Si è preso, in un certo senso, una pausa dalla saga di Spider-Man tornando all'horror: Sam Raimi dirige Drag me to Hell e considera il film una sorta di racconto morale "E' una storia che mette in guardia dai rischi dell'avidità." Dice il regista, sceneggiatore e produttore impegnatissimo su una serie di progetti tra cui il quarto capitolo cinematografico delle avventure dell'Uomo Ragno. "Quella di Drag me to Hell è - in un certo senso - una storia che celebra una sorta di punizione per le persone avide."
Questo film richiama un po' l'horror vecchio stile...
Sono d'accordo: è stata una scelta consapevole. Non volevamo usare troppa computer grafica, ma lavorare soprattutto su un certo tipo di immagini senza mostrare troppo e abusare. E' un po' come nel cinema degli anni Cinquanta quando non c'erano molti soldi o, addirittura, si preferiva che il pubblico usasse di più la propria immaginazione. Abbiamo provato a suggerire agli spettatori certe cose, senza, di fatto, mai arrivare a mostrarle.
Come è nato Drag me to Hell?
Vent'anni fa quando io e mio fratello stavamo lavorando per la Universal alla sceneggiatura di Darkman. Dopo decine di riscritture senza che nessuna soddisfacesse lo Studio abbiamo deciso di lavorare a qualcos'altro per distrarci e per andare a focalizzare su qualcosa di creativo le nostre frustrazioni. Così è nato questo film che recentemente abbiamo pensato di riadattare e di riscrivere in parte.




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