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È morta Brittany Murphy

Attualità, Personaggi

20/12/2009

L’attrice Brittany Murphy è morta domenica mattina (ora del Pacifico) nella sua casa di Los Angeles per arresto cardiaco e a nulla sarebbero serviti i vari tentativi di rianimazione da parte dei paramedici chiamati sul posto dopo essere stati avvertiti dalla madre dell’attrice che aveva compiuto trentadue anni lo scorso 10 novembre.

Protagonista femminile di film come Sin City, Ragazze interrotte, 8 mile, Oggi sposi e Don't Say a Word, l’interprete è morta in circostanze ancora da confermare e che al momento sembrerebbero portare all’ipotesi di un infarto.

Cantante, nel 2006 aveva registrato un brano con Paul Oakenfold, Faster Kill Pussycat, e aveva registrato due pezzi per la colonna sonora del film d'animazione Happy Feet, la cover dei Queen Somebody to Love e un’altra degli Earth, Wind & Fire, Boogie Wonderland.

Sposata dal 2007 con lo sceneggiatore Simon Monjack, Brittany Murphy era tra i protagonisti del nuovo film scritto e diretto da Sylvester Stallone ed intitolato The Expendables dove sono presenti anche Jason Statham, Jet Li, Dolph Lundgren, Eric Roberts, Mickey Rourke, Bruce Willis e Arnold Schwarzenegger. Primissima l’aveva incontrata, l’ultima volta, a Londra nel dicembre del 2006 per parlare di Happy Feet. Vi riproponiamo l’intervista in occasione del film diretto da George Miller che ha vinto l’Oscar per la migliore pellicola d’animazione.

 

(Londra) - “Hai pranzato? No? Aspetta vado a prenderti un paio di panini…” Nella vita possono succedere tante cose, è vero. Quella di trovarsi in una stanza del celebre Dorchester Hotel di Londra con un’affascinante attrice americana che si preoccupa del tuo stomaco resta, però, una delle più imprevedibili. Quando Brittany Murphy torna dopo qualche minuto con un vassoio pieno di tramezzini il tempo sembra essersi fermato. Sexy, simpatica e carica di energia, l’interprete che quest’anno compirà trent’anni è circondata da una strana leggenda secondo cui il padre, Angelo Bertolotti, sarebbe stato un piccolo boss della mafia di Atlanta in Georgia. Al momento del divorzio dei genitori, Brittany Bertolotti avrebbe assunto il cognome irlandese della madre. Pettegolezzo o realtà, la bionda alta un metro e sessanta che ha dimostrato al mondo le sue qualità vocali in Happy Feet dove – tra l’altro - ha cantato le canzoni della ‘pinguina’ protagonista, è una ragazza affascinante che – in esclusiva per Primissima – racconta la sua grande passione per il cinema e la musica: “Il mio genere preferito è il Jazz che canto sempre. Le tre canzoni che amo di più in assoluto sono Little Girl Blue nell'interpretazione di Nina Simone, My funny Valentine cantata da Chet Baker e la versione di Sarah Vaughan di Lullaby of Birdland".

Perché?

Queste tre canzoni si sono manifestate in momenti differenti e – al tempo stesso - cruciali della mia vita, diventando, ognuna per qualche ragione particolare, parte integrante della mia esistenza. Le canto spesso senza nessuna forma di retropensiero. Mi piace perdermi tra le loro note e parole. Provo delle sensazioni piacevolissime nel farlo.

Un amore enorme per il Jazz…

Sì, perché sono cresciuta con questa musica.

E’ andata addirittura a cantare in Iraq per i soldati americani…

E’ vero e il mio sogno resta quello – un giorno – di andare in tournée. E’ stato straordinario esibirsi davanti a così tante persone nel tour dell’USO in Iraq. E’ un sogno potere cantare davanti ad un pubblico di persone che ci tiene così tanto alla tua performance. Sto ancora pensando alla possibilità di incidere un mio album di canzoni jazz. Il problema è che per farlo devo essere sicura non sia compromesso sotto il profilo creativo. Non sono quel tipo di persona che lavora in un film e – nello stesso momento – registra il suo disco. Ho il mio stile di lavoro anche nella musica.

E quando l’ha appreso?

Al di là delle incisioni di cui tutti sanno come quella con i Tears for Fears e nel brano di Paul Oakenfold Faster kill pussycat lavoro spessissimo per tanti artisti facendo in modo che il mio nome resti anonimo. Lavoro da tanti anni nei dischi di altri.

Perché in maniera anonima?

Perché mi concentro sulla musica senza pensare all’elemento promozionale.

Lei lavora a Hollywood da quando aveva nove anni: quanto è stata dura?

Abbastanza, ma non esagererei il fatto che farcela a Hollywood sia difficilissimo. Ogni industria e non solo quella del cinema può essere spietata o crudele. Se fossi qui con te a parlare del mio lavoro di contabile in una banca sono sicura che ti potrei raccontare della competizione esistenze con gli altri impiegati. Noi siamo esseri umani e la cosa importante è quella di sapere interagire al meglio con gli altri esseri umani. Sono felice, amo la mia vita e mi sento davvero fortunata dal fatto che a differenza di tanti colleghi con un talento superiore al mio, sto lavorando. Vedi: ho iniziato a fare degli spot televisivi quando avevo poco più di dodici anni, poi, a tredici anni mi sono trasferita in California da sola. La mamma è arrivata solo tre mesi dopo. Avevo un’accompagnatrice e vivevo nella casa del mio manager insieme ad altri ragazzi. Era una situazione pazzesca. Così ho supplicato mia madre di venire a prendermi e lei si è trasferita, armi e bagagli, in California per vivere con me dopo avere venduto la casa che avevamo e tutto il resto. Ha fatto in modo che il mio sogno di diventare attrice si avverasse, perché così era molto più facile lavorare.

Parliamo di Sin City 2: a che punto siamo?

Non abbiamo ancora iniziato le riprese, ma abbiamo saputo che potremmo, forse, girare subito anche il terzo capitolo. Staremo a vedere.

Che esperienza è lavorare in quel tipo di film?

Ti farò un esempio molto semplice e chiaro. Ricordi la mia scena di dialogo con Bruce Willis? Beh, tieni presente che la prima volta che io ho incontrato Bruce Willis di persona è stato la sera della Prima del film. Io ho recitato con davanti a me un tizio avvolto nell’impermeabile verde che indossa il suo personaggio. Tra una risata e l’altra e con qualche stop urlato da Robert Rodriguez ho girato quella sequenza interamente da sola…

Cosa le piace così tanto del recitare?

Il potere esplorare le emozioni delle persone. Mi va di pensare che è praticamente impossibile conoscere tutto. La cosa ‘figa’ del mio lavoro è che essendo un’arte non ti può mai stancare.

Il segreto per farcela?

Nel mio caso la mia famiglia: ho una casa a Hollywood, ma vivo soprattutto con mia madre e la famiglia di mio zio dove ci sono tanti cugini e cugine. Per me la casa è dove sta la mia mamma. Nel frattempo, ovviamente, viaggio molto, ma avere una famiglia da cui tornare è per me importantissimo. Non so immaginare un’altra vita anche se sono consapevole che – in genere – le persone sono più concentrate sugli oggetti, sulle cose da avere, sul glamour. Cose che a me – in generale – non interessano molto. Sono stata educata in modo differente: lavoro per vivere, non vivo per lavorare. Attenzione: mi piace lavorare e adoro quello che faccio, ma non sono ossessionata al punto da parlare solo di questo. Non mi è mai stato regalato nulla e tutto quello che ho, me lo sono conquistata duramente.

Adesso è più facile?

La realtà è che le cose non diventano mai davvero ‘facili’. Possono andare meglio come per me adesso. Ma bisogna continuare a lavorare duramente. La sai una cosa? In fondo mi piace che le cose vadano così. Sono orgogliosa del fatto di potere dire di non avere ‘barattato’ la mia vita con nulla. Una cosa che sono davvero in pochi a potere dire…Sono grata al cielo di potere sedere qui davanti a te e dire una cosa del genere sapendo di non stare mentendo.

Scritto da Marco Spagnoli
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