questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Domenico Procacci parla del film sulla Diaz, le riprese iniziano il 25 giugno

Attualità

24/06/2011

L’occasione per saperne di più del film prodotto da Domenico Procacci (nella foto a sinistra) di Fandango, diretto da Daniele Vicari, su quello che avvenne al G8 di Genova e in particolare sui fatti accaduti alla scuola Diaz nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2000 è stata la presentazione del libro di Alessandro Mantovani, Diaz Processo alla polizia (edito da Fandango).

Vicari inizierà le riprese sabato 25 giugno, il titolo è Diaz, Don’t clean up this blood (Non pulire questo sangue) e nel cast il meglio degli attori italiani e europei: Elio Germano, Claudio Santamaria, la tedesca Jennifer Ulrich, la romena Monica Birladeanu, Pippo Delbono, Rolando Ravello, Alessandro Roja, Paolo Calabresi e il francese Ralph Amoussoue.

Il film precisa Domenico Procacci è una co-produzione Fandango con i romeni di Mandragora e i francesi di Le Pacte. Il sottotitolo: Don't clean up this blood, è stato aggiunto in quanto necessario. Serve per l’estero, ha affermato il produttore, “Diaz non dice molto, quasi nessuno se lo ricorda, addirittura sono in pochi a ricordare che c'è stato un morto".

"14 novembre 2008: all'indomani della sentenza di primo grado sui fatti del G8, chiamai Daniele Vicari, e ci scambiammo opinioni e pensieri, con un minimo comune denominatore: quella storia non  doveva finire così", ha detto Procacci.

E, a proposito delle polemiche nate durante l’ultimo Festival di Cannes, per una intervista rilasciata a Variety il produttore chiarisce: "Avevo detto che il film non sarebbe stato fatto pregiudizialmente contro la polizia, e nemmeno di nascosto. Ho chiesto un incontro con Antonio Manganelli, il capo della Polizia, gli ho lasciato copia della sceneggiatura: Diaz non sarà un processo alla polizia, ma racconterà quei fatti e quelli di Bolzaneto attraverso gli atti del processo, dove in appello è arrivata la condanna per la polizia".

L'incontro con Manganelli, rivela poi, non c'è stato, non solo: "La polizia non ci ha dato né armi né auto, come, viceversa, avviene abitualmente. Per i film difficili in Italia si cerca di accontentare tutti: vittime, polizia, istituzioni. Ma spetta a regista, sceneggiatori e produttori decidere il metodo: noi abbiamo parlato con tutti, black bloc, magistrati, carabinieri. E soprattutto ci siamo documentati molto leggendo tutto quello che è stato scritto sui fatti tragici di luglio del 2000”.

Ricordiamo, infine, che alla presentazione del libro di Mantovani c’era Riccardo Noury di Amnesty International. L’organizzazione aveva definito i fatti della Diaz: “La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA