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Due donne e il segreto di un ventaglio

Attualità, Recensioni

05/07/2011

Il Ventaglio Segreto di Wayne Wang

Il regista di Smoke e Blue in the face, Wayne Wang dirige una delicata storia d’amicizia tra due donne ambientata nella Shanghai di oggi.

Scritto da un team di sceneggiatori americani guidati dal Ron Bass di Rain Men e Il Matrimonio del mio migliore amico, Il Ventaglio Segreto racconta la vita di due ragazze portate sullo schermo da Bingbin Li e Gianna Jun che hanno trascorso tutta la gioventù insieme e che il destino rischia di vedere separate per sempre.

Un’amicizia tra due persone che ha il suo specchio in un racconto ambientato nella Cina del passato dove altre due donne, interpretate, però, dalle stesse attrici sono il frutto dell’invenzione di una delle due. In un continuo gioco di rimandi tra la realtà del presente e la finzione letteraria del passato, lo spettatore conosce la vita e le speranze di due ragazze che si considerano come due sorelle in un sofisticato gioco emotivo in cui presente e passato, realtà e invenzione continuano a rincorrersi.

Una pellicola molto femminile dove una delle due scopre qualcosa dell’altra attraverso la lettura del romanzo e tramite gli incontri con uomini e donne che, fino a quel momento, avevano fatto parte della sua vita.

Realizzato con un’ottima confezione che va dalle musiche originali di Rachel Portman ad una bella fotografia, Il Ventaglio Segreto è tratto dal romanzo di Lisa See e propone anche quello che è poco più di un cameo di Hugh Jackman nel ruolo di un uomo d’affari australiano che intrattiene una relazione con una delle due protagoniste.

Se sotto il profilo visivo, il film è piacevole e interessante non altrettanto di può dire per il suo andamento narrativo che per quanto intrigante non riesce mai a coinvolgere pienamente lo spettatore in una storia dai tempi emotivi dilatati per certi versi già vista e per certi altri mai davvero incisiva e con alcune soluzioni stilistiche di una banalità sconcertante. Un dramma dal profilo ‘alto’ che ogni tanto crolla repentinamente, seguendo le scorciatoie delle soap opera e le fascinazioni di un cinema in cui l’estetica dovrebbe ingentilire contenuti, senza, però, purtroppo riuscirci. Pur avendo un grande orizzonte di riferimento e un valore produttivo importante, il film è più melenso che coinvolgente visto che la narrazione su carta non viene mai sublimata in scelte davvero efficaci sul piano narrativo cinematografico.  Un vero peccato, soprattutto, perché la parte nel passato (peraltro meno interessante e riuscita di quella nel presente) solleva un tema importante come quello delle limitazioni imposte alle donne dalla società dell’epoca e avrebbe potuto offrire qualcosa in più allo spettatore per un film che resta comunque da vedere per gli appassionati dell’estremo Oriente non solo dal punto di vista cinematografico.

Scritto da Marco Spagnoli
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