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Di Mamma ce n’è una sola, in questo caso due, ma I Ragazzi Stanno Bene!

Attualità, Interviste

02/11/2010

The Kids Are All Right, che uscirà per Lucky Red il 4 marzo, con il titolo italiano I ragazzi stanno bene è la storia di una famiglia un po' particolare. Ma non perché è composta da due mamme e due figli, ma perché i rapporti fra di loro sono sereni, amorevoli, in quel nucleo regna il rispetto, la civiltà, il tenere in considerazione i bisogni e i doveri di ognuno di loro. Dato che ultimamente la famiglia è spesso al centro di fatti di violenza vedere un film del genere non può che rasserenare gli animi. Negli Stati Uniti e, in particolare nelle grandi metropoli, è molto normale trovare famiglie omosessuali che hanno adottato o avuto figli tramite l’inseminazione artificiale. Peccato che in Italia non lo si possa fare. E non solo per i gay ma anche per le coppie non sposate.

Nic e Jules (Annette Bening e Julianne Moore) sono sposate e vivono in una accogliente casetta fuori città nella California del Sud insieme ai loro due figli adolescenti, Joni e Laser (Mia Wasikowska - l'Alice di Burton e Josh Hutcherson). Nic e Jules o, come vengono soprannominate al plurale da Joni, Moms, hanno fatto nascere, hanno cresciuto i loro figli e sono riuscite a creare una vera famiglia composta da quattro persone. Ma quando Joni si prepara ad andarsene per frequentare il college, il fratello quindicenne Laser la convince a fargli un grande favore. Vuole che Joni, ora diciottenne, lo aiuti a rintracciare il loro padre biologico. I due adolescenti sono stati concepiti, infatti, grazie all'inseminazione artificiale. E così, nascondendolo alle loro madri, si mettono alla ricerca di loro padre e scoprono che è un bellissimo uomo, molto cool, che gestisce un ristorante piuttosto alternativo con annesso orto per avere solo prodotti biologici. Paul (Mark Ruffalo) è inizialmente spaventato da questa scoperta, ma con il passare del tempo l’idea di avere due figli, e così in gamba, lo rende euforico. I kid sono belli, intelligenti e provano un profondo affetto per lui. Ma quando la presenza maschile si inserirà nel quadretto famigliare nulla sarà più come prima... e le cose inizieranno a precipitare per poi risalire grazie all'amore che li unisce.

Julianne Moore entra in una gremita Sala Petrassi dell’Auditorium e la illumina. E’ bellissima nella sua folta e fulva chioma, con una leggera camicia rosso fuoco, la gonna marrone strettissima e sandali neri dai tacchi vertiginosi. Elegantissima. Quando poi inizia a parlare tutti si innamorano di lei perché il suo fascino non proviene solo dalla sua bellezza, chiaramente, ma dalla sua intelligenza, serenità, disponibilità e ironia. Questa sera dalle mani del Regista Paolo Sorrentino riceverà il Marco Aurelio Acting Award che il Festival di Roma le ha voluto conferire. Intanto incontra la stampa per The Kids Are All Right, pellicola alla quale tiene moltissimo, passata al Festival di Berlino di quest'anno e uscito con grande successo negli Usa quest'estate.

"Una delle ragioni per le quali mi sono sentita attratta da questa sceneggiatura - afferma l'attrice - è che descrive come ci si sente in un rapporto che dura da molti anni e nel quale ci sono dei figli. Annette e io siamo entrambe sposate da molto tempo, abbiamo dei figli, e sappiamo cosa significhi essere genitori. Un figlio che se ne va di casa, qualsiasi sia il motivo, rappresenta sempre una grande transizione per tutti. Penso che il film funzioni molto bene perché tocca delle tematiche universali nella quali tutti ci possiamo ritrovare".

“Negli Stati Uniti è normale che ci siano famiglie omosessuali che hanno dei figli, i miei figli vanno a scuola a New York e ci sono tantissime famiglie gay che hanno adottato o fatto l'inseminazione artificiale. Tra l’altro – continua l’attrice – un recente studio portato avanti da un gruppo di sociologi ha appurato che i bambini provenienti da queste famiglie sono in maggior parte estremamente educati, sereni e perfettamente inseriti nella società. Io ne conosco molte di queste famiglie e dalla mia esperienza non posso che dire che ho trovato persone veramente straordinarie. Anche perché quello di cui i figli hanno bisogno è solo di due genitori che gli vogliono molto bene”.

"Il personaggio di Jules è particolarmente interessante perché è quella nella coppia che è sempre stata più a casa a prendersi cura dei figli quindi per lei la partenza della figlia è un trauma. Allo stesso tempo avendo fatto la mamma ha sempre fatto dei lavoretti ma non ha una professione specifica, ha delle passioni. Volevo che nella mia interpretazione di Jules emergesse questa cosa: la sua condizione è quella di qualcuno che non sa se sta andando avanti o indietro, si sente bloccata. Tutto questo ricadrà sul rapporto con Nic dato che devono affrontare il problema insieme. Mi piaceva molto l'idea di questa donna che si trovava in un periodo così amorfo della sua vita e mi è sembrata una sfida irresistibile dal punto di vista della recitazione".

“Il film – continua Julianne Moore – è parzialmente la storia della regista, di Lisa Cholodenko dato che lei e la sua compagna stavano pensando, mentre realizzavamo il film, di avere dei figli. Ma la particolarità di questa pellicola, per me, è che quella che si racconta è una famiglia assolutamente normale e che ti dimentichi subito che i genitori sono due donne e non un uomo e una donna. La vicenda è incentrata su come cresce, si evolve e a volte si involve il rapporto tra loro due con il passare del tempo. E questo è un argomento che riguarda molte persone direi... I loro successi, i loro fallimenti e soprattutto l’incredibile lavoro quotidiano, l’attenzione continua che serve nel crescere dei figli. Perché non è solo chi ti mette al mondo il tuo genitore ma colui che si prende cura di te e che ti accompagna nella vita. Questo è il vero lavoro duro e appagante che spetta ad un padre e ad una madre, a due padri o a due madri”.

“Ho capito che la mia carriera avrebbe avuto una svolta – afferma la Moore  - quando avevo 32 anni. Prima avevo fatto molta televisione e non pensavo assolutamente che sarei mai arrivata al cinema. Poi sono arrivati film come America Oggi, Vania sulla 42° strada e Il Grande Lebowski e da lì tutto è cambiato, è iniziata una carriera nel mondo del cinema anche per me”.

Una giornalista di Repubblica chiede a Julianne Moore di commentare la frase di questa mattina di Silvio Berlusconi: "E' meglio essere appassionati di belle ragazze che gay". “Penso – dice Julianne Moore – che sia una affermazione idiota e arcaica. Ognuno deve essere libero di essere quello che è. Lo trovo un commento stupidissimo”.

“Io sono una donna molto fortunata – conclude la Moore - perché ho l'amore e il lavoro e non dò mai per scontata la mia situazione. Tutti siamo alla ricerca di affetto, amore, stabilità. Non tutti lo troviamo. Credo sia fondamentale che gli esseri umani non vengano inseriti in categorie, a seconda delle tendenze sessuali, della razza, dell’appartenenza politica o non so che... Penso che dobbiamo essere visti e percepiti per gli esseri umani che siamo, questo fa la differenza, le nostre azioni, i nostri pensieri, come ci comportiamo con gli altri, cosa portiamo di buono nel Mondo in cui viviamo”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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