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Due Pagliacci e una Bomba Sexy Balada Triste de Trompeta

Attualità, Recensioni

07/09/2010

Inizia con un ironico coro di risate sul passaggio del lungo elenco dei nomi dei finanziatori del film nei titoli di testa, il nuovo lavoro del talentuoso regista spagnolo Alex De La Iglesia in concorso al Festival di Venezia.

Un altro tangibile segnale dell’ironia di questo cineasta che da sempre dà vita a lavori originali e sofisticati, nati sul confine tra comicità e violenza, tra tenerezza e disgusto.

Balada Triste de Trompeta che sarà distribuito da Mikado in autunno anche in Italia è una pellicola dalla vocazione grottesca e dallo spirito nichilista in cui De La Iglesia distilla quasi settanta anni di storia spagnola, attraversando – in pratica - tutto il franchismo, utilizzando immagini di repertorio e un’attenta ricostruzione dell’epoca.

Il film racconta la storia del figlio di un clown morto ai lavori forzati dove era stato condannato per crimini politici in seguito ad un rapido coinvolgimento nel movimento di Resistenza contro l’ascesa del Caudillo, Francisco Franco. Dopo un’infanzia un po’ disgraziata, l’uomo decide di seguire le orme del padre e di diventare anche lui un pagliaccio: entrato in un piccolo circo si innamora, però, della compagna del suo datore di lavoro con cui deve necessariamente esibirsi in coppia.

Ecco dunque che la guerra senza esclusione di colpi tra due clown innamorati della stessa donna, la splendida attrice Carolina Bang, diventa l’occasione per una sorta di duello tra due specie di supereroi deformi nel contesto della Madrid del 1973.

Una sorta di duello iperfumettistico nello stile di “Joker contro il Pinguino” sullo sfondo di eventi storici tragici e funesti, realmente accaduti prima del definitivo collasso del franchismo.

Divertente, ma a tratti confuso, Balada Triste de Trompeta è visivamente molto intrigante e conquista lo spettatore con il suo sorprendente freak show circense non privo di reminescenze del cinema di Fellini e, forse, perfuno del Big Fish di Tim Burton.

Una sceneggiatura più incisiva e meno ripetitiva avrebbe alleggerito questo film, rendendolo, forse, più godibile. Al tempo stesso, però, non si può non riconoscere l’originalità della visione di De La Iglesia che tra fumetto e cultura pop (la ragazza, ad esempio, finisce in un night club di nome Kojak con tanto di foto di Telly Savalas dietro di lei) costruisce una pellicola complessa piena di riferimenti cinematografici forti al cinema e alla televisione spagnola, nonché ad una serie di citazioni che vanno da Il Gobbo di Notre Dame a La Bella e la Bestia.

L’iconicità dei suoi clown inquietanti, poi, consente a De La Iglesia di confrontarsi con un immaginario visivo molto forte che va da Charlie Chaplin a Stephen King e di giocare con il duello e il dualismo immaginanifico tra il pagliaccio comico e quello triste.

Peccato che l’autocompiacimento dell’inquadratura e il gusto maniacale per una divertita messinscena dei dettagli, appesantiscano la narrazione, rendendola in alcuni momenti un po’ troppo confusa e in altri eccessivamente convulsa.

Un film in cui, passo dopo passo, percepisci il sentimento beffardo di De La Iglesia per un riflesso deformato del nostro mondo dominato da pulsioni forti come desiderio, vendetta e volontà di sopraffazione.

Scritto da Marco Spagnoli
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