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Dulcis in fundo: La Bottega dei Suicidi

Attualità, Conferenze stampa, Interviste

19/12/2012

Il regista francese Patrice Leconte, noto per film come: Confidenze troppo intime, Il mio migliore amico, L’uomo del treno, La ragazza del ponte, Il marito della parrucchiera, si è cimentato per la prima volta con un film di animazione. Per la precisione con un musical di animazione: La Bottega dei Suicidi, tratto dal romanzo di Jean Teulé.

Una storia davvero ‘da morir dal ridere’, passateci la battutaccia, in quanto narra di una città grigia e piovosa dove tutti gli abitanti sono depressi al punto di pensare che l’unica soluzione è togliersi la vita. In questo scenario apocalittico gli unici felici della situazione sono la famiglia Tuvache, i quali posseggono un negozio, chiamato ‘La Bottega dei Suicidi’, un luogo luminoso, profumato e lucente dove potete trovare l’ultimo veleno di moda, la corda per impiccarsi più glamour e una katana che viene direttamente dal Giappone. I Tuvache, padre, madre, e due figli sono ricchi sfondati. Ma un giorno nasce il terzo figlio: Alan, un ragazzino che sorride sempre, con le sue gambette magre e la bocca che si allarga, in ogni momento, da un angolo all’altro. Alan è felice, ride spessisimo, ama la vita, e per i Tuvache è una vera disgazia… Ma, grazie a lui, tutto cambierà molto presto…

Patrice Leconte (nella foto) è venuto a Roma per presentare La Bottega dei Suicidi, che uscirà il 28 dicembre per Videa – CDE ma non è stato accolto da una grande notizia. E’ arrivata una circolare del Ministero che annuncia che il film uscirà vietato ai minori di 18 anni perché potrebbe istigare i più giovani verso il suicidio. Una notizia che non ha lasciato allibito solo il regista ma anche la stampa tanto è fuori da ogni criterio di buon senso. Il film è estremamente divertente, ed è un inno alla vita, quindi questa decisione è assolutamente assurda ed incomprensibile.

“E’ l’unico Paese che ha preso questo provvedimento – ci dice Leconte – in nessun luogo dove è uscito il film si è mai sollevata questa questione. Sinceramente non capisco e mi dispiace molto. Mentre giravo il film ho sempre avuto in mente mia nipote di otto anni. Una volta finito l’ho fatto vedere a mia nipote e a dei suoi amichetti e gli è piaciuto tantissimo proprio perché si sono identificati con il personaggio di Alan che è un bambino felice. Inoltre mi ha detto che gli adulti spesso non sorridono e sono troppo seriosi e gli è sembrata molto reale questa visione della realtà. Il libro da cui è tratto di Jean Teulé ed è stato un bestseller per molti anni e non ha mai subito nessuna censura. Inoltre che senso ha vietare un film ai minori di diciotto anni se tra pochi giorni il mondo finirà… Scherzi a parte il messaggio del film è che la vita è bella, non per niente sui titoli di testa ho messo la canzone di Jacques Trenet, La joie de vivre che, fa da contrappunto, con le immagini grigie che aprono la storia”.

Quando ha deciso di provare a cimentarsi con l’animazione ed, in particolare, con un romanzo come La Bottega dei Suicidi? “In realtà questo progetto – continua Leconte – mi era già stato proposto da un produttore alcuni anni fa ma la mia risposta era stata no. Non vedevo come era possibile fare un film live-action con un tema del genere, per me era infattibile. Quando è arrivata la proposta di realizzarlo come film di animazione e a forma di musical ci ho ripensato. Nell’animazione non ci sono limiti, si è completamente liberi, si può fare di tutto proprio perché i personaggi sono disegnati e non sono persone in carne ed ossa. La Bottega dei Suicidi mi ha anche dato la possibilità di cimentarmi con l’animazione – che era un desiderio che covavo da parecchio tempo – e di esprimere un humour nero che non avevo mai potuto sperimentare”.

“Ci vuole sempre una buona dose di incoscienza – ci dice Leconte – quando si dice di sì ad un progetto che per te è completamente nuovo. Ma io credo fermamente che nella vita non bisogna fermarsi troppo a riflettere altrimenti rischi di trovare mille motivi per non fare niente. Occorre essere più intuitivi ed istintivi. Lo so che la vita non è sempre bella, ma la pellicola che ho prodotto è chiaramente un invito ad andare avanti e superare i momenti più bui. Ci sono anche quelli solari, allegri o, addirittura, felici. E poi Teulé che io stimo enormemente come scrittore mi ha detto: ‘Il libro l’ho scritto io ma il film è tuo, considerati completamente libero di adattarlo come meglio credi”. E questo mi ha aiutato molto nello scrivere la sceneggiatura”.

Infatti il finale del suo film è diverso dal romanzo? “Sì, è vero. Il libro, incredibilmente, ha un finale assolutamente pessimista che io non volevo per il mio film. Alan nel romanzo si getta da un palazzo. Ho trovato questo finale impossibile, non potevo farcela, non poteva essere la fine del mio film. E così l’ho cambiato in maniera decisamente più ottimista”.

C’è qualche film di animazione o di altro tipo al quale si è ispirato? “Visto il tema mi piacerebbe dire Tim Burton ma non sono lui. Più che a film di animazione, che amo molto, ho pensato a vecchie commedie come Arsenico e vecchi merletti o Ladykillers che sono splendide pellicole che parlano con leggerezza della morte ma, a mio avviso, sono molto più sopportabili di tanti violenti film hollywoodiani che sono usciti in questi anni. Per quanto riguarda l’animazione trovo un capolavoro assoluto, Nightmare Before Christmas di Burton, la serie di Wallace et Gromit, Valzer con Bashir e il film della Pixar, Monster & Co. la cui sceneggiatura dovrebbe essere insegnata nelle scuole”.

Quando ha dovuto scegliere con quale tipo di animazione realizzare il film ha preso in considerazione altri metodi oltre a quello che poi ha scelto del disegno animato e in 2D? “No, non ho preso in considerazione altri metodi, mi è sembrato da subito il migliore. Sarà perché io fin da piccolo disegno e quindi amo moltissimo disegnare. Chiaramente per La Bottega dei Suicidi i disegni non li ho fatti io, ma un gruppo di professionisti, io mi sono occupato della regia e, infatti, ne è uscito un disegno animato”.

La colonna sonora e le canzoni del film – che in Italia sentirete doppiate – sono state curate da Etienne Perruchon, compositore, anche lui per la prima volta alle prese con un film di animazione che ha fatto un lavoro sublime.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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