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Donne a Hollywood: Io, Meryl e le altre - Intervista a Nancy Meyers, regista di E’complicato

Attualità, Interviste

18/03/2010

Nancy Meyers è una donna piuttosto ‘unica’ nel suo genere. Le sue qualità professionali fanno sì che insieme a poche altre tra cui Nora Ephron e la neo vincitrice dell’Oscar Kathryn Bigelow, continui a scrivere, dirigere e talvolta perfino produrre i film che fa. In un mondo di Hollywood governato soprattutto dagli uomini, le registe assomigliano quasi ad una specie minacciata dall’estinzione visto che il mondo del cinema commerciale americano punta a proporre pellicole adrenaliniche, il più delle volte, destinate ad adolescenti. Eppure Nancy Meyers va avanti riscuotendo grande successo con film come What Women Want, ultima commedia interpretata da Mel Gibson, Tutto può succedere con l’insolita coppia Jack NicholsonDiane Keaton, L’amore non va in vacanza con Jude Law, Cameron Diaz, Jack Black. Nancy Meyers continua imperterrita a fare film destinati ad un pubblico adulto come il divertente E’ complicato con protagonista una strepitosa Meryl Streep lacerata da un imprevedibile ‘triangolo’ tra l’ex marito in crisi interpretato da Alec Baldwin e un fascinoso Steve Martin. “Tutto è nato pensando al mio divorzio e a quello che è accaduto dopo". Spiega la regista al telefono da Miami “Mio marito ha una moglie più giovane, i miei figli stanno diventando grandi, tra un po’ rimarrò sola a casa e, come si vede nel film, le cose non sono poi così perfette come credi: non sei tanto contenta come pensi di essere e un uomo di mezz’età, come il tuo ex, ha evidenti difficoltà ad avere un’altra famiglia così come vent’anni prima. In più ti domandi sempre se una persona che hai amato e con cui hai vissuto tanto, guardando sua moglie oggi, veda qualcosa di te. E’ complicato, è una commedia che intende esplorare tutte queste cose. La vita, infatti, non è mai chiara come la firma su una separazione. C’è sempre qualcosa che resta e per quanto provi ad andare avanti, le cose non sono mai troppo facili. Da qui è nata l’idea del mio film: un territorio interessante che poteva rivelarsi molto divertente. In questo senso, avere una storia con il proprio ex mi sembrava esilarante al punto che, immaginandomi tutte le complicazioni, mi è venuto da ridere da sola…”

Parliamo di Meryl Streep?

Una Star sempre più grande: l’unica che più passa il tempo, più diventa famosa e leggendaria.

Gli attori nei suoi film sembrano sempre dare il meglio di sé. Come ci riesce?

Non lavoro su tempi serrati e mi prendo un po’ di tempo per fare delle prove. Questo non mi rende molto popolare con gli attori, ma so che, alla fine, questo lavoro traspare sullo schermo e ‘si vede’. Io credo che, invece, sia necessario esplorare la possibilità di migliorare delle cose e delle scene. Mi prendo un po’ di tempo per studiare quello che è meglio per il film. Una scelta in apparenza assurda in un’era in cui il cinema è una fabbrica. Io, invece, voglio che gli attori si rilassino per potere essere loro stessi.

Film dopo film il suo cinema diventa sempre più intelligente e sofisticato…

Lei vuole dire che le donne migliorano quando invecchiano?

No, ma l’esperienza porta a realizzare qualcosa di più complesso…

La realtà è che più si invecchia, meno ci si sente soddisfatti di quello che, sulla carta, appare semplice.

Non potrebbe essere una reazione al cinema hollywoodiano di oggi?

Certo, Hollywood fa sempre meno film e quando li fa ci sono altre motivazioni. Oggi quello che muove il cinema sono le scelte economiche ed industriali. Non si fanno film per raccontare delle storie, ma per vendere dei prodotti ad esso collegati. Il merchandise dei Disney Stores, per esempio, genera un volume di affari più alto rispetto ai biglietti venduti dal singolo film e così, di fatto, il cinema sta diventando una forma costosa e assai sofisticata di pubblicità. Oggi i capi degli Studios sono dei dipendenti di grandi Corporations. Una volta, invece, quando ho iniziato, non era così. Certi film che ho fatto, oggi non li potrei più girare e, soprattutto, tante pellicole che hanno fatto sognare il pubblico, non verrebbero più prodotte al giorno d’oggi. Come potremmo giustificare certe produzioni all’interno delle strutture finanziarie delle aziende? Non tutti i film venivano fatti per diventare dei blockbusters. Così, adesso, chi controlla Hollywood può tagliare determinati prodotti: i film che non hanno per protagonista un uomo. Si sa, infatti, che gli uomini non sono interessati a vedere storie di donne. Gli Studios non fanno film rischiosi e così le donne vengono immediatamente eliminate dai progetti. Del resto Noi donne non siamo troppe interessati agli Iron Man, Spider Man, Batman e Superman. Per questo non ci sono troppe donne registe…

E lei come fa a fare un cinema così diverso?

In qualche maniera ce l’ho fatta. E’ un po’ misteriosa la questione, ma i miei film continuano a incassare anche se raccontano storie personali incentrate sula famiglia e sulle donne. Funzionano anche all’estero…e questo mi permette di continuare a lavorare facendo quello che voglio io.

Questo stato di cose non dovrebbe essere interpretato come un segnale che c’è ancora più spazio per film del genere?

Non saprei…non ci sono troppe persone che abbiano la volontà di sedersi a scrivere storie del genere che sanno quante poche possibilità abbiano di essere realizzate. Gli scrittori ‘tengono’ famiglia…se lei chiedesse oggi ad un capo degli Studios quanti film stanno producendo per persone sui cinquanta e sessanta anni le risponderebbero ‘zero’. Non è questo il cinema che viene fatto oggi…

Qual è la sfida per lei oggi?

Continuare a fare quello che faccio in maniera originale e divertente, trovando soggetti sui quali spendere un paio di anni della mia vita. In genere, ci metto un po’ a trovare le storie che cerco e che davvero mi interessano e mi colpiscano come nel caso della vita di una persona divorziata. Devo trovare storie che mi interessano e cose che voglio dire. Scrivere una commedia, di per sé, non lo trovo stimolante. La sfida è lasciarsi emozionare dalle storie.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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