nel film, ad un certo punto, si dice: "da quando c'è stata la guerra in Slovacchia non ci sono più tanti giovani maschi…" Eppure non c'è stata nessuna guerra e il tipico ragazzo americano, che non sa nemmeno che esiste uno stato con questo nome, abbozza, credendoci. Gli americani sono convinti che il denaro possa comprare loro tutto, nonostante il fatto che siamo molto odiati grazie a Bush e non si rendono conto che i soldi non servono più, perché i nemici che ci siamo fatti sono insensibili alla corruzione.  La mia non è una critica all'America, ma semmai è una modalità per commentare il comportamento americano degli ultimi anni. Qualcuno ha detto che io critico la Slovacchia di oggi, ma non è vero: la mia è solo una terra di finzione nata dalla combinazione di stereotipi americani sul resto del mondo…

Scritto da ADMIN
Tag: eli roth
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