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Dylan Dog – il film: il regista Kevin Munroe parla del suo lavoro sul personaggio

Attualità, Interviste

16/03/2011

Arriva oggi, 16 marzo, nelle sale italiane, Dylan Dog – Il Film, noto personaggio dei fumetti nato dalla mente di Tiziano Sclavi nel 1986 (diventato il secondo fumetto più venduto in Italia dopo Topolino, l’autore non ha avuto nulla a che vedere con questa versione) per la regia di Kevin Munroe (regista di TMNT- Teenage Mutant Ninja Turtles) e impersonato da Brandon Routh che abbiamo conosciuto in Superman Returns diretto da Bryan Singer nel 2006.

Per tutti gli amanti di Dylan Dog ecco un’altra avventura dell’atipico investigatore. Brandon Routh è un Dylan Dog scanzonato e impavido che, stufo di zombie e vampiri, ha scelto di andare in pensione anticipatamente, trasferendosi a New Orleans. Ma il lavoro del detective del mistero non è davvero mai finito e sarà costretto a tornare in azione per decifrare le iscrizioni ritrovate su un antico manufatto che ha il potere di annientare l’umanità.

A Roma per l’uscita del film il regista afferma come è stato coinvolto in questo progetto. “Avevo completato un anno prima il film sulle Tartarughe Ninjadice Munroe – quando mi è arrivata la proposta di realizzare Dylan Dog, un progetto che all’epoca era in giro da otto anni; la Platinum era la titolare dei diritti. La sceneggiatura era già pronta: quando mi è arrivata, l’ho letta e l’ho trovata assolutamente eccezionale, perché credo avesse tutti gli elementi necessari per realizzare questo tipo di film, tutte le potenzialità utili per costruire un mondo completamente nuovo, cosa che fondamentalmente è quello a cui ogni regista aspira”.

Un Dylan Dog molto diverso dal fumetto di Sclavi, sia per quanto riguarda il personaggio che per l’ambiente che lo circonda, aspetti che non si sa come saranno presi dai puristi del genere... “Quando trasponi sullo schermo un fumetto si va incontro a delle differenze tra i mondi nei quali i personaggi vivono. – dice il regista - Se a questo poi si aggiunge una fedele base di fan, ci si accorge che vi sono delle differenze tra i due con le quali bisogna fare i conti: questo accade quando si porta sullo schermo una vera icona. Comunque i due metodi sono diversi: l’unico modo per trasporre così come è il personaggio del fumetto una volta portato sullo schermo sarebbe di attaccarlo attraverso una pinzatrice. E poi il cinema è un insieme di vari elementi, tra cui la sceneggiatura e la regia. Quello che abbiamo cercato di fare è stato rimanere fedeli allo spirito del fumetto: speriamo di esserci riusciti. Aggiungo che io non ho incontrato Tiziano Sclavi, non ho avuto alcun contatto con lui o altri, non so nemmeno se hanno visto il film. Credo che fondamentalmente i loro rapporti siano stati maggiormente coi produttori”.

Ma il fascino di Dylan Dog rimane... “Perché a mio avviso. – conclude Munroe - Dylan Dog rappresenta un antieroe, un personaggio veramente particolare che affronta il mondo a modo suo e che sembra molto spesso sentirsi più a suo agio con ciò che è surreale piuttosto che con la realtà. Girando poi a New Orleans mi sono reso conto che si tratta della città più infestata da fantasmi e spiriti di qualsiasi altra, il che è una cosa che mi dà i brividi, oltre che renderla interessante e affascinante al tempo stesso. Quindi l’ho osservata un po’ anche attraverso il punto di vista di Dylan Dog: un ambiente invitante ma al contempo strano, bizzarro e che fa paura. E’ questo il lato che mi ha attratto di più in particolare: non è il classico personaggio americano, tipo quelli di Michael Bay”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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