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Dietro le quinte del nuovo Robocop

Attualità, Featurette

04/02/2014

Ricordate il cult Robocop del 1987 diretto da Paul Verhoeven? Ormai sappiamo che Hollywood ha il debole per i remake, ma la nuova moda che ormai ha preso piede sembra essere quella del reboot, ovvero reinventare un soggetto celebre del passato cinematografico e dargli nuova vita. Così, il prossimo 6 febbraio 2014 arriva nelle sale italiane il Robocop rivisitato e corretto del regista Josè Padilha, per la sceneggiatura di Joshua Zetumer e distribuito dalla Warner Bros Entertainment Italia. Il ruolo che ha lanciato Peter Weller, è interpreato dal giovane Joel Kinnaman che, marito e padre affettuoso, è anche un poliziotto che cerca di combattere in ogni modo la criminalità di Detroit, fino al giorno in cui viene ferito gravemente e la OmiCorp decide di cogliere l’occasione per creare una sorta di super poliziotto, per metà umano e per metà robot. 

Sfidare un vecchio successo cinematografico è sempre un’impresa coraggiosa, ma Padilha e il suo team sembrano avercela messa tutta, a giudicare da questi filmati realizzati direttamente sul set del film, che mostrano scena dopo scena, gli interessanti trucchi del mestiere e le varie fasi del progetto che piano piano prende forma, tra un effetto speciale e una risata tra i membri del cast. Oltre Joel Kinnaman, il cast  include Samuel L. Jackson, Gary Oldman, Michael Keaton ed Abbie Cornish e al centro del film c’è sempre questa curiosa fusione tra il robot e l’uomo, come nel precedente antenato degli anni ’80.

Durante un meeting alla MGM, per parlare del prossimo film che avrei diretto, ho visto, sulla parete, un poster del primo RoboCop, e ho esclamato, ‘Ecco il film che vorrei fare!’ È bellissimo, un’icona, un classico. E loro hanno replicato: ‘Ok, facciamolo’. È stata una coincidenza fortunata: uno studio provvisto del materiale adatto, con un dirigente che era un fan del film, ed un poster al momento giusto” ha dichiarato il regista. La ricchezza del primo Robocop era questa affascinante coesistenza del lato umano ed emotivo di Alex Murphy e il lato tecnologico della sua corazza artificiale e del mondo che lo circondava, visto che l'ambientazione nel futuro 2028. Sembra che la nuova troupe abbia voluto mantenere lo stesso schema, ma ovviamente le capacità del cinema di oggi sono molto più specifiche e perfezionate rispetto alla tecnologia del primo film. Per esempio il costume di Robocop che, in questo film, vanta due modelli, il primo che vuole essere un omaggio all’originale, e il secondo invece più squadrato e meno agile che, come afferma Whist “vuole mostrare l’evoluzione da un Robocop all’altro”. 

Nel film originale la produzione ha utilizzato l’animazione in stop motion per creare i modelli di robot ED-209, mentre nel nuovo film di questo se ne occupa il reparto degli effetti visivi, rendendo il lavoro del regista fluido e attivo, senza rallentamenti. In questi tre video davvero interessanti, ma anche divertenti da guardare, sono svelati i momenti più importanti della lavorazione del nuovo Robocop, passando dalla creazione dei modelli di robot come EM-208 e lo stesso Robocop, fino alla tecnica di grafica utilizzata e il lavoro degli attori e degli stuntmen che hanno realizzato combattimenti, inseguimenti e sparatorie estremamente realistici e mozzafiato. Ma la maggior parte di voi si starà chiedendo come è stato realizzato Robocop, e per rispondere a questa domanda vi riporto la dichiarazione del supervisore agli effetti visivi James E. Price. “Abbiamo iniziato con un attore in costume, nella fattispecie Joel o uno stuntman. Poi abbiamo sostituito alcune parti del costume, conservando solo la testa e il volto di Joel e sostituendo il resto del corpo, per creare un movimento complesso. E se RoboCop doveva completare un’azione che un umano non potrebbe compiere, come ad esempio muoversi in modo estremamente veloce o saltare molto lontano, usavamo una versione completamente digitale di RoboCop. Quando abbiamo animato RoboCop in questo tipo di situazioni, ci siamo basati sul movimento naturale di Joel, aggiungendo una maggiore dosa di forza, di manovrabilità e flessibiltà che solo un robot può possedere”. Oltre al protagonista, il secondo passaggio fondamentale è stata la scenografia, con la sfida di rendere Detroit una città dall’aspetto futuristico, partendo dallo skyline e dalle strade, che tuttavia non sono eccessivamente diverse da oggi, poiché il regista ha voluto trasmettere solo un’evoluzione temporale in un futuro prossimo, che ha portato qualche cambiamento ma non ha stravolto il nostro mondo come lo conosciamo.

Scritto da Letizia Rogolino
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