questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Departures: Six Feet Under in stile giapponese

Anteprime, Attualità

25/03/2010

Uscirà dopo Pasqua, Departures il film giapponese vincitore dell’Oscar per il miglior titolo straniero, tristemente noto in Italia, ovviamente suo malgrado, per avere idealmente ottenuto quel riconoscimento che tutti si attendevano sarebbe andato, invece, a Gomorra di Matteo Garrone.

Diretto da Yôjirô Takita il film racconta la storia di un violoncellista che, all’indomani dello scioglimento dell’orchestra di cui fa parte, decide di lasciare Tokyo con la moglie e di tornare nella casa della madre morta due anni prima, per stabilirsi di nuovo nella prefettura di Yamagata alle pendici del Monte Fuji, una zona nota per le terme.

Lì trova lavoro in un’agenzia che crede aiuti la gente a ‘partire’. Mentre in un primo tempo pensava trattarsi di un tour operator, in realtà, l’uomo scopre che un refuso aveva trasformato in ‘partenze’, l’originale ‘dipartite’.

Il suo datore di lavoro che lo pagherebbe in cambio una cifra notevole, gli chiede di aiutarlo a curare l’aspetto dei morti e a prepararli prima che vengano deposti nella bara da amici e parenti.

Un lavoro considerato inspiegabilmente con un certo disprezzo in Giappone e che presenta, comunque, molti inconvenienti, a partire dalle occasionali intemperanze dei famigliari dei defunti. Nonostante mantenga il segreto con la moglie e non sia del tutto convinto di quello che fa, il protagonista interpretato dalla Star nipponica Masahiro Motoki, avverte un grande senso di pace nel fare quel lavoro e, lentamente, riesce a guardare sotto una luce diversa il proprio passato e il suo rapporto con il padre che l’aveva abbandonato all’età di sei anni.

Per quanto interessante, questo film fortemente radicato nella cultura giapponese è pieno di quelle che, ogni tanto, agli spettatori occidentali possono apparire come grossolane ingenuità. Departures, però, resta un film interessante, espressione di una sensibilità cinematografica diversa dalla nostra, il cui tessuto poetico e visivo conquista lo spettatore per la sua liricità, insolitamente ‘temperata’ da momenti che richiamano alla mente situazioni tipiche dei Manga o della comicità un po’ greve di Takeshi’s Castle.

Una pellicola insolita cui guardare con curiosità e fascino per il suo essere, in un certo senso, una versione giapponese e assai condensata di Six Feet Under.

 

Scritto da Marco Spagnoli
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA