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Dietro le quinte di Una Notte al Museo - Il Segreto del Faraone

Attualità, Personaggi

27/01/2015

Il 28 Gennaio la 20th Century Fox porta nelle sale italiane il divertente terzo capitolo di un franchise unico, Notte al Museo 3 - Il Segreto del Faraone. Diretto da Shawn Levy il film ritrova parte del cast originale con Ben Stiller, Owen Wilson, Dan Stevens e una delle ultime apparizioni di Robin Williams. Larry Daley, guardiano del mitico museo di storia naturale di New York, attraversa tutto il globo, riunendo beniamini del pubblico e nuovi personaggi, imbarcandosi in un’epica missione per salvare la magia prima che scompaia per sempre. Immaginate di passeggiare nei più magnifici musei del pianeta, dove le meraviglie e la storia del mondo prendono vita. E’ questo il punto di partenza dei film di Notte al museo, che hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo e hanno incassato più di un miliardo di dollari. Il terzo capitolo porta ora tutti i suoi amatissimi personaggi in giro per il mondo, in una nuova nuova e più grande avventura. Come si racconta il regista in questa featurette:

Fin dal primo capitolo, i film di Una Notte al Museo sono sempre ricchi di effetti speciali, costumi sfarzosi e verosimili e creature ricreate con tecniche digitali di alto livello. La squadra degli effetti speciali di questo ultimo film, guidata da Erik Nash, si è data molto da fare, soprattutto per la forte componente magica della storia. Una delle scene più strabilianti si svolge, per esempio, dentro la litografia “Relativa” dell’artista olandese M.C, Escher ed è stata girata in gran parte con la macchina da presa, coinvolgendo molte tecniche diverse e un gruppo di cineasti esperti. Per questo Martin Whist, production designer, ha costruito un modello tridimensionale che mappa la geometria e l’architettura dell’incisione e il team di pre-visualizzazione ha animato una prima versione approssimativa di come sarebbe potuta venire la scena nel film. “Ogni immagine aveva strati multipli e molteplici piani di gravità, e le inquadrature erano sessanta - ricorda Levy. Sessanta inquadrature per tre livelli: un sacco di elementi andavano fermati e catturati individualmente per combinarli in qualcosa di fluido e unificato. La sequenza richiedeva una quantità incredibile di tempo, concentrazione e dedizione, ma credo che i risultati saranno all’altezza di tutto quell’impegno e credo che il pubblico si farà un giro che non somiglia a  nessun altro mai provato”.

Nel film i personaggi viaggiano e si spostano molto, ma, oltre ad alcuni angoli di Londra e New York, gran parte delle location erano dei set enormi costruiti all’interno degli studi di Vancouver, in Columbia Britannica. Rispetto ai due film precedenti, molte scene sono state girate all’interno di musei veri, come il British Museum. “Abbiamo portato i nostri personaggi dentro il British Museum perché più irreali sono le circostanze, più è importante che la maggior parte possibile del film sia radicato nella realtà. Questo significa girare con persone vere che fanno cose vere in posti veri, con l’interpretazione che si mantiene naturalistica e reattiva in un modo che appaia realistico” ha spiegato il regista. Una squadra numerosa di scultori e pittori hanno lavorato sulla tomba di Ahkmenrah, mentre molte delle statue giganti sono state realizzare in gommapiuma, e i geroglifici sui pilastri e sui muri sono incisi nello styrofoan. Inoltre la troupe ha girato anche alcune scene nel mezzo del deserto, ricostruendo uno scavo archeologico degli anni ’30. Un grande lavoro per un film di intrattenimento, divertente, innovativo e coinvolgente per tutti, che porta sullo schermo un gruppo di star comiche imperdibili e una storia che insegna la storia con il sorriso. 

Scritto da Letizia Rogolino
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