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Die Hard 4, Il ritorno di John McClane - intervista con Bruce Willis

15/09/2008
Si conclude con una stretta di mano generale la conferenza stampa di Bruce Willis a Roma per presentare Die Hard – Vivere o Morire quarto film della serie iniziata nel 1988 con il titolo italiano di Trappola di Cristallo.
Arrivato leggermente in ritardo, Bruce Willis, alla fine dell’incontro romano per lanciare il film, ha stretto la mano a tutti i giornalisti presenti nella Sala Torlonia dell’elegantissimo Hotel de Russie di Roma. “Odio non essere puntuale.” Ha spiegato l’attore “Anche se non è stata colpa mia, perché aspettavo un abito che mi era necessario per questo incontro, non potevo non ringraziare tutti quanti dell’attesa.”
Il personaggio di John McClane è quello che l’ha reso famoso presso il grande pubblico. Cosa significa tornare ad interpretarlo una quarta volta dopo vent’anni?
Per me John McClane ha sempre rappresentato chi ero all’epoca e da dove venivo. Erano alcuni anni che facevo televisione con un certo successo e Die Hard ha letteralmente cambiato la mia vita e la mia carriera. Molti a Hollywood rimasero sorpresi che questa opportunità tanto importante fosse offerta a me che, in pratica, ero quasi uno sconosciuto. Avevo poco più di trent’anni quando sono stato lanciato in una megaproduzione così rilevante.
Parliamo di McClane…
E’ un personaggio che ho amato subito per il suo senso dell’onore e la sua volontà di strenua difesa degli innocenti. E’ del New Jersey come me e in tantissime cose ho potuto riconoscermi immediatamente. Sono nato in Germania, ma ho trascorso quasi tutta la mia gioventù nel Sud di questo stato e così sento di avere molte cose in comune con lui. Oggi dopo tanti anni è praticamente indistruttibile: è sopravvissuto a tutto o quasi…

Quanto è cambiato nel corso degli anni?
Non credo che sia cambiato tanto. E’ cresciuto, è invecchiato, ma non è diverso da come era vent’anni fa. E’ un po’ più lento: non è veloce come una volta, è un po’ più nervoso e certo è facilmente irritabile, ha qualche frustrazione in più, ma è sempre lui. Credo che se uno vedesse i quattro film tutti di fila si accorgerebbe di come ci sia un’evoluzione da una storia all’altra e di come McClane resti sempre se stesso. McClane è invecchiato con me.

Tornare in questo ruolo che cosa ha significato per lei dal punto di vista della preparazione?
Tutti i film di Die Hard richiedono un grande sforzo fisico che, oggi, a cinquantadue anni sento come molto più forte rispetto al passato. Soprattutto in una lavorazione veloce come questa il rischio di potersi fare male è molto elevato: personalmente ho cercato di evitare il peggio anche se un paio di incidenti sul set ci sono stati comunque. Del resto è inevitabile: quando hai la mia età ‘rimbalzi’ molto più lentamente di una volta. Va anche detto, però, che io rappresento il punto di contatto in comune tra tutti i capitoli della saga e la mia responsabilità personale era proprio quella di garantire la continuità di questa evoluzione. Soprattutto nell’ottica di una serie che per prima ha affrontato un certo modo di raccontare il dolore in maniera più realistica di altre.

Cosa significa per lei interpretare Blockbuster come questo?

Sono degli ottovolanti spettacolari che servono ad intrattenere, sorprendere e divertire il pubblico. Si tratta soprattutto di entertainment dove il realismo lascia spazio sicuramente alla sorpresa. Elementi che il pubblico si attende e che sono parte integrale della mitologia di Die Hard.
Lei, però, come attore è alla ricerca di altro…
Già faccio altri tipi di film: ho cinquantadue anni e interpreto spesso ruoli più maturi in produzione diverse. Questo è il caso per esempio di Pinkville di Oliver Stone che girerò a dicembre e racconterà il massacro di Mi-Lai avvenuto nel 1968. Non amo tutti i film di Oliver, ma questo mi interessava perché è incentrato sui fatti, più che su delle congetture: soprattutto per quello che riguarda l’indegno gioco del Dipartimento di Stato per coprire il reale andamento dei fatti. Una storia che tutti, in particolare i ragazzi, dovrebbero conoscere. Lo stesso dicasi per Against all enemies con Robert Redford dove si mostra cosa accade all’interno della Casa Bianca dopo l’11 settembre. Film e storie decisamente più maturi e adatti a me anche se mi piace ancora divertirmi e strappare qualche risata agli spettatori. Il mio lavoro di attore sta – comunque – tutto nel cercare sempre diversità e varietà.

A proposito di Casa Bianca cosa pensa di Baback Obama e Hillary Clinton?

Non amo la politica e l’unica cosa che mi interessa è che qualcuno ponga fine al terrorismo una volta e per tutte. Mi limito ad osservare che quando ero ragazzo si diceva che non ci sarebbe mai stato un Presidente afroamericano o un Presidente donna. La possibilità che questi due candidati vengano eletti è la dimostrazione di come, fortunatamente, il mondo possa sempre cambiare.

Scritto da ADMIN
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