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Quentin Tarantino: Django Unchained ‘Il mio film sul razzismo’

Attualità, Conferenze stampa, Eventi, Interviste

04/01/2013

Ottavo film per Quentin Tarantino e ottavo centro. Quentin Tarantino è stato eletto il regista più influente degli ultimi vent’anni ed uno di quegli autori il cui nome fa vendere il film più di quello degli attori. E, dire che anche sul fronte del cast, il regista sceglie sempre benissimo. Tarantino riesce a rendere mainstream generi e sottogeneri, che possono risultare anche di nicchia, come pochi al mondo. Django Unchained ne è l’ennesima riprova dopo il capolavoro di Bastardi senza gloria. Da molti definito il suo ‘spaghetti western’, in realtà, la pellicola è molto di più è anche un film fortemente politico, di denuncia, su come le persone di colore venivano trattate a metà dell’ottocento negli Stati Uniti da arroganti, violenti, ignoranti, beceri, spietati, inumani, ricchi: bianchi.

Django è uno schiavo. Fino a quando non incontra sulla sua strada il Dr. King Schultz, finto dentista, in realtà cacciatore di taglie, che lo rende un uomo libero e gli insegna il mestiere. L’accordo tra i due prevede che Django aiuti Schultz a trovare e uccidere i fratelli Brittle, in cambio il bounty hunter s’impegnerà a liberare la moglie di Django, Broomhilda che lavora per il terrificante latifondista Calvin Candie. E da qui si parte all’avventura…

4 gennaio 2013 è il giorno di Quentin Tarantino a Roma. E’ arrivato per presentare Django Unchained, insieme a Samuel L. Jackson, Christoph Waltz, Kerry Washington, Jamie Foxx, Franco Nero – che fa un significativo cameo in onore del Django di Sergio Corbucci – manca solo Leonardo DiCaprio, impegnato su un set. Inutile dirvi che è molto difficile fare una classifica tra chi di questi attori sia il più bravo, qui il talento sconfina ovunque… a livello interpretativo, di scrittura, di regia, la genialità è altissima. Nonostante il tema sia tutt’altro che divertente, nel film ci sono momenti esilaranti, mescolati a violenza, romanticismo e profondissimo senso dell’amicizia. Il rapporto tra Django (Foxx) e Schultz (Waltz) è emozionante, ai livelli di quella fratellanza maschile che si crea in un altro capolavoro assoluto come Un dollaro d’onore di Hawks. Questi sono attori che non recitano diventano quello che devono essere, tanto che Tarantino ha affermato: “Leonardo DiCaprio è talmente convincente come Calvin Candie, che è l’unico cattivo dei miei film che non riesco ad amare nemmeno io”. Waltz non ne parliamo, vince su tutti a mani basse.

Uno ‘scatenato’ Tarantino afferma per prima cosa che: “Ho sempre amato il genere western americano, italiano, orientale, certo con una predilezione per gli ‘spaghetti western’ che in America chiamano ‘macaroni western’. Django Unchained è stilisticamente diretto sulla linea di questo genere ma è veramente un film stratificato perché c’è una fortissima denuncia verso il razzismo, che non è stato per niente sconfitto nemmeno oggi, oltre ad un aspetto che mi ha sempre affascinato del genere western, ovvero, il rapporto: mentore e figliol prodigo. E nel mio film è il personaggio di Christoph Waltz che insegna al giovane e arrabbiato Django il mestiere di cacciatore di taglie ma, dietro a questo input, c’è un rapporto che cresce piano piano passando dalla diffidenza, alla fiducia, quindi all’amicizia e che diventa qualcosa di veramente carnale, viscerale: il cuore della storia. Anche se tutto ciò non fa mai perdere di vista ai due la loro missione finale, lo scopo per il quale si sono conosciuti e al quale devono arrivare. Django l’ho scritto e fatto diventare una vera icona, un eroe, calandolo nel momento in cui i neri non avevano alcun diritto. Ma ogni eroe deve essere in grado di uccidere i suoi draghi e Django saprà uccidere i razzisti”.

“Lo stile degli spaghetti western che qui ho ripreso è surreale. I grandi registi di questo genere componevano film come se fossero opere liriche, dove ogni personaggio ha un suo ruolo, una sua partitura che deve arrivare ad una compattezza finale irreprensibile, dove tutto torna. Insomma ho preso il cappello di Franco Nero e l’ho messo in testa a Jamie Foxx”.

In Django Unchained c’è una scena dove Schultz racconta il mito di Sigfrigo dall’opera di Wagner a Django visto che la moglie si chiama Broomhilda, nome di origine tedesco, come metafora di quello che devono fare per riconquistarla. Come è nata l’idea di inserire una leggenda nordica in una storia ambientata negli Stati Uniti due anni prima della Guerra Civile Americana, alla fine del 1850… “Quando inizio a scrivere una sceneggiatura – dice Tarantino – penso subito ai personaggi ma non ho tutte le risposte per loro, voglio lasciare che alcune idee fluttuino nell’aria perché so che quando sarà il momento si rimetteranno - come in un puzzle - al posto giusto. La storia di Sigfrido è merito di Christoph Waltz che mi ha portato a vedere un’opera di Wagner e me ne ha raccontate altre, talmente bene, che sognavo ad occhi aperti. Tanto che ho pensato di inserire quella scena in cui Schultz parla, intorno ad un fuoco tra le montagne innevate, a Django di questa grande storia d’amore wagneriana. E ho trovato subito che c’era una simmetria, una similitudine, tra la leggenda nordica e la storia del west”.

Per quanto riguarda come si lavora con Quentin Tarantino, il pacato, geniale, e incantevole Mister Christoph Waltz ci dice: “Le sceneggiature di Quentin a mio avviso sono opere letterarie come quando leggo un racconto di Anton Cechov o di Shakespeare. La lingua è importantissima, gli accenti, chiaramente i dialoghi, come ti devi muovere, vestire, agire… tutto è già lì, nero su bianco. Perché io dovrei interferire con tutto ciò? Per questo non amo improvvisare, tantomeno quando lavoro con Quentin. Io so già tutto del mio personaggio, passato, presente e futuro e questo vale per tutti i ruoli. L’unica cosa che dobbiamo fare è dare il massimo, fare del nostro meglio, per diventare quello che abbiamo responsabilmente scelto di essere”.

Sono tutti d’accordo con Waltz per quanto riguarda il rapportarsi con Tarantino da Foxx, alla Washington, Jackson (ormai al quinto film con il regista) a Franco Nero che aggiunge: “Per me Quentin è uno dei pochi autori, che si possano davvero chiamare tali, che ci sono attualmente nel mondo del cinema. Lui scherza, ride, è molto spiritoso ma è un perfezionista incredibile, sa perfettamente quello che vuole e la scena la rifai fino a quando lui non la ritiene la migliore. E’ stato un onore per me, una vacanza con persone di talento infinito e che stimo moltissimo, e poi che soddisfazione quando io chiedo a Django come si chiama e lui mi dice: “D J A N G O, la D è muta” e io rispondo “I Know”, “Lo so!”.

Prima di terminare ci teniamo a riportarvi una significativa frase di Kerry Washington. Quando chiedono a Tarantino cosa ne pensa del razzismo oggigiorno negli Stati Uniti. La bella ed educata Kerry, chiede pardon e afferma: “Non direi che il problema del razzismo è americano. Pensate a quello che è successo qui, l’altro giorno, con la partita del Milan”. Touché!

Anche Foxx liquida le polemiche di Spike Lee portando il film come prova del talento di Tarantino e di tutti quelli che ci hanno lavorato. E’ l’opera che parla da sola, tutto il resto sono chiacchiere… senza distintivo.

Django Unchained arriverà nei cinema italiani il 17 gennaio 2013, distribuito dalla Warner Bros., in 500 copie. Questa sera, 4 gennaio, presso il Cinema Adriano di Piazza Cavour a Roma, Anteprima Europea del film alla presenza del cast e con Ennio Morricone che consegnerà a Quentin Tarantino un Premio alla Carriera voluto dal Festival Internazionale del Film di Roma, in particolare, nella figura di Marco Müller.

Welcome back Quentin!

Ps: se avete la possibilità vedete Django Unchained in originale… il motivo è facile da capire ma voi fate finta che siamo stati ‘muti’.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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