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Diario veneziano tra cigni e contestazioni

Attualità

02/09/2010

Mentre Black Swan divide la critica italiana, la evanescente critica italiana che sembra aspettare Venezia per sparare su tutto ciò che si muove, approfittando della fuggevole onnipotenza, mentre la stampa americana lo esalta, iscrivendo la Portman tra le possibile candidate all'Oscar, e Machete invece accontenta tutti, sdoganando il pulp tex-mex, il Presidente della Giuria Quentin Tarantino, dopo aver fatto dichiarazioni di ogni tipo si rifiuta di dire qualcosa a proposito di Jafar Panahi. "Non voglio fare dichiarazioni di natura politica" ha detto Tarantino, dimenticandosi che Panahi è un regista che partecipa al festival con un suo film. Il regista iraniano ha mandato al festival un suo corto The Accordion, storia di due musicisti che si vedono sequestrare la fisarmonica, accompagnandolo con questo messaggio: "Nonostante sia stato rilasciato non sono ancora libero di viaggiare fuori dal mio Paese. Forse sarò rinchiuso in una piccola cella ma continuo a vagare in un carcere molto più grande". Comunque la giornata di ieri verrà ricordata negli annali della Mostra, non tanto per Simona Ventura che ha sfilato sul red carpet di apertura, ma per la partecipazione del Capo dello Stato (che ha evitato il red carpet), ma che è stato accolto in Sala Grande da una standing ovation. Accoglienza meno entusiastica per il potentissimo sottosegretario Gianni Letta e il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione, fischiati dai soliti 'comunisti' sull'affollato red carpet.

Oggi sbarcano altri tre film in concorso: il politico Miral di Julian Schnabel, prodotto da Tarak Ben Ammar, che parla di convivenza tra israeliani e palestinesi, il funereo Norwegian Wood del giapponese Tran Anh Hung e due scomodi film italiani: in concorso La pecora nera dell'esordiente Ascanio Celestini, già celebre per essere stato preferito a Pupi Avati, e alle Giornate degli Autori L'amore buio di Antonio Capuano, una storia molto scabrosa di un amore tra adolescenti nato in seguito ad uno stupro.

 

Scritto da Piero Cinelli
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